Brindisi Capitale, è ora di raccontare ai giovani quel nuovo Risorgimento

Al termine del colloquio col prof. Giuseppe Conte, per il conferimento dell’incarico a formare il nuovo governo, il Presidente della Repubblica, ha sorpreso, i giornalisti presenti al Quirinale, raggiungendoli per ringraziarli del loro lavoro. Del suo inaspettato intervento, mi piace sottolineare tre passaggi: “Non sono qui per fare una dichiarazione, ma per porgervi il mio saluto”;
“Spero che il Quirinale vi abbia messo nelle condizioni di farlo al meglio” (riferendosi all’attività di raccolta dati e di sistemazione logistica);
“È stato di grande interesse per me leggere le notizie, su siti e giornali: questo confronto tra prospettive differenti e diverse valutazioni è prezioso per me e per ognuno”.
In un brevissimo discorso, Mattarella ha riconsegnato dignità e funzione ad un lavoro, quello giornalistico che al tempo della diffusione delle notizie attraverso il variegato e mutevole universo dei social media, sta cambiando i connotati alla nostra capacità di analisi e di libera maturazione di un convincimento personale.
Se da un lato è sacrosanto che ognuno si esprima liberamente, questo non significa che bisogna abrogare l’intelligenza.
La riflessione, lo studio sono ridotti a lavoro di bassa sartoria di “taglio e cucito” di informazioni senza fonte, per poi servirle sul patto di plastica monouso di un post.
Brindisi, pare lo sappiano tutti, ma quasi tutti ne ignorano volutamente il significato, ha ricoperto nel periodo intercorso tra il 10 settembre 1943 e l’11 febbraio 1944 la funzione di capitale d’Italia.
Dire che Brindisi sia la capitale del II Risorgimento, della rinascita democratica, della libertà d’espressione, della speranza Europea, è coniugare a Brindisi le diverse e fondamentali radici che ci rendono comprensibile, la storia degli ultimi 70 anni!
Dagli archivi di Senza Colonne, Senza Colonne news e il 7magazine, è possibile ricostruire l’intreccio di fatti, circostanze persone protagoniste di un tempo che ha finito con l’essere piegato a convenienze e distorto al bisogno di ne ha saputo profittare.
Da 9 anni a questa parte, le pagine di questi giornali, hanno dato un contributo al servizio della comunità e che nel tempo hanno reso possibile la realizzazione di alcune piccole ma significative iniziative:
Nel 2010, nel progetto editoriale di ricostruire la funzione di Brindisi nei 150 anni di storia dall’Unità d’Italia, abbiamo lanciato lo slogan “Brindisi già Capitale d’Italia” per la realizzazione della cartellonistica stradale che la identificasse alle principali vie d’ingresso alla città per costruire un senso collettivo alla conoscenza e alla visibilità di un dato storico, smuovendo un letargo che durava sostanzialmente da sempre.
Nell’ottobre del 2011, l’amministrazione provinciale, presenti, i sindaci di Roma e di Torino, ha titolato la Sala di Rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale a Brindisi Capitale;
Nel 2013, ricorrendo il 70° di Brindisi Capitale i nostri scritti, sono divenuti fonte di riferimento per ricerche e pubblicazioni che che si sono sviluppate dal mondo della scuole per giungere alla realizzazione di convegni. Nel 2017, persino una proposta di legge che è stata successivamente presentata nel corso di questa legislatura per il riconoscimento di Brindisi Città Capitale d’Italia, ha visto i nostri lavori di redazione, riconosciuti quale contributo alla definizione della proposta di legislativa. Il disegno di legge si è modificato nel suo iter parlamentare, inserendo le altre città che nel tempo hanno ricoperto il medesimo ruolo e si è arricchita di un addentellato del MIUR perché nelle scuole di queste città, rientri nella quota delle ore di insegnamento di storia, anche quella relativa al periodo di gerenza di Capitale.
