Le cicogne scelgono Brindisi per svernare: appollaiate sui tralicci

Le cicogne, nell’immaginario collettivo, sono uccelli quasi mitologici e di valenza altamente simbolica e, nelle leggende che si sono tramandate fin dalla notte dei tempi, quest’uccello è stato sempre visto come un animale benefico e fautore di buona sorte: una cicogna che vola sopra una casa è un auspicio di nascita imminente, mentre una coppia di cicogne che si posa su un tetto promette buona fortuna ai suoi abitanti ed una città su cui si fermano a nidificare delle cicogne è considerata come protetta dal cielo.
È noto, inoltre, che nei paesi occidentali si usava raccontare ai bambini, che chiedevano notizie riguardo la loro nascita ed il loro concepimento, che erano stati portati dalla cicogna, il che è sempre meglio che essere cresciuti sotto un cavolo, come pure si raccontava dalle nostre parti, seguendo tradizioni decisamente più contadine.
Nel cristianesimo, la cicogna simboleggia la purezza, la castità, la prudenza e la vigilanza e la sua fedeltà e la cura per i figli sono altri valori positivi a lei associati.

Da quel che comunemente si sa, questi grandi uccelli migratori nei mesi caldi vivono in Europa Centrale e nei paesi balcanici, per trasferirsi nei mesi freddi in Nord Africa, per cui, almeno apparentemente, Brindisi è assai al di fuori del loro consueto areale.
Per questo, quando la biologa Paola Pino d’Astore, da anni responsabile del Centro Fauna Selvatica della Provincia di Brindisi, mi ha proposto di andare a dare un’occhiata ad un gruppetto di cicogne che stanno svernando nel Brindisino, non ci ho pensato due volte ed ho accettato la sua proposta, accettando anche tutte le condizioni che mi ha dettato, fra cui quella di non rivelarne l’esatto punto in cui vivono per evitare che malintenzionati o altri soggetti non particolarmente rispettosi delle esigenze degli animali in libertà, potessero costituire un elemento di disturbo per questi splendidi e maestosi uccelli.

Armati di binocolo e macchina fotografica, ci siamo recati sul posto dove già da qualche settimana si era notata la gradita presenza e, infatti, su un altissimo traliccio dell’alta tensione, a margine di un campo coltivato, si notava, sia pur da lontano, la loro caratteristica forma.
Neanche il tempo di scendere dall’auto, per avvicinarci alle cicogne a piedi ed in religioso silenzio, che si materializza, quasi dal nulla, a bordo di una piccola utilitaria, un signore che, con fare spiccio, chiede il perché delle fotografie al suo campo; una volta spiegato che eravamo andati lì non per fotografare il suo bel campo, bensì le cicogne appollaiate sul lontano traliccio, anziché recedere dal suo tono, affermava con ancor maggiore convinzione che anche le cicogne erano sue, per cui non potevamo fotografarle….
Indeciso se cercare di spiegare a questo signore che gli animali selvatici fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato e, per di più, essendo le cicogne specie protetta, questi animali non potevano essere proprietà privata di chicchessia oppure cercare qualche più semplice stratagemma per tranquillizzarlo, con un ampio sorriso gli facevo i complimenti per la bellezza delle sue cicogne e, salutatolo con ampi cenni, risalivamo in macchina per allontanarci, lasciandolo quasi deluso per non aver attaccato briga.

Fatto un ampio giro per avvicinarci dal lato opposto, percorrendo dei sentieri sgangherati ed arrecando, con reciproco imbarazzo, anche involontario fastidio ad un paio di coppiette che si erano appartate nel sottobosco in cerca di intimità, riuscivamo a sbucare ancor più vicini al traliccio dell’alta tensione che ospita un ampio nido, tanto da poter immortalare in un paio di scatti, sia pure con lo zoom, ben tre cicogne che erano appollaiate lì in cima, prima che dispiegassero, quasi all’unisono, le loro grandi ali per allontanarsi.
Grazie alla conoscenza dei luoghi ed al suo potente binocolo, la dott.ssa Pino d’Astore riusciva ad intuire la loro probabile destinazione per cui, risaliti sull’auto e percorrendo un altro paio di chilometri su sentieri di campagna ignoti ai più, riuscivamo a “beccarle” nuovamente su un terreno dissodato di fresco, dove probabilmente, si recavano abitualmente per cibarsi di grossi vermi o piccoli rettili di cui si nutrono abitualmente. Solo il tempo di un altro paio di scatti e l’allegro gruppetto si involava nuovamente, nella speranza di essere lasciati in pace dal fastidioso paparazzo, cosa che avveniva puntualmente perché è meglio non arrecare immotivato fastidio agli animali selvatici e limitare il più possibile il contatto con l’uomo.

