La caccia all’ergastolano evaso continua, ronde nel campo rom per tutelare i parenti del montenegrino che uccise

Prosegue nel Salento la caccia a Fabio Perrone, il 42enne ergastolano evaso venerdi’ scorso dall’ospedale Vito Fazzi dove era stato portato per un controllo medico. Alle ricerche partecipano tutte le forze dell’ordine, compresi anche gli istituti di vigilanza privata.
La cella in cui era rinchiuso da solo Perrone nel carcere di Lecce e’ stata perquisita a fondo dagli agenti di polizia penitenziaria, ma da quanto si e’ saputo non sarebbe emerso nulla di utile alle indagini.
In un anno e nove mesi di detenzione l’ergastolano trepuzzino non ha mai fatto parlare di sé. Nessun provvedimento disciplinare, neppure un richiamo spiccato dalla Dirigenza Carceraria. Tra i bracci e le celle di Borgo “San Nicola”, Perrone era solito muoversi in disparte, in solitudine anche durante l’ora d’aria.
Era stato messo a conoscenza della colonscopia solo il giorno prima, per effettuare la preparazione medica prevista. Quindi appare davvero poco probabile che abbia potuto pianificare la fuga, anche perché poi per lasciare l’ospedale ha dovuto rapinare un’auto perché fuori non lo attendeva nessuno.
Una fuga, quella di Perrone, che viene vissuta con apprensione in tutto il Salento, soprattutto nel campo rom Panareo, tra Lecce e Trepuzzi, dove tutt’ora vivono i parenti del montenegrino ucciso a Trepuzzi in un bar nel marzo del 2014, delitto per il quale Perrone è stato condannato all’ergastolo. I residenti del campo hanno persino organizzato delle ronde; in dieci, a turni di due ore presidiano e controllano.