“Sprezzante della vita altrui”. È uno dei passaggi più duri contenuti nell’ordinanza del gip di Taranto, Gabriele Antonaci, che ha disposto la custodia cautelare per Cosimo Colucci, detto Mimmo, accusato insieme al 20enne Fabio Sale e a quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni dell’omicidio di Bakari Sako, il 35enne maliano ucciso all’alba del 9 maggio nella città vecchia di Taranto.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Sako stava percorrendo via Garibaldi in bicicletta per raggiungere il posto di lavoro nei campi quando sarebbe stato accerchiato e aggredito dal gruppo senza un apparente motivo. Il branco lo avrebbe colpito violentemente in pieno centro, senza preoccuparsi della presenza di testimoni o delle telecamere di videosorveglianza. Per il gip gli indagati avrebbero agito con una “sensazione di impunità”, mostrando il volto scoperto durante il pestaggio.
L’aggressione sarebbe poi degenerata quando un 15enne avrebbe sferrato tre coltellate, due all’addome e una al torace. Ferito gravemente, il 35enne riuscì a entrare in un bar di piazza Fontana, dove però si accasciò sul pavimento. Il gestore del locale, secondo l’accusa, avrebbe allontanato i ragazzi senza avvertire le forze dell’ordine. Ora è indagato per favoreggiamento personale perché non avrebbe indicato il nome di Colucci pur conoscendolo e avendolo visto sulla scena.
Martedì la procuratrice facente funzioni del Tribunale per i minorenni, Daniela Putignano, conferirà l’incarico per l’autopsia al medico legale Roberto Vaglio. Nello stesso giorno la pm Paola Francesca Ranieri assegnerà le consulenze tecniche sui video del bar e sui cellulari sequestrati ai due maggiorenni e alla vittima.