Le maschere di Antelmi: «Porto Venezia a Brindisi»

di Lucia Portolano per il7 Magazine

Lo vedi camminare per le vie del centro con i suoi sontuosi costumi, in testa il copricapo di piume o di pietre colorate, tutto curato nei minimi dettagli, anche le scarpe sono abbinate. Un poco di cipria, un neo fatto con la matita nera e via. Pronto per il suo carnevale. Ogni volta un personaggio nuovo. Un giorno è vestito di rosso con un coprente mantello, il giorno dopo di bianco con tanto di ali piumate. Una mattina era andato a fare la spesa con un completo aderente in pelle nera, aveva anche un frustino e il cappello con una piccola visiera. Con lui c’è sempre il suo adorabile yorkshire al guinzaglio. Si chiama amore. La gente lo guarda incuriosita, qualcuno pensa che ha dato di matto, ma lui non curante va dritto per la sua strada: si volta, sorride, saluta ed entra nei negozi. Fa le faccende di ogni giorno rigorosamente vestito in costume.
Molti di questi sono simili a quelli che si vendono sfilare al carnevale di Venezia: pregiati, originali e da lasciare senza parole. Ma chi si nasconde dietro quelle maschere? Angelo Raffaele Antelmi ha 75 anni è un artista, prima pittore poi scultore, sino a quando non ha deciso di dedicarsi alle maschere. Un uomo colto che ha girato mezzo mondo. È lui stesso che cuce gli abiti e crea maschere e cappelli. “Un mio amico stilista mi disse prendi un cappotto, scucilo, mettilo su un asse da stiro e facci quello che vuoi- racconta – E così un giorno in treno si strappò un mio bellissimo impermeabili e decisi di seguire il consiglio di quel mio amico”. Da quell’impermeabile tutto è iniziato.
Ad un certo punto della sua vita si rende conto che i quadri e le sculture non riuscivano a comunicare al meglio la sua personalità e i suoi messaggi. “Mi resi conto – spiega – che restavano opere statiche, morte. Ed allora ho avuto la necessità di comunicare con il mio corpo ed ho dato vita a delle performance utilizzando me stesso, a volte ero nudo altre volte indossavo i costumi”. È nato a Brindisi ma da ragazzo si è trasferito a Torino dove ha vissuto per oltre 40 anni. Ha fatto il segretario scolastico e prima ancora lavorava in una ditta di impiantistica. Ma l’arte è stata sempre la sua passione. “Purtroppo con questa da sola non si mangia – dice –ho potuto coltivarla ed ho fatto tante cose, ma nel frattempo ho lavorato nella scuola”. Nel 2004 dopo trent’anni perde il suo grande amore a causa di una malattia. Angelo si sente smarrito, perso. Tutto a Torino sapeva di quell’amore, aveva bisogno di cercare un luogo in cui non ci fossero ricordi.
E questo luogo lo trova nella città in cui è nato. Era tornato a Brindisi durante un viaggio a luglio, passeggiava lungo corso Roma quando al fruscio delle palme, che avevano sostituito i vecchi alberi, si rende conto che è qui, dove è nato, che deve tornare. “Era una calda giornata di luglio – racconta – ero qui solo di passaggio per un giorno. E pensai: e se tornassi definitivamente? Io adoro il caldo”. Dopo una vita di viaggi tra mostre a Tokio, Montecarlo e Torino decide di tornare per mettere – sue testuali parole – i remi in barca. “Ormai avevo avuto tutto: amore, successo. Avevo messo via anche le mie maschere”. Ma quelle Angelo non le ha i definitivamente riposte. A Brindisi ritrova il suo spirito artistico, riapre gli armadi e riprende i meravigliosi costumi. Molti dei quali erano stati fatti per il carnevale di Venezia. “Per 32 anni ho fatto parte dell’associazione Amici del carnevale di Venezia, ogni anno eravamo lì a vivere quelle giornate – racconta l’artista – Purtroppo da quando sono malato non ci posso più andare e così faccio il mio carnevale a Brindisi. A Venezia sono vestiti in costume sempre, anche per andare a comprare il pane. Ho portato qualche tradizioni.
A caffè letterario di Nervegna per esempio abbiamo fatto la cioccolata come è usanza in questo periodo”. Per martedì grasso Angelo ha indossato il vestito di Riccardo cuor di leone, un avvolgente mantello rosso con disegnate alcune rose, in testa una corona e sotto una camicia con ricci e pantalone dell’epoca. È andato in giro per le strade cittadine. “Posso anche non avere una lira in tasca – afferma – ma quando ho i miei abiti addosso mi sento un re. È sono esattamente il personaggio che sto interpretando. Non mi frega nulla di quello che dice la gente in quel momento. Io esprimo così la mia personalità e il mio senso di libertà”. Una personalità che cattura ed incanta, come del resto la sua casa. Sembra di entrare in un mondo surreale: dove in quel gran disordine tutto appare esattamente al suo posto. Piume, pietre, maschere appoggiate ad ogni angolo. Costumi ovunque. Le pareti piene di quadri, e di suoi ritratti, uno scaffale colmo di libri e poi tante videocassette di vecchi film. E dove ancora c’è spazio perché non occupato da qualche scultura si trovano presepi di ogni tipo. Anche questi sono una sua passione. “Quando morirò non so che fine faranno tutti questi costumi – dice – avrei voluto regalarli alla città, ma vedo che c’è disinteresse”. Negli anni infatti Angelo Raffaele Antelmi ha provato con le varie amministrazioni comunali ad organizzare una mostra di maschere e costumi, ma nonostante l’iniziale interesse l’iniziativa non è mai andata in porto. Ora è all’opera nella stesura di un libro che possa “storicizzare” e rendere viva per sempre la sua arte.