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Villa Castelli, sgominata banda dei “cavalli di ritorno”: arrestati due fratelli

Due fratelli, di 28 e 26 anni, di Villa Castelli sono stati arrestati nella mattinata del 19 marzo 2026 dai Carabinieri, ritenuti a capo di un’associazione per delinquere attiva tra le province di Brindisi e Taranto e specializzata in furti, rapine ed estorsioni con il metodo del “cavallo di ritorno”.
Nella mattinata del 19 marzo 2026, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Francavilla Fontana, con il supporto del Nucleo Cinofili di Modugno, dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Puglia” e delle Aliquote di Primo Intervento del Comando Provinciale di Brindisi, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Brindisi, su richiesta della Procura della Repubblica.

Il provvedimento riguarda due fratelli, di 28 e 26 anni, entrambi del posto, ritenuti promotori, organizzatori e capi di un’associazione per delinquere attiva tra giugno 2023 e agosto 2025 nelle province di Brindisi e Taranto. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo sarebbe stato dedito alla commissione di numerosi reati contro il patrimonio, tra cui furti, ricettazione, rapine ed estorsioni, in particolare attraverso il cosiddetto metodo del “cavallo di ritorno”.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura e condotta dai militari dell’Arma, ha coinvolto complessivamente sette indagati e ha permesso di documentare diversi episodi criminosi. Tra questi, otto furti – tra consumati e tentati – di autovetture e mezzi agricoli, sei casi di ricettazione di veicoli e attrezzature, l’estorsione di un furgone mediante richiesta di denaro per la restituzione e una rapina aggravata ai danni di un supermercato in provincia di Taranto.

In quest’ultimo episodio, i due indagati avrebbero agito con il volto travisato e armati di fucile, minacciando cassiera e clienti e riuscendo ad asportare circa 1.500 euro in contanti.

Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza, evidenziando modalità operative definite “professionali” e un contