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Auto rubate e “clonate” per la vendita online: blitz della Stradale, sei misure cautelari

Auto rubate tra Taranto, Bari e Lecce, poi “clonate” attraverso la sostituzione di targhe, numeri di telaio e documenti, per essere rimesse nel mercato dell’usato, anche tramite annunci online, in Puglia e a Torino. In altri casi le vetture venivano smontate pezzo per pezzo per rivendere sportelli, cristalli, motori e altri componenti.

È quanto emerso dall’inchiesta coordinata dalla Procura di Brindisi, culminata questa mattina all’alba in un blitz degli investigatori della sezione di polizia giudiziaria della Polizia Stradale di Taranto, guidati dall’ispettore Leonardo Maiorino.

Il provvedimento, disposto dalla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, ha portato a due arresti in carcere, due ai domiciliari e due obblighi di firma. Sono 18 complessivamente gli indagati, residenti tra Latiano, Nardò, Torino, Brindisi e Manduria.

Secondo l’accusa, l’epicentro dell’organizzazione sarebbe stato a Latiano, nel Brindisino. Gli indagati avrebbero fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di auto rubate, al falso in atto pubblico e alla truffa ai danni degli acquirenti. Agenzie di pratiche automobilistiche, Motorizzazione civile e Pra risultano parti offese, poiché ignare della falsa documentazione utilizzata.

Tra i modelli maggiormente presi di mira figurano Nissan Qashqai rubate a Copertino, Taranto, Monteroni e Lecce, ma anche Alfa Romeo Stelvio, Jeep Renegade e Compass, Fiat 500 Abarth, Fiat 500X, Fiat Panda e Alfa Romeo Giulietta. Due Stelvio sarebbero state rubate a Torchiarolo e Lecce; una di queste apparteneva a un avvocato di Gallipoli.

Le auto, dopo essere state alterate nei dati identificativi, venivano intestate a un componente del gruppo, così da farlo apparire come legittimo proprietario, e poi rivendute a prezzi in linea con quelli del mercato ufficiale dell’usato.

L’inchiesta contesta anche la creazione di documenti d’identità falsi. In un caso sarebbe stato utilizzato persino il nome di un noto politico leccese. Durante gli interrogatori preventivi, uno degli indagati avrebbe reso piena confessione.