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Bimbo muore, donati fegato e cornee a Bari

Un bimbo di 11 anni, affetto da una uropatia malformativa congenita, è morto a Bari e i suoi genitori hanno deciso di donare fegato e cornee all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII, dove aveva trascorso gran parte della sua breve vita.
Antonio, nel nosocomio barese, aveva subito numerosissimi ricoveri e interventi chirurgici, tanto da diventare la mascotte dei reparti di Nefrologia e Dialisi e Urologia, dove praticamente viveva poiché aveva dovuto rinunciare agli amici e alla scuola.
Per questo sognava di diventare un medico. La donazione degli organi è stata possibile sia grazie al centro regionale trapianti, che ha coordinato le operazioni di prelievo, sia alle equipe di anestesisti pediatrici, neurologi, nefrologi e psicologi del pediatrico che da sempre hanno assistito, a livello clinico e psicologico, il bimbo e la sua famiglia. Sono stati loro i compagni di Antonio, sono state loro le persone che hanno vissuto la sua quotidianità che la malattia ha privato della scuola, dei giochi e degli amici. Così, hanno scritto una lettera per ricordare Antonio e le sue giornate.
“In questo percorso sono passati 11 anni, tra un numero sconsiderato di interventi chirurgici, tra mille ospedalizzazioni così da diventare per tutta la Nefrologia e dialisi e per l’Urologia del Giovanni XXIII uno dei nostri”, scrivono medici, infermieri e operatori sanitari spiegando che l’11enne aveva imparato a convivere con la malattia e a essere “nonostante tutto allegro, solare e tristemente ironico”.
“Eravamo noi i suoi amici quegli amici che non ha potuto avere né a scuola né nel cortile di casa, così limitato dalla sua situazione”, prosegue la lettera che ricorda il trapianto di rene subito dal bimbo grazie alla donazione della sua mamma.
“Antonio ad un ennesimo problema ha detto basta ed è volato via, cosi suoi capelli biondi e i suoi occhi azzurri” ma “ha potuto raggiungere un suo sogno: diventare il dottore che sognava di essere” perché “i suoi organi aiuteranno altre persone malate a continuare a vivere e ad avere, magari, quella magia negata al nostro piccolo grande amico”, concludono i sanitari.