Taranto si sveglia oggi capitale del Mediterraneo. Questa sera, nello stadio Erasmo Iacovone rinnovato e già esaurito nei 16.500 posti disponibili, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dichiarerà aperta la ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo. In tribuna sono attesi Giorgia Meloni, i presidenti di Camera e Senato e numerose delegazioni straniere. Sul campo sfileranno quasi quattromila atleti di 26 Paesi, ai quali si aggiunge Athletica Vaticana. Trentatré discipline, tremila volontari, centinaia di giornalisti e una macchina che fino al 3 settembre distribuirà gare e pubblico tra Taranto e numerosi centri pugliesi. Alla vigilia il Ministero del Turismo ha registrato oltre centomila biglietti venduti e il tutto esaurito in città.
Per capire che cosa rappresenti davvero questa serata bisogna però guardare oltre lo spettacolo inaugurale. Il racconto di Taranto 2026 è scritto soprattutto nel cemento, nell’acciaio, nelle piscine riempite d’acqua, nelle piste collaudate, nelle tribune che un anno fa erano ancora un cantiere. E in questa storia il nome che più di ogni altro si sovrappone alla corsa contro il tempo è quello di Massimo Ferrarese.
Quando il Governo lo nomina commissario straordinario, con Dpcm del 25 maggio 2023, il mandato è esplicito: assicurare la “tempestiva realizzazione” degli interventi necessari ai Giochi. Ferrarese arriva con un profilo poco burocratico: imprenditore, già presidente della Provincia di Brindisi e per anni alla guida della New Basket Brindisi. La legge gli attribuisce poteri sostitutivi e di coordinamento e, quando necessario, ordinanze motivate in deroga a molte disposizioni ordinarie, nel rispetto dei vincoli penali, antimafia ed europei. È lo strumento pensato per rompere l’immobilismo. Ferrarese lo usa come una leva operativa.
Il dato che misura la sfida è quello degli interventi: 45 opere su 41 impianti distribuiti in 21 Comuni. Nove stadi, venti palazzetti, una piscina olimpica e una indoor, quattro piste di atletica, un centro nautico, un centro tennis, un campo di tiro con l’arco, due parchi urbani e sei palestre scolastiche. Per le infrastrutture il Governo ha destinato 275 milioni di euro. L’ultimo decreto finanziario del masterplan arriva il 30 agosto 2024: da quel momento restano meno di due anni per approvare progetti esecutivi, bandire gare, affidare lavori, aprire cantieri, completarli e collaudarli. È su questa compressione dei tempi che si misura il risultato.
Lo Iacovone è il simbolo più evidente. Nel marzo 2025 c’erano sostanzialmente le fondazioni; poco più di un anno dopo lo stadio aveva già acceso il nuovo impianto di illuminazione e mostrava coperture, seggiolini e profilo ridisegnato. A luglio è arrivato il prato naturale, ad agosto i due maxischermi sono stati completati e collaudati. Oggi l’impianto ospita la cerimonia davanti al Capo dello Stato. Lo stesso salto temporale si vede allo Stadio del Nuoto Torre d’Ayala, pronto e già sold out nelle sessioni di gara; al PalaRicciardi e allo stadio Valente; nel centro tennis Magna Grecia e nell’area del padel; nel parco urbano della Salinella; nel centro nautico Torpediniere. Non sono venue temporanee: sono strutture destinate a restare.
Ferrarese lo ha ripetuto spesso: i Giochi durano due settimane, gli impianti devono durare decenni. La sua linea è spostare la discussione dall’evento alla “legacy”, l’eredità. Già nel dicembre 2025 aveva proposto un fondo di avviamento per aiutare il Comune nella futura gestione delle strutture ed evitare che il patrimonio costruito si trasformasse in una costellazione di cattedrali nel deserto. La vera verifica arriverà dal 4 settembre, quando resteranno costi, manutenzioni, concessioni e utilizzo quotidiano.
Anche sul terreno finanziario Ferrarese ha costruito una parte della propria cifra amministrativa. A giugno ha sostenuto che i 275 milioni destinati agli impianti sono rimasti 275, nonostante l’aumento dei prezzi dei materiali, assorbito grazie alle economie prodotte da ribassi di gara e risparmi della struttura commissariale. Nel terzo masterplan, inviato al Governo a febbraio, indicava 34 milioni di economie, di cui circa 14 già utilizzati per fronteggiare gli aumenti e altri da destinare a varianti e opere complementari. Il metodo: usare le economie per coprire criticità e completamenti senza chiedere nuovi fondi per le opere principali.
Il percorso, però, non è stato lineare. Nel dicembre 2025 il Comitato internazionale lanciò un allarme durissimo sulla macchina organizzativa. Mancavano ancora risposte definitive su servizi essenziali, accoglienza e alcuni passaggi operativi e si arrivò a parlare apertamente del rischio per i Giochi. Ferrarese reagì rivendicando la necessità di affidare i servizi con procedure pubbliche e trasparenti; il ministro Andrea Abodi, nello stesso periodo, confermò invece che il cronoprogramma delle opere risultava rispettato. Quel passaggio aiuta a distinguere due piani: da una parte i cantieri, che procedevano; dall’altra un’organizzazione con nodi ancora da sciogliere.
È forse proprio qui che il giudizio sul commissario acquista maggiore consistenza. Ferrarese non ha ricevuto un progetto avviato da accompagnare placidamente al traguardo. Ha lavorato dentro una situazione nella quale tempi, governance, finanziamenti e rapporti istituzionali si sono sovrapposti spesso in modo conflittuale. E nel momento più difficile ha scelto di non modificare il criterio di fondo: accelerare, ma mantenendo gare e procedure verificabili. A giugno un nuovo referto del controllo concomitante della Corte dei conti ha preso atto dei progressi compiuti sui servizi tecnologici, sul broadcasting, sull’antidoping e sull’ospitalità, pur mantenendo raccomandazioni sugli ultimi adempimenti.
Otto mesi dopo quell’allarme, molte risposte sono diventate concrete. Il Villaggio Mediterraneo è galleggiante: Aroya e Romantika sono ormeggiate alla Stazione Navale Mar Grande e ospitano atleti e delegazioni. Una soluzione discussa e costosa, ma che ha consentito di concentrare migliaia di ospiti a poca distanza dal sistema delle venue. I tremila volontari sono operativi. Il Comune ha varato navette e Park&Ride con collegamenti ogni venti minuti tra i principali hub e gli impianti. Parcheggi e strade sono stati adeguati e la città ha affiancato alle gare il Fan Village di piazza Garibaldi, aperto fino al 3 settembre.
Il metodo Ferrarese si è riconosciuto anche nella comunicazione: sopralluoghi continui, video dai cantieri, aggiornamenti quasi quotidiani, scadenze ripetute pubblicamente. Il commissario ha messo la propria faccia sui tempi, usando formule semplici: “ce la dobbiamo fare”, “non si può sbagliare”. Una scelta che ha personalizzato il progetto e reso immediatamente individuabile il centro della responsabilità. A Ferragosto era ancora allo Iacovone insieme all’impresa, alla direzione lavori e ai collaboratori; negli ultimi giorni ha annunciato uno dopo l’altro il completamento dei maxischermi e degli interventi finali.
La capacità realizzativa è forse il tratto più netto dell’esperienza Taranto 2026. Non perché Ferrarese abbia agito da solo: Governo, enti locali, imprese e tecnici hanno composto una filiera complessa. Ma perché è stato lui a trasformare quella filiera in una catena decisionale con un obiettivo misurabile: arrivare al 21 agosto con gli impianti utilizzabili. Il risultato materiale, oggi, è difficile da negare. Negli ultimi giorni le cronache hanno raccontato soprattutto collaudi, rifiniture e allestimenti, non grandi opere ancora sulla carta. A inizio agosto, di fronte alle segnalazioni su alcune lavorazioni, Ferrarese ha peraltro assicurato che nessuna struttura sarebbe stata consegnata senza il pieno rispetto degli standard previsti e dei collaudi.
E tuttavia Taranto non celebra ancora una vittoria definitiva. Celebra il superamento della prima prova. Da stasera comincia la seconda: far funzionare per quattordici giorni un sistema con migliaia di atleti, delegazioni, spettatori, trasporti, sicurezza, broadcasting e accoglienza. Poi verrà la terza, forse la più difficile: dimostrare che i 275 milioni investiti nelle infrastrutture non sono serviti soltanto a costruire uno scenario per agosto 2026, ma a modificare stabilmente la dotazione sportiva della Puglia.
Per questo la cerimonia dello Iacovone ha un valore che va oltre le medaglie. Taranto, città abituata a essere raccontata attraverso l’Ilva, l’ambiente, le crisi industriali e le promesse di riconversione, prova per una sera a cambiare lessico e immagine. Mattarella, alla vigilia, ha invitato la città ad “abbracciare il futuro”, senza dimenticare proprio la vertenza industriale e occupazionale che continua a segnare il territorio. I Giochi non cancellano i problemi di Taranto. Ma consegnano un fatto: opere che per anni sono state rendering oggi esistono.
È qui che si misura il ruolo di Massimo Ferrarese. Ha ricevuto poteri straordinari perché il tempo ordinario non bastava. Li ha trasformati in cantieri, gare, affidamenti, pressione sulle imprese e controllo dei cronoprogrammi. E, soprattutto, ha imposto al progetto una cultura del risultato che in una macchina pubblica così frammentata non era affatto scontata.
La sentenza sull’intero progetto arriverà dopo il 3 settembre. Ma il traguardo che sembrava più incerto — arrivare al giorno dell’apertura con Taranto pronta ad accendere le luci — è stato raggiunto. Prima ancora che parta la cerimonia, questa è già la prima medaglia dei Giochi. E porta, inevitabilmente, anche la firma di Massimo Ferrarese.