Rossi, con la vernice bianca. Come nonno Vito e “Scuppittoni”

Ha colpito ancora. Una mano di pittura bianca con l’illusione che una botta di vernice possa essere sufficiente a rimettere a posto le cose, una stuccata e via, senza un progetto, una pianificazione, senza comprendere che i problemi della città non possono essere risolti verniciando di qua e picchettando di là.
No, non parliamo di “Nonno Vito”, il pensionato che è ormai divenuto lo spauracchio della Soprintendenza perché compare all’improvviso armato di pennello e restaura a modo suo monumenti e facciate di chiese della città. Ci riferiamo invece al sindaco Riccardo Rossi, che per inciso è colui il quale Nonno Vito lo ha legittimato, premiandolo come cittadino esemplare e invitando tutti a seguire i suoi insegnamenti.
In effetti Rossi si è preso in parola e ha adottato egli stesso per primo il metodo “Nonno Vito”, ereditando per altro l’arte di un personaggio ben più noto della tradizione brindisina e che probabilmente il sindaco non conosce, essendo nativo di Trani: si tratta di “Scuppittoni”, l’imbianchino più famoso del secolo scorso, noto per la sua bravura ma anche per una certa propensione a fare nguacchi, frutto di una discreta padronanza del pennello ma anche di una certa approssimazione.
Nella confusione più totale di una città che è riuscito, in un anno e mezzo, nella difficile impresa di rendere ancora più disordinata, trafficata e priva di qualsiasi logica di quanto già fosse,
Rossi ha pensato di armarsi di pennello e verniciare di bianco 44 posti auto in piazzale Lenio Flacco. Sì, qualcuno ricorderà che il sindaco si era impegnato a decongestionare il Centro dal traffico, a creare parcheggi esterni, ma che fa: nel posto più difficile da raggiungere della città, per arrivare al quale è necessario obbligatoriamente transitare dalla strettissima discesa di via Lucio Scarano, in mezzo alle sopravvissute case del rione Sciabiche, giungeranno ogni giorno centinaia, se non migliaia, di automobilisti disperati a caccia di uno dei preziosi e miseri 44 parcheggi che, essendo gratuiti e privi di disco orario, saranno certamente occupati dalle stesse vetture per buona parte della giornata. Immaginiamo già il circuito disperato e poi la coda di auto che si riversa nuovamente in centro andando a far collassare il traffico cittadino.
E poi le multe che fioccheranno perché si parcheggia dalle 6 del mattino alle 6 di sera, poi nisba, tutti a casa. Quanti faranno confusione sugli orari o non leggeranno i cartelli?
Nel frattempo nel tanto celebrato super parcheggio di via Spalato, che nei già (da lui) dimenticati progetti di delocalizzazione delle auto doveva essere il vero “garage” del Centro, le strisce degli stalli in un’area non sono state tracciate dando luogo a un posteggio selvaggio spesso gestito da parcheggiatori abusivi e la fermata del bus navetta è invisibile e priva pensilina o panchina per chi decida di seguire i vecchi suggerimenti del sindaco e attenda il bus.
Ma niente, terminato il periodo di innamoramento con le transenne che chiudevano corso Garibaldi, il Nostro ne ha pensata un’altra originale. Non avendo trovato alcuna soluzione alla carenza di parcheggi, non avendo deciso alcuna variazione del piano del traffico, è più semplice fare come
Nonno Vito: una mano di pittura e il problema è risolto.
Del resto anche “Scuppittoni” era fatalista: un giorno dipinse la parete di una casa, ma pitturò così male (era come al solito piuttosto alticcio) che sui muri della stanza sembrava ci fossero le onde. Alle rimostranze della proprietaria, l’imbianchino rispose sicuro: “Non ti preoccupare signo’, mo’ ca ssuga si ‘ndrizza”.