Da un intervento avviato per accertare un furto a un processo che ha coinvolto uno degli stessi militari presenti sul posto. Si è conclusa con una condanna a due anni di reclusione la vicenda giudiziaria che riguarda un vicebrigadiere dei carabinieri, ritenuto responsabile di essersi impossessato di un gioiello durante un sopralluogo in un compro oro di Francavilla Fontana. La decisione è stata pronunciata dal gup del Tribunale di Brindisi al termine del rito abbreviato.
I fatti contestati risalgono al 18 ottobre 2024. Quel giorno i carabinieri erano intervenuti in un’attività commerciale specializzata nella compravendita di preziosi, dove era stato segnalato un furto. Secondo la ricostruzione dell’accusa, proprio nel corso delle verifiche svolte all’interno del negozio, mentre erano in corso gli accertamenti per chiarire quanto accaduto, il sottufficiale avrebbe preso uno dei gioielli presenti nel locale, nascondendolo nella tasca della giacca.
Per la Procura, il gesto sarebbe avvenuto approfittando della situazione e della concentrazione del personale sulle operazioni di controllo, trasformando così un ordinario intervento di polizia in un ulteriore episodio penalmente rilevante. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a due anni e otto mesi, ritenendo dimostrata la responsabilità dell’imputato.
Di diverso avviso la difesa, che nel corso del procedimento ha contestato la solidità del quadro accusatorio, sostenendo in particolare l’assenza di prova certa sulla riconducibilità del gioiello al negozio. Un elemento che, secondo i legali, avrebbe dovuto incidere in modo decisivo sulla tenuta dell’accusa.
Il giudice, però, ha ritenuto sufficienti gli elementi raccolti nella fase delle indagini preliminari e ha pronunciato sentenza di condanna, pur applicando una pena inferiore rispetto a quella richiesta dalla Procura. La decisione potrà ora essere impugnata nei successivi gradi di giudizio. Parallelamente, resta da verificare se la vicenda avrà conseguenze anche sul piano disciplinare interno all’Arma.