Tra Alliste e Felline torna l’allarme furti di metallo. Nel cimitero comunale di Alliste, nei giorni scorsi, sono sparite almeno quattro o cinque porte e diversi infissi in ferro e alluminio, staccati dalle cappelle private. Un colpo che, per quantità e peso del materiale sottratto, fa pensare a persone organizzate e dotate di un mezzo per il trasporto.
La razzia sarebbe avvenuta nelle ore notturne. I ladri, secondo la ricostruzione, avrebbero raggiunto le sepolture passando da un ingresso secondario sul retro del camposanto, così da evitare l’accesso principale. Una volta arrivati alle cappelle prese di mira, avrebbero smontato gli infissi direttamente dalle pareti, per poi allontanarsi senza essere disturbati, con ogni probabilità caricando la refurtiva su un veicolo parcheggiato nelle vicinanze.
A scoprire l’accaduto è stato il custode, che ha avvisato immediatamente gli uffici comunali. Ieri mattina la polizia locale, con il comandante Tommaso Campeggio, ha effettuato un sopralluogo per verificare l’entità dei danni e raccogliere i primi elementi utili. I proprietari delle cappelle colpite hanno presentato denuncia. Potrebbero essere decisive le immagini delle telecamere presenti nell’area, anche se non è ancora certo che le registrazioni siano effettivamente utilizzabili.
L’episodio, peraltro, non è isolato: lo stesso cimitero era già stato oggetto di furti analoghi nell’ottobre 2024, sempre ai danni di sepolture e strutture metalliche.
Un secondo caso, con dinamica diversa ma possibile stesso movente, riguarda Felline. Nella piazzetta adiacente alla chiesa parrocchiale di San Leucio, a ridosso di un parco giochi, è stato rubato il braccio di una croce in ferro fissata su una base in cemento. Non è chiaro quando sia avvenuto il furto, ma tra i residenti prevalgono amarezza e indignazione: non solo un danneggiamento, ma un gesto percepito come irrispettoso verso un simbolo religioso e un luogo quotidianamente frequentato da famiglie e bambini.
Gli investigatori non escludono un collegamento tra i due episodi. L’ipotesi più accreditata resta quella del furto di metalli da rivendere come ferro vecchio: un guadagno limitato, ma sufficiente – a quanto pare – a spingere qualcuno a colpire anche luoghi sacri e segni identitari della comunità.