Se in tutto questo lungo periodo, abbiamo registrato una sensibilità al tema, alla pari abbiamo registrato anche la persistente sacca di insofferenza e di negligenza storica per un tempo che merita molta considerazione ed altissimo senso di responsabilità.
In queste ore, 76 anni fa, per la precisione, il giorno 12 settembre, a Brindisi e in forma rocambolesca, giungeva quel poco che restava delle accademie militari, della Marina e dell’Aeronautica. I cadetti, provenienti da Livorno e Forlì, trovavano riparo presso il Collegio Navale e al riparo nel seno di ponente, due navi d’eccezione, la Cristoforo Colombo e la Amerigo Vespucci, le scuole naviganti, che furono sottratte sino alla fine della guerra al loro diverso destino, di bottino di guerra.
È giusto ricordare, che la nave scuola Cristoforo Colombo nel 1947, diventerà risarcimento dei danni di guerra patiti dall’Unione Sovietica, che la destinerà al trasporto di carbone.
L’Amerigo Vespucci, invece, solca ancora oggi i mari con i vessilli nazionali ed è ambasciatrice della marineria italiana.
Ho voluto portare alla memoria questo episodio storico, per legare insieme i giovani di ieri, con quelli di oggi, la formazione scolastica di ieri con quella di oggi.
Se quanto è avvenuto a Brindisi 76 anni fa non ha generato quel senso di responsabilità che ad oggi avrebbe già gemmato consapevole conoscenza della rotta per lo sviluppo socio-economico della città, una ragione deve pur esserci.
Se i brindisini, sono relegati nell’ambito di una grave forma di ignoranza della propria identità, di qualcuno deve essere la colpa.
Noi, per parte nostra, aggiungiamo alla variegata bibliografia, assenti autori brindisini, relativa a Brindisi Capitale e poniamo i nostri archivi a disposizione, per rendere possibile il superamento di un gap di consapevolezze.
Ai giovani, alle istituzioni scolastiche e con l’umiltà dettata dal servizio di raccontare la realtà della provincia di Brindisi nel suo articolatissimo sistema di relazione, rivolgiamo l’impegno per un dialogo per la costruzione di una comunità che vede nella generazione più giovane, il vero Capitale del territorio.
A loro, prima ancora che ad altre lodevoli agenzie, rivolgiamo l’impegno di accompagnare e di stimolare riflessione e ricerca.
L’amore per la ricerca e la scoperta, non è mai fine a se stesso, ma alimenta e costruisce consapevolezza, quella di cui si denuncia l’assenza e la necessità.
Tra poche ore si riaprono le aule scolastiche e tra i banchi ritorneranno le ansie e le preoccupazioni per la lezione e l’interrogazione.
Nell’attesa che diventi legge quella che istituisce con le città già capitali, pure lo studio di quei territori nel tempo di guida dell’Italia, sarebbe simpatico ed utile che tra i libri ritornassero a scuola i giornali, di ieri e di oggi, con le cronache e le sollecitazioni quotidiane, o come in questo articolo, col racconto di veri e propri terremoti epocali come la scuola rifiutata ai giovani per effetto delle leggi razziali, o la nascita del nuovo risorgimento che racconta come durante il primo consiglio dei ministri a Brindisi, sia stato deciso di riconoscere indegno ogni fascista, “col deferimento alla giustizia civile e militare dei vili e la riassunzione, nelle amministrazioni, delle vittime del fascismo (a seguito delle leggi razziali del 3 settembre 1938).
Brindisi non è stata il luogo del rifugio del moribondo potere fascista, ma culla dell’Italia democratica e Repubblicana, quella stessa che i 25 aprile 2020 ci vedrà celebrare il 75° dalla Liberazione; la stessa città dove ha ritrovato casa la libertà di stampa, la città dove i caratteri di piombo di una piccola ma dignitosa tipografia ha stampato il giornale ufficiale dello Stato ed impresso, nero su bianco, concetti indelebili, come la partecipazione dell’Italia al consesso delle nazioni o l’abrogazione delle Leggi razziali.