Ci allontaniamo soddisfatti, togliendo il disturbo, sempre più convinti che il territorio di Brindisi è ricco di sorprese faunistiche più di qualsiasi altro luogo in Puglia, spesso in luoghi insospettabili perché è una terra benedetta da Dio, protesa come è verso il sorgere del sole.
Proprio alla biologa Paola Pino d’Astore, che ci ha gentilmente accompagnato in questo breve ma fruttuoso “safari fotografico”, chiediamo qualche notizia in più su ciò che riguarda questa specie ornitica.
Paola, da esperta in gestione della fauna selvatica, cosa ci può dire della Cicogna bianca?
“La Cicogna bianca è nota a tutti per le sue grandi dimensioni (fino a 115 cm di altezza e fino a 218 cm di apertura alare) ed è facilmente riconosciuta per il colore del piumaggio, il tipo di volo pacatamente ampio e planato, le abitudini gregarie e le belle parate nuziali con i movimenti rituali del collo e del lungo becco rosso.
E’ una specie migratrice a lungo raggio, diffusa e nidificante in Eurasia e Africa settentrionale, protetta per la sua vulnerabilità dalle Convenzioni Internazionali (Berna, 1982; Bonn, 1983) e dalla Direttiva Uccelli (79/409/CEE); sverna in Africa, a sud del Sahara.
In Italia migra regolarmente tra metà luglio-ottobre e fine febbraio-maggio (passaggio al Bosforo e Gibilterra a fine agosto), in gruppi formati anche da decine di individui ed a seguito di progetti di reintroduzione attuati con successo, a partire dalla fine degli anni ’80, la Cicogna bianca ha ripreso a nidificare nel nord Italia e dal 2002 anche in Puglia, nella zona umida Lago Salso (Parco Nazionale del Gargano, Foggia).
Frequenta vari ambienti aperti come prati umidi, zone paludose, incolti erbosi, coltivi e centri urbani. Si nutre di piccoli mammiferi e serpenti, pesci, anfibi come le rane, insetti, vermi e molluschi, uova e nidiacei di altri uccelli”.
E’normale che la cicogna sia presente nel Brindisino?
“Per tipologia di habitat e di risorsa alimentare, non è insolito osservare questa specie nel territorio provinciale di Brindisi, tanto che negli ultimi venti anni le osservazioni di Cicogna bianca nel Brindisino sono state regolari, soprattutto durante la migrazione primaverile con gruppi di individui, anche numerosi, nel Bosco di Cerano, nelle Saline di Punta della Contessa, a Giancola, ed in una fascia di prati umidi compresa tra Brindisi e San Vito dei Normanni.
Recentemente si registrano casi di svernamento di piccoli gruppi e questa osservazione fa ben sperare ai fini di una colonizzazione spontanea nel nostro territorio, considerata anche la nidificazione documentata su un traliccio di media tensione lungo una strada provinciale, avvenuta a fine aprile 2014 con la nascita di tre cicognini brindisini, di cui due portati con successo all’involo da parte di entrambi i genitori, sotto lo sguardo attento degli agenti di Polizia Provinciale che hanno pattugliato la zona a tutela della sicurezza di questa bella famigliola”.
Durante l’attività del Centro Fauna Selvatica della Provincia di Brindisi le è capitato qualche volta di dover soccorrere cicogne ferite?
“Si, è capitato ed in particolare ricordo alcuni casi. Il primo risale al 25 gennaio 2004, quando nel Bosco di Cerano fu trovata una cicogna posata a terra con la frattura esposta dell’ala e lì vicino, su un albero, il compagno che rimase da solo in quella zona per due mesi in attesa del suo ritorno. La cicogna ferita aveva un anello applicato attorno alla zampa che ha rivelato la sua provenienza come luogo di nascita, ovvero una località di Budapest in Ungheria. Purtroppo l’ala risultò inoperabile e l’esemplare vive tuttora in un’ampia area faunistica, all’interno del Centro Recupero Selvatici Regionale di Bitetto.
Il secondo caso riguarda una giovane Cicogna bianca rinvenuta in difficoltà il 24 settembre 2014 su un prato costiero vicino a Giancola. Soccorsa dagli operatori del Centro Fauna Selvatica della Provincia di Brindisi, trascorse nella struttura brindisina la degenza sufficiente per la stabilizzazione e per la rimozione di un corpo estraneo che aveva provocato sanguinamento, ricevendo tutte le necessarie cure alimentari e veterinarie. L’evidenza radiografica della frattura di una clavicola comportò il trasferimento al Centro Recupero Selvatici Regionale di Bitetto con la prospettiva di una degenza riabilitativa piuttosto lunga, soprattutto in quanto specie dalla grande e possente apertura alare, con migrazione intercontinentale.
Finalmente il 29 giugno 2017, avendo recuperato le sue capacità di volo, è stata rilasciata in natura nell’ Oasi Lago Salso (Foggia), tra le altre cicogne lì nidificanti, accompagnata con soddisfazione dagli operatori da cui è stata accudita sin dal principio della sua disavventura, ovvero dal personale del Centro Provinciale di Brindisi, del Centro Regionale di Bitetto e del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari”.