Brindisi Capitale, nasce il Raggruppamento motorizzato del re

di GIANCARLO SACRESTANO

Brindisi ed il Salento vive nel settembre 1943, giornate contrappuntate oltre che dalla endemica povertà, da un sentimento che miscela paura e speranza, disperazione e desiderio. L’arrivo del re, il governo, lo stato maggiore delle forze armate, alimenta nei cittadini di questo lembo desolato ed emarginato del regno, una reazione lenta e tiepida.

Se Brindisi è la città che l’8 settembre, risulta libera dai tedeschi e non ancora occupata dagli alleati anglo-americani – unico lembo libero del sacro suolo d’Italia – capace di consentire ai brandelli del potere di riprendere fiato e tentare la ricostruzione del regno, il resto del Salento, è ancora, anche se a macchia di leopardo testimone di rappresaglie dei tedeschi in ritirata.
Il 9 settembre, nel salento leccese, sono diverse le azioni militari tedesche che già da qualche ora, hanno deciso di abbandonare quella parte d’Italia, consapevoli della preponderante forza militare anglo-americana di cui si sapeva l’ imminentissimo sbarco.
Nelle stesse ore a Bari, il generale Bellomo ingaggiava a Bari un cruento scontro con le forze tedesche.
Al porto di Taranto, da cui alle 10 era partita la corvetta “Scipione” con l’ordine di raggiungere il porto di Pescara per raggiungere la corvetta “Baionetta” al fine di portare in salvo il re in fuga da Roma, alle ore 14, l’ammiraglio Power, comanadante della corazzata inglese “Howe” chiede piloti e mezzi per facilitare lo sbarco. Al tramonto, una grossa formazione anglo – americana si avvicina alla base dalla quale sta uscendo la Divisione italiana in viaggio per Malta, al comando dell’ammiraglio De Zara, verso la capitolazione. 
Sei incrociatori, numerosi caccia, e la corazzata Howe, danno fondo nel Mar Grande.
Si concretizza così la prima operazione di sbarco degli anglo-americani in Puglia. Il suo nome in codice “Slapstick” .
(NdR – è il caso di rammentare che il nome dello sbarco riecheggia un trucco teatrale che gli attori usano da secoli. E’ uno schiaffo finto, il cui rumore è prodotto da due palette di legno sbattute l’una contro l’altra).
L’invasione delle truppe anglo-americane, doveva essere questo, uno schiaffo finto, doveva fare rumore, ma non male.

E quello è stato, veramente incruento. Lo sbarco, direttamente effettuato attraccando ai moli del porto, degli 8000 uomini della 1^ divisione aviotrasportata Airborne (V Corpo d’armata britannico) avvenne in tutta tranquillità, salvo un attacco aereo tedesco respinto dalle batterie antiaeree italiane. Durante lo sbarco delle truppe alleate, l’ammiraglio Brivonesi, Comandante in Capo italiano, e l’ammiraglio Power, per mezzo di loro ufficiali, si scambiano le cortesie d’uso ed i soldati britannici si affiancano a quelli italiani nei punti più importanti della città.

L’atteggiamento moderatamente fiducioso nel re e nel governo Badoglio, era quindi simboleggiato dagli alleati in quell’atteggiamento tra il paternalistico e il paziente.
L’Italia era boccone troppo ambito per distruggerlo con una occupazione militare e questo gli americani lo spiegarono bene agli alleati inglesi, che per parte loro non intendevano certo mostrare il guanto di velluto al non ancora amico italiano.
Dopo i proclami del maresciallo Badoglio e del re, il Regno del Sud tentava, nei primi giorni di insediamento e per cercare di dimostrare di meritare la fiducia degli anglo americani, di ricomporre le forze armate italiane, sbandate dopo la proclamazione dell’armistizio. Si iniziò con la divisione di fanteria Piceno dislocata nel brindisino, tra Francavilla Fontana, Latiano, Mesagne e Oria a protezione della piazza militare di Brindisi. A protezione della Base Navale di Taranto era stata dislocata, nel triangolo Grottaglie, Manduria, Sava, parte della divisione Legnano.

Il 26 settembre 1943 fu costituito a San Pietro Vernotico il Primo Raggruppamento Motorizzato. Si trattava del primo debole, ma coraggioso tentativo di ridare corpo ad un esercito capace di contrastare il nuovo nemico tedesco.
A San Pietro Vernotico pertanto rinasce l’embrione del nuovo esercito, gemmato dalla sofferenza e la prostrazione di quei ragazzi che, dopo l’8 settembre, ritennero cosa giusta di seguire il tricolore, senza fuggire alle responsabilità di figli di una nazione.
Tragicomico è il resoconto degli equipaggiamenti dell’unità. Secondo gli osservatori alleati, “…il materiale oltre che essere insufficiente, fa pietà” e in una nota degli osservatori alleati uno degli interpreti italiani colse anche la frase “…sono degli straccioni…”. Contemporaneamente Radio Londra, il 4 novembre, nella sua attività di propaganda, parlava di un “forte e potente raggruppamento motorizzato” “dotato delle migliori e più potenti armi”.
Il ricostituito esercito italiano, però non ebbe il riconoscimento immediato delle forze alleate, il Generale Mc Ferlane, già il 21 settembre, faceva sapere che le truppe italiane non sarebbero state utilizzate in azione di guerra.
La contemporanea nascita della Repubblica Sociale Italiana, che Benito Mussolini aveva ricostruito al nord con l’appoggio del fraterno alleato tedesco, rendeva difficile l’attribuzione di tanta fiducia nei soldati e un re, che di Mussolini ed Hitler erano stati amici sino a pochi giorni prima.

La prossima puntata sarà pubblicata giovedì 26 settembre.