«Chiedo scusa alla famiglia del brigadiere Legrottaglie. Sono distrutto per quello che è successo. Io mi sarei fermato subito». Sono le dichiarazioni rese oggi in tribunale a Brindisi da Camillo Giannattasio, 58 anni, imputato per concorso nell’omicidio volontario pluriaggravato del brigadiere capo Carlo Legrottaglie, ucciso il 12 giugno scorso nei pressi della zona industriale di Francavilla Fontana.
Giannattasio ha fornito alla Corte la propria versione dei fatti. Ha raccontato di essere stato contattato quella mattina da Michele Mastropietro, poi morto in un successivo conflitto a fuoco con la polizia, con la richiesta di riparare un’auto a Francavilla Fontana. Secondo il suo racconto, avrebbe scoperto solo durante il tragitto che la vettura sulla quale viaggiavano era rubata e si sarebbe rifiutato di effettuare la riparazione.
Durante la fuga e il primo confronto con i carabinieri, Giannattasio sostiene di non sapere che Mastropietro fosse armato e di avergli chiesto di fermarsi. «Sentivo gli spari, non mi sono girato neanche una volta», ha riferito.
La fuga in auto terminò contro un palo della luce. Secondo la ricostruzione accusatoria, fu in quella fase che Mastropietro sparò mortalmente al brigadiere Legrottaglie.
I due furono poi intercettati in un terreno a Grottaglie, dove avvenne un secondo conflitto a fuoco nel quale Mastropietro rimase ucciso.
Davanti alla Corte, Giannattasio ha chiesto di «non essere messo al pari di Mastropietro», definendo «inaccettabile» quanto commesso dal compagno e aggiungendo di essere stato trattato con correttezza dalle forze dell’ordine dopo l’arresto.