A lezione di democrazia dalle mummie di Oria / REPORTAGE

di Giancarlo Sacrestano per IL7 Magazine

La bella cattedrale di Oria, che sovrasta la città federiciana è come pietra preziosa che sormonta un gioiello di storia cultura ed arte. Non è un caso che Federico II volle ad Oria una sua residenza. L’interno della chiesa affascina, tanto è maestosa e colma di richiami spirituali. L’elegante e possente struttura architettonica, la rende misura dello Spirito cristiano. Sulla destra, il primo altare è dedicato alla Madonna del Carmine che è il primo indizio di una realtà straordinaria ed unica, presente tra le mura possenti della basilica. Mi raggiunge, lì nei pressi, il dott. Bruno Vecchio, l’esperto che mi ospita. Sono arrivato a Oria con una sola certezza, voglio vedere le mummie, questa unicità che non trova paragoni in altre parti, di cui spesso si parla, anche con forzature inutilmente spettacolari.

Mi fa dono di un volumetto scritto nel 1996 da Nono Pesce, dal titolo “Sunti Storici dell’Arciconfraternita della Morte di Oria”. Non c’è trucco, non c’è mistero, le mummie esistono, sono il prodotto di un processo culturale lungo, doloroso, ma soprattutto di coerente testimonianza. Sono laici votatisi ad essere testimoni di fede, assertori sino al sacrificio della vita, osservanti del motto “Fede o Morte”. Su un terreno privato, intorno al 1484, sorse la cappella, per ospitare in degna sepoltura i valorosi oritani, riuniti nella Compagnia della Morte, che avevano partecipato alle battaglie contro gli islamici. Oggi quella cappella, è inglobata nella struttura della cattedrale, ma da essa è distinta e separata per diritto. Occupa lo spazio che si ricava nel lato destro, proprio appena varcata la soglia della chiesa.

La pertinenza della confraternita è estesa, per diritto, anche all’altare della Madonna del Carmine, titolare e protettrice della arciconfraternita, su cui esercita il diritto di cura. Gli elementi storici e di diritto delineano pertanto una condizione di assoluta unicità. Ad Oria, nella Cattedrale, un gruppo di laici che vivono nell’obbedienza alla Chiesa Cattolica il proprio impegno, godono di assoluta indipendenza.

Le mummie nascono, come desiderio intimo e profondo, di riconoscere dignità oltre la morte, a coloro i quali avevano lottato e difeso la Fede in Cristo contro l’invasore musulmano che nell’agosto del 1480 era culminato con la strage di ottocento martiri ad Otranto. Nella guerra tra due fedi e di armi, che in quel tempo si combatteva nelle terre salentine, fu propugnatore, per la nascita della confraternita, l’allora vescovo di Brindisi ed Oria, Mons. Francesco De Arenis di cui Andrea della Monaca scrive che era “homo di spiriti militari e inclinato all’armi, ch’era non men atto a maneggiar la lancia ch’il pastorale”.

Gli oritani, come molti si erano costituiti nelle note “Compagnie della Morte” proprio per partecipare alla guerra contro l’islam. Al loro ritorno e per rendere omaggio a quanti, loro stessi, ritennero avessero testimoniato con coerenza la fede cristiana, riconobbero il diritto di essere eternati attraverso una procedura che fino a quel momento era riservata dignità ecclesiastiche.

Il loro statuto, che aprì quasi subito anche alla affiliazione delle donne, l’attuale priore è la Sig.ra Gabriella Marsella, stabilì che alcun potere ecclesiastico avrebbe mai interdetto la volontà di esprimere assenso o dissenso avverso il diritto di trasmettere, oltre la memoria, finanche il corpo del fedele testimone della fede. La ostentazione del corpo mummificato era riservata comunque a quei confratelli che lo avessero esplicitamente richiesto all’assemblea dietro atto notarile e consenso familiare. Ventidue nicchie di cui oggi, solo 11, tutte sul lato sinistro della cripta, sono occupate dai corpi mummificati, le altre purtroppo sono vuote a causa di una lunga e mai risanata infiltrazione d’acqua, che ha costretto alla rimozione e collocazione nell’ossario presente sotto il pavimento.

Da una delle botole presenti sul pavimento, si scendeva per accedere tra i cunicoli, agli angusti ambienti nei quali si provvedeva alla operazione di eviscerazione del corpo e il conseguente processo di mummificazione che durava diversi mesi. Le 11 mummie attualmente visibili sono databili tra il 1781 ed il 1856, ovvero ben oltre l’editto napoleonico del 1806 che vietava la sepoltura nei luoghi sacri e le consentiva solo nei cimiteri posti fuori le mura cittadine. Questo elemento fortifica la convinzione per cui l’arciconfraternita della morte di Oria vivesse con grande unicità l’indipendenza dallo Stato e dalla Chiesa.

L’inesistenza del discrimine sessuale, la autonomia di gestione delle proprie decisioni, pur restando fedeli al magistero ecclesiastico, la democrazia interna, rappresentata nella sala dell’oratorio, da un tavolo su cui è presente una scatola per le votazioni, che con efficace semplicità, garantisce la segretezza del voto; una cesta con dei semi di lupino ed un teschio di un confratello trasformato in raccoglitore di obolo, sono gli elementi che rappresentano un percorso culturale e sociale che si tramuta in una storia, che da oltre 500 anni testimonia gli stessi valori che sono alla base di una moderna società democratica: laicità, solidarietà, meritocrazia ed uguaglianza.