Boer, il dottore che va a zappare la terra

Boer il contadino ha le mani callose più di qualsiasi altro laureato dell’Università di Bologna. La zappa indurisce i palmi e leviga i polpastrelli, il sole colora il viso anche d’inverno, il vento che arriva dal mare di Cerano diventa complice e nemico, portando quel profumo di salsedine che al nord puoi solo ricordare, ma che spesso spazza via i primi germogli e danneggia il raccolto. E vanifica tutto.
Boer il contadino è Michele Cappellari, ha 26 anni e questo è il suo piccolo paradiso. Due ettari di campagna presi in affitto alla periferia di Tuturano, che è periferia di Brindisi. All’orizzonte si vede l’uliveto che fu del nonno, dall’altra parte ci sono i terreni dello zio. A qualche chilometro, verso il mare, c’è l’azienda di famiglia, i vigneti e i carciofeti che coltivano i genitori, i ricordi delle vendemmie e del camioncino rosso con cui il papà trasportava l’uva da conferire in cantina.
Dannata saudade. Ti prende e non ti lascia più, un filo invisibile che ti lega a quei campi, al profumo della terra, all’emozione del raccolto. E poi il mare. E scopri che sei contadino dentro, nonostante la laurea e una carriera già avviata e che si annuncia brillante, a Bologna, nel nord che produce e dove non c’è disoccupazione. “Mi sono laureato a 22 anni in Scienze agrarie, con tesi in marketing agroindustriale, ho iniziato il tirocinio in un’azienda bolognese che si occupa di analisi di mercato per grandi marchi. Il posto era assicurato e anche il futuro”. Ma Michele, che aveva preso la Maturità allo Scientifico “Fermi” di Brindisi, non riusciva a pensare a una vita dietro la scrivania, in ufficio, lontano dai profumi della campagna. Soprattutto lontano dalla sua terra.
Eppure a Bologna aveva conosciuto Sara, calabrese d’origine, emiliana d’adozione. Un incontro casuale: “Eravamo in piazza Maggiore, c’era il concerto per il primo anniversario della morte di Lucio Dalla, decine di migliaia di persone. Io ero con una comitiva di universitari, lei con alcune amiche bolognesi: ci chiesero un cavatappi per aprire una bottiglia di vino. Ci siamo scambiati l’amicizia su Facebook e poi nelle settimane successive abbiamo iniziato a frequentarci”.
Ma, poco tempo dopo, Michele ha già deciso di trasformarsi in Boer: “Il lavoro nel chiuso dell’ufficio mi stressava, ma ci fu un episodio che mi convinse definitivamente a cambiare vita. In azienda c’era un collega molto più titolato ed esperto di me. Arrivava ogni giorno in treno da Rimini: un’ora per arrivare e un’ora per tornare, restava davanti al computer per tutto il tempo. Aprì un cassetto della sua scrivania davanti a me: era pieno di medicinali. Ho pensato: non posso finire in questo modo”.
Così, capitalizzando in suoi studi di economia agraria, decide di realizzare un sogno: comprarsi una masseria con intorno un terreno di almeno 60 ettari, attraverso il Programma di Sviluppo rurale 2014-2020. E nel 2014 lascia Bologna, torna a Tuturano e pone le basi per il suo progetto e per ritrovare la felicità nella sua terra. Ma la burocrazia spesso non si sposa con i sogni dei nostri ragazzi. I finanziamenti non partono e lui è senza lavoro.


“Davo una mano in campagna alla mia famiglia, poi per un anno ho lavorato per l’Agrofattorino, un mio amico di Lecce che ha messo su un’azienda di portata nazionale vendendo frutta e verdura on line”. Ma anche qui Michele dura poco: “Sono uno che aggredisce la vita”, ripeterà più volte. Ringrazia, saluta e fa i bagagli un’altra volta. Ma non vuole andare via, ha solo bisogno di un pezzo di terra tutto suo, per misurarsi con se stesso: “Non ho chiesto un euro a nessuno, avevo qualche soldo da parte e ho preso in affitto questi due ettari. Un terreno al confine con la strada, un casolare di pochi metri quadrati per riporvi gli attrezzi, un pozzo e la compagnia di Chico, un meticcio che qualcuno che ha abbandonato su quella strada. Non ci sono cartelli, ma Boer è un contadino 3.0 e affida le sue emozioni (e anche le vendite) ai social: “La figura del contadino mi ha sempre appassionato; vivere a stretto contatto con la terra, ritrovare il gusto della stagionalità e degli ortaggi genuini, crescere sane e produttive le nostre piante e vantarsi dei frutti che siamo riusciti a far maturare. Così ho preso in affitto 2 ettari di terreno con qualche albero da frutto, cercherò di condurli seguendo le linee guida dell’agricoltura integrata e delle buone pratiche agronomiche… come si faceva un tempo. Mentre imparo come coltivare le terra e curare le piante, vorrei rendervi partecipi e raccontarvi la mia storia”.
E proprio dalle pieghe del web la sua storia è diventata all’improvviso un caso, raccontata da “Inchiostro di Puglia”, la pagina Facebook che è la piazza più importante in cui si incontrano i pugliesi del mondo. Boer è rimasto sorpreso da tutta questa improvvisa notorietà e ha ringraziato tutti con un video: “Sono solo un contadino”, ha detto sorridendo.
Ma gli affari vanno bene? “Ni”, spiega. Poi, mettendo da parte per un attimo l’incoscienza tipica dei ragazzi caparbiamente convinti di realizzare il loro sogno, ammette che i costi sono stati superiori alle entrate. Ha venduto i prodotti del suo orto consegnandoli a domicilio gratuitamente: finocchi, melanzane, cicorie appena colte, cime di rape per le orecchiette. I clienti spesso vanno loro stessi sul campo a cogliere con lui gli ortaggi. Ed è da qui che parte la nuova idea, la sua ennesima “aggressione della vita”: l’orto condiviso. “Dividerò il terreno in tanto piccoli orti di varie dimensioni che potranno essere presi in affitto. Ognuno avrà a disposizione un pezzo di terra che io coltiverò con gli ortaggi scelti e con la garanzia di un raccolto. Ognuno seguira di persona le piante sin dal primo germoglio e, se vorrà, potrà coltivare il suo orto insieme a me e raccoglierne i frutti”.
Ma Boer il contadino non si ferma qui. «Mi piacerebbe che il mio terreno diventasse un orto didattico da da far visitare alle scuole perché i bambini ormai vivono lontanissimi dall’agricoltura e non hanno idea di cosa significhi coltivare, vedere germogliare un fiore». A portare avanti quest’idea con lui c’è Sara, la sua ragazza bolognese conosciuta in piazza Grande, che nel frattempo si è laureata in Pedagogia e non ha esitato a raggiungerlo al Sud, per condividere una scelta di vita folle e coraggiosa, nata sulle note di Lucio Dalla.
Ma cosa significa Boer? «L’ho scelto perché non è giusto continuare a considerare l’agricoltore un bifolco ignorante. Boer in olandese significa “contadino” e un tempo indicava i coloni che si stabilirono in Sudafrica per coltivare la terra e che fecero le fortune di quel paese. Ecco, nel mio piccolo voglio fare questo. E ho scelto di realizzarlo nella terra dei miei nonni, spaccandomi la schiena come i miei genitori, con l’odore del mare che arriva nei campi e questo senso di libertà che respiri guardandoti intorno senza barriere di cemento. La laurea mi è servita a capire cosa desideravo davvero. Ora sono qui e mi sento soltanto, meravigliosamente, un contadino».