Tre anni di reclusione per la morte di Alessia Ferrante, l’influencer di Bisceglie deceduta a 37 anni prima di sottoporsi a un intervento di liposuzione. Il giudice monocratico del Tribunale di Bari, Antonio Coscia, ha condannato il chirurgo plastico Francesco Reho, imputato di omicidio colposo per quanto accaduto il 10 aprile 2020 in un poliambulatorio di Monopoli.
La donna si era recata nella struttura sanitaria per un intervento di asportazione del tessuto adiposo. Secondo la ricostruzione dell’accusa, prima dell’operazione le sarebbe stata somministrata una dose eccessiva di anestetico, che avrebbe provocato un arresto cardiaco fatale.
La pubblico ministero Carla Spagnuolo, titolare dell’indagine, aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione, con sospensione condizionale della pena. Il giudice ha disposto una pena superiore di un anno rispetto alla richiesta dell’accusa.
La difesa del chirurgo contesta la decisione e ha già annunciato il ricorso in appello. L’avvocato Roberto Eustachio Sisto ritiene ingiusta la condanna e mette in discussione la perizia utilizzata nel processo, giudicandola inattendibile sotto il profilo metodologico e infondata nel merito.
Il legale solleva inoltre dubbi sulla posizione di uno dei professionisti che hanno contribuito alla consulenza medico-legale, appartenente alla scuola di specializzazione diretta da un consulente della parte civile, successivamente revocato.
«Le sentenze si rispettano e quando ingiuste, come in questo caso, si impugnano», ha dichiarato Sisto, annunciando l’intenzione di rivolgersi alla Corte d’Appello per ottenere la riforma della decisione.
La sentenza di primo grado arriva a sei anni e mezzo dalla morte della trentasettenne. La responsabilità penale del chirurgo resta soggetta ai successivi gradi di giudizio.