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Ex Ilva, iniziato lo spegnimento degli altiforni: operazioni entro la settimana

Sono iniziate questa mattina, martedì 3 novembre, le operazioni di spegnimento degli altiforni dell’ex Ilva di Taranto. L’azienda lo ha comunicato alle organizzazioni sindacali, dopo la sentenza della Corte di Cassazione del 29 ottobre che ha respinto i ricorsi di Acciaierie d’Italia e Ilva, entrambe in amministrazione straordinaria, contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che impone la fermata dell’area a caldo.

Secondo quanto comunicato da Fim, Fiom, Uilm e Usb, la società Liz Italia ha avviato lo spegnimento dei bruciatori che mantengono in preriscaldo i cowpers, gli impianti utilizzati per riscaldare l’aria immessa negli altiforni. Le operazioni dovrebbero concludersi entro questa settimana.

Il provvedimento giudiziario nasce dall’azione promossa da undici cittadini dell’associazione Genitori Tarantini, che avevano chiesto la fermata degli impianti per ragioni di tutela della salute e dell’ambiente. La Cassazione ha confermato la decisione dei giudici milanesi, rendendo necessario procedere allo spegnimento.

La produzione di ghisa era già ferma dall’8 ottobre, quando l’altoforno 2 aveva effettuato l’ultima colata. L’altoforno 1 è inattivo dal maggio 2025, dopo un incendio e il successivo sequestro, mentre il 4 era stato fermato per manutenzione. Anche le batterie delle cokerie risultano inattive dall’inizio dell’anno.

Novità anche per il Treno nastri (TNA), il reparto di laminazione che dovrebbe riprendere l’attività fino al 14 dicembre, per poi fermarsi nuovamente. Una seconda ripartenza è prevista a gennaio, con un periodo di funzionamento programmato di circa un mese.

Sul versante occupazionale resta aperta la questione della cassa integrazione straordinaria. L’azienda ha chiesto di estendere la platea potenziale fino a 8.622 lavoratori del gruppo, di cui 6.964 a Taranto. Si tratta del numero massimo indicato nella richiesta, non dei dipendenti già effettivamente sospesi dal lavoro.

La fermata dell’area a caldo si svolgerà sotto la vigilanza degli enti di controllo ambientale. Restano da definire le conseguenze industriali e occupazionali dello spegnimento degli impianti.