Leggi tutto" />

Taranto saluta i Giochi dei record: 224 medaglie azzurre e una città che prova a cambiare futuro

Saranno ricordati come i Giochi dei record. A cominciare dalle 224 medaglie conquistate dall’Italia, primato assoluto che cancella quello dei 193 podi ottenuti a Bari nel 1997. Ma Taranto 2026, chiusa con una grande festa allo stadio Iacovone, è stata molto più di una manifestazione sportiva.

Per quindici giorni la città ha provato a cambiare pelle e racconto. A tornare capitale della Magna Grecia, lasciando almeno temporaneamente sullo sfondo l’immagine, più ingombrante e dolorosa, della capitale dell’acciaio. Non a caso il motto scelto per questa ventesima edizione era “Embrace the future”, abbracciare il futuro.

Il tempo dirà se davvero questi Giochi saranno riusciti a imprimere una svolta. Di certo lasciano un patrimonio importante: 41 impianti nuovi o riqualificati, dal nuovo stadio Erasmo Iacovone allo Stadio del Nuoto Torre d’Ayala con le piscine olimpioniche affacciate sul mare, fino al Palaricciardi e al nuovo impianto per il padel.

Ed è proprio sulla gestione delle strutture che si gioca adesso la partita più delicata. Il passaggio dalla fase commissariale ai Comuni porta con sé interrogativi sui costi, sulla manutenzione e sulla capacità di evitare che gli impianti diventino cattedrali nel deserto.

Il commissario di Taranto 2026, Massimo Ferrarese, ha annunciato una fase di affiancamento fino ai primi giorni del nuovo anno. Restano inoltre tre milioni di euro risparmiati che la struttura commissariale vorrebbe destinare alla manutenzione degli impianti, previa autorizzazione del Governo. Per lo stadio Valente e il Palaricciardi si è già fatta avanti la Fidal, mentre per lo Stadio del Nuoto, struttura dai costi di gestione più elevati, al momento non risultano manifestazioni di interesse. Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha assicurato che «Taranto non sarà lasciata sola».

Sul piano agonistico, invece, i Giochi hanno avuto un padrone quasi assoluto: l’Italia. Con circa 500 atleti, la rappresentativa azzurra ha dominato gran parte delle 33 discipline in programma, conquistando medaglie anche in sport nei quali tradizionalmente non parte favorita, come pallamano e tennistavolo.

Nel nuoto il divario è stato talmente netto da far assomigliare alcune giornate a un campionato italiano. Tra le immagini destinate a restare c’è soprattutto l’oro di Benedetta Pilato, tarantina e profeta in patria, e quello di Gianmarco Tamberi, arrivato a Taranto per conquistare l’unico successo che ancora mancava nel suo straordinario palmarès.

L’ultimo oro azzurro è arrivato nel pomeriggio conclusivo dalla pallanuoto maschile. La nazionale guidata da Sandro Campagna ha battuto il Montenegro nella finale per il primo posto. Nell’euforia dei festeggiamenti è finita in acqua anche la mascotte Ionios, poi recuperata tra le risate.

L’Italia chiude così in testa al medagliere con 224 podi: 74 ori, 78 argenti e 72 bronzi. Più del doppio della Turchia, seconda con 111 medaglie. Terza la Grecia con 71.

La cerimonia conclusiva ha mescolato tradizione pugliese e musica internazionale, dalla taranta agli Oasis, da Morricone a John Lennon, fino all’omaggio a Domenico Modugno interpretato da Serena Autieri.

Poi il passaggio di consegne a Pristina, capitale del Kosovo, che ospiterà i Giochi del Mediterraneo nel 2030.

Taranto 2026 finisce qui. Da domani, però, comincia una sfida forse ancora più difficile di quella organizzativa e sportiva appena vinta: trasformare quindici giorni di entusiasmo, impianti nuovi e visibilità internazionale in un’eredità capace di durare. Perché i Giochi sono finiti, ma il futuro che Taranto ha provato ad abbracciare comincia adesso.