Il falco dell’imperatore – Racconti al balcone

I primi a comparire sulla radura furono i cavalieri. Si fermarono guardandosi intorno, con gli elmi che luccicavano sotto i raggi del sole. Pietro abbassò la testa, nascondendosi meglio che poteva fra le fronde della grande quercia. Provava ancora un misto fra vergogna e paura. L’ultima volta, aveva aspettato che il corteo avanzasse finché non aveva visto comparire Federico II. Il sovrano cavalcava a piccolo trotto, con il capo scoperto e un mantello rosso sulle spalle. Sul guanto da falconiere aveva un grande rapace, con la testa coperta da un cappuccio. Pietro si era avvicinato, scendendo giù dalla collina. Voleva solo vederlo da vicino e inchinarsi in segno di rispetto e fedeltà, ma uno dei cavalieri si era scagliato contro di lui al galoppo. Il ragazzo era corso via ma, a metà della salita, aveva inciampato ed era ruzzolato giù. Aveva sentito l’eco della risata sprezzante dell’uomo, prima che si allontanasse per riprendere il suo posto. L’imperatore non si era neanche accorto di lui.
Questa volta però, le cose sarebbero andate in modo diverso. Aveva trovato il falco mentre andava a caccia di conigli. Aveva un suo metodo: cercava la tana e poi aspettava immobile e paziente che il coniglio mettesse fuori la testa o tornasse dalla ricerca di cibo. Riusciva a infilarlo in un sacco dopo averlo afferrato per il collo. Era molto difficile, ma quando ne catturava uno in casa si faceva festa. Quella mattina, un grido stridulo lo aveva attirato verso un roveto. Il giovane falco aveva un’ala intrappolata. Forse, scendendo in picchiata per afferrare una preda, non era riuscito a riprendere il volo in tempo. Pietro allungò una mano, ma una beccata lo costrinse a ritirarla. Lo coprì con il sacco e, tenendolo ben stretto, lo liberò delicatamente dall’intrico di spine e rami. Il falco si agitò, ma Pietro aveva una presa salda. L’avrebbe portato dal guercio che avrebbe saputo cosa fare. Il vecchio falconiere, con i segni degli artigli al posto di un occhio, controllò il piccolo falco. “L’ala non è rotta” disse, scrutandola con lo sguardo offuscato dall’età, “ma non so se riuscirà a volare”. Pietro non aveva dubbi. Solo il buon Dio poteva aver esaudito il suo desiderio dandogli un’occasione. Non lo avrebbe deluso. Costruì una gabbia di canne per tenerlo al sicuro e cominciò ad addestrare il falco con l’aiuto del vecchio. Sopportò senza lamentarsi centinaia di beccate, ma non si perse mai d’animo. Catturava topi e rane e poi offriva piccoli bocconi al suo amico pennuto. Pian piano il falco cominciò ad abituarsi alla sua presenza. Quando cominciò a mangiare il cibo stando appollaiato sul braccio, Pietro decise che era arrivato il momento di lasciarlo volare. Il rapace si era guardato intorno, quasi inconsapevole di essere di nuovo libero, poi aveva allargato le ali. Aveva un’andatura un po’ strana, come se qualcosa lo portasse a piegarsi dal lato dell’ala ferita, ma ben presto recuperò sicurezza e Pietro lo vide volteggiare sempre più in alto. Poi tornò al suo posto. Il ragazzo lo ricompensò con un boccone. La radura diventò il loro campo di addestramento. Pietro nascondeva piccoli pezzi di carne sulla strada tracciata dagli zoccoli dei cavalli e il falco si gettava in picchiata a recuperarli. Diventava sempre più veloce e forte. Era pronto. Pietro aveva aspettato che i messaggeri annunciassero il ritorno dell’imperatore. Il villaggio si era come svegliato dal torpore. Tutti erano indaffarati per accogliere Federico come meritava. I fornai impastavano pane bianco e morbido, i cuochi preparavano i forni per la cacciagione e il pescato, gli osti allungavano il vino con gli aromi migliori, persino le lavandaie sembravano sciorinare i panni con maggiore lena. Pietro era salito sulla quercia prima dell’alba. Sapeva che l’imperatore cavalcava anche di notte, se aveva fretta di tornare a casa. Sentì lo scalpiccio, poi vide le piume scure sugli elmi dei cavalieri teutonici e il bianco dei loro mantelli. Federico avanzava dietro di loro. Il manto rosso incendiò di colore il giallo autunnale delle foglie. Pietro aspettò che il cavallo arrivasse vicino al posto dove aveva nascosto un pezzo di coniglio. Diede il comando del volo e il falcò si sollevò con la sua andatura sghemba, poi seguì il vento e piombò sulla sua ricompensa proprio davanti all’imperatore. Il cavallo si innervosì, scalpitando. Federico seguì il volo dell’uccello fino alla grande quercia. Pietro scese dall’albero, con il suo rapace sulla spalla. Un cavaliere sguainò la spada. Il ragazzo chiuse gli occhi, convinto di pagare con la vita la sua arroganza. Non accadde nulla. Sollevò lentamente le palpebre. Lo sguardo di Federico era fisso su di lui. Pietro pensò che, anche senza parlare, la grandezza di quell’uomo era evidente. “L’hai addestrato tu?” gli chiese. Il ragazzo annuì con un cenno. Il falco chinò la testa come a confermare. “Seguimi” continuò Federico, poi riprese la marcia. Pietro gli corse dietro, emozionato. Ce l’aveva fatta. Il suo sogno di conoscere l’imperatore si era realizzato. Al villaggio avrebbe saputo quale sarebbe stato il suo futuro.

Se volete saperne di più su Pietro e Federico II, venite a visitare il suo villaggio. Medieval Fest, 30 e 31 agosto, Casa del turista.