Acque Chiare: ritorno a casa dopo 11 anni. Tra le lacrime

Lucia Portolano per il7 Magazine

“Dove eravamo rimasti”. Come quella scena di Enzo Tortora che torna in tv dopo gli arresti. Come se il tempo non fosse mai passato in questa villetta del villaggio turistico sequestrato per 11 anni. Franca Sergio, proprietaria di una delle case di Acque chiare, dopo i sigilli per lottizzazione abusiva, nella sua casa non ci aveva più messo piede. Veniva solo suo marito Piero. Torna qui per la prima volta dopo 11 lunghissimi anni. Il 6 luglio scorso dopo una notte di camera di consiglio la Corte di Cassazione ha emesso la sentenza: dissequestro del villaggio perché è sopraggiunta la prescrizione del reato di lottizzazione abusiva. Ora si attendono le motivazioni. Le case possono essere restituite ai proprietari, l’albergo in costruzione e le villette invendute tornano invece alla società Acque chiare srl ormai in procedura fallimentare. Undici anni di processi, decine di avvocati per difendere 173 proprietari che cercavano di dimostrare la propria buona fede nell’acquisto di quelle case che sono state vendute come residenze al mare quando la costruzione era stata autorizzata esclusivamente un villaggio turistico alberghiero. Tutto questo su zona agricola. Tutto finisce in prescrizione. Franca Sergio e Piero Caliandro sono due noti pediatri nella città di Brindisi, insieme a centinaia di professionisti nel 2007 avevano comprato la loro villetta: 170mila euro per 80metriquadrati. Ci sono stati solo un’estate. A maggio dell’anno successivo arriva il sequestro. Franca Sergio la sua casa non la ricorda neanche più, o meglio aveva dimenticato cosa ci fosse all’interno. Le trema quasi la mano quando infila la chiave nel nottolino. Ha paura ad aprire la porta. In realtà in questi anni in tanti sono ritornati ad Acque chiare, qualcuno ha trascorso le proprie vacanze, altri hanno anche organizzato feste di compleanno in barba al sequestro. Ma lei no, lei non è mai più andata. D’altronde non poteva, solo suo marito era custode giudiziario. Varca la soglia e resta senza parole. “Che dolore al cuore”, dice.
È tanta l’emozione che le scappano anche le lacrime, e nonostante normalmente le parole non le manchino in questo momento non riesce a dire nulla. Come se le lancette dell’orologio si fossero bloccate. Tutto è fermo a 11 anni fa. “Mi sembra di aprire la porta e di ritrovarmi nella storia della Bella addormentata”, afferma commossa. Inizia a guardare nelle stanze, suo marito in questi anni ha svuotato qualche mobile ed ha sigillato alcuni oggetti di arredamento. Ma per il resto è tutto al suo posto, come aveva lasciato il 27 maggio del 2008. Sul mobile della cucina ci sono ancora i contenitori con dentro lo zucchero e il caffè, accanto una confezione di medicinali scaduti dieci anni fa. Nel bagno ci sono ancora gli spazzolini e il dentifricio, un asciugamano e l’accappatoio. Il mobile è pieno di liquori invecchiati e nell’armadio della camera da letto sono appesi alcuni abiti. Franca li guarda, per ognuno ha un ricordo. “Ormai son fuori moda – dice scherzando – ma soprattutto sono di tante taglie fa”. Ritrova i suoi vecchi costumi e delle scarpe per il mare. Il letto ha ancora le lenzuola. E sul mobile c’è una locandina della regata Brindisi- Corfù. Era del 2007, quando si era tenuta la ventiduesima edizione, quest’anno si è celebrata la trentatreesima. Sul tavolino sono poggiati i giornali di allora, sui letti i cuscini. Sulle pareti sono appesi i quadri e tanti souvenir portati dai vari viaggi. E poi colpisce la frase sulla lavagnetta in cucina, rimasta impressa per tutti questi anni. C’è una data, sempre la stessa: 27 maggio 2018, è scritto in tedesco e la traduzione in italiano “il lavoro rende liberi”, è la frase che si legge fuori dal cancello del campo di concentramento di Aushwitz. Lo aveva scritto Piero Caliandro il giorno del sequestro. “Guarda – dice Franca Sergio – c’è anche il posacenere sporco di quando io e mio marito fumavamo ancora. Alcune cose qui dentro non le ricordavo neanche più”. La casa è piena di polvere, ma tutto sommato è rimasta in buona stato, con un aiuto Franca e suo marito Piero riusciranno a rimetterla in ordine. Gli elettrodomestici forse non funzionano neanche più, ma le altre cose si possono recuperare.
“Questo giorno non lo dimenticherò mai – spiega la pediatra – ci sono date che resteranno sempre. Domani sarà il mio compleanno, compirò 63 anni, ne avevo 52 quando l’ho comprata. Ma ora chi mi restituirà tutti questi anni. Cosa me ne faccio ora io di questa casa. Mi sono disinnamorata. Mio marito ha pensato anche di venderla, io non ci voglio pensare, voglio solo essere serena. Ritengo di aver subito un’ingiustizia”. Per ora richiude la porta Franca, ci penserà nei prossimi giorni. Intanto il villaggio si è riempito di gente, durante il giorno c’è un via vai di auto, passano anche i bambini in bicicletta, qualcuno fa una passeggiata a piedi. Dopo la sentenza dell’ultimo grado di giudizio in tanti sono voluti ritornare nelle loro case anche se non è stato notificato ancora l’atto di dissequestro, ma ormai è solo un fatto formale. In questi anni ad Acque chiare vivevano alcune famiglie, quelle che avevano dimostrato che si trattava della loro unica casa, altri invece si trasferivano in estate anche se vigevano i sigilli. Tutti i proprietari delle villette hanno pagato circa 130 euro di condominio al mese per tutto questo tempo con il rischio che un giorno potessero arrivare le ruspe per abbattere tutto. Ora il villaggio è salvo, anche se molte strutture sono andate distrutte, come tutta la zona a mare: la piscina, il bar, l’attrezzatura. Ma anche l’area dei campetti da gioco. Resta il rudere dell’albergo e le case invendute, quelle dei promissari acquirenti. Cosa ne sarà ora di queste strutture ancora non è chiaro. La società di Acque chiare srl è in mano al curatore fallimentare ed è lui che in base al passivo dovrà decidere il da farsi. Acque chiare è l’unico villaggio sorto lungo il litorale nord di Brindisi. Da anni si parla di riqualificazione della costa in termini turistici, quell’area è tutta agricola. Il sindaco Riccardo Rossi per il momento non si sbilancia, ha detto che intende aspettare le motivazione della sentenza del dissequestro. L’attacco dell’opposizione non si è fatto attendere. Il capogruppo di Forza Italia, Roberto Cavalera, avvocato di uno degli ex imputati nel processo, ha scritto su Facebook: “Sulla vicenda Acque Chiare, Rossi tira un respiro di sollievo ed aggiunge: attendo di sapere dalla sentenza della Cassazione cosa fare. Vero è che non è un giurista, ma se afferma questo non è neppure un sindaco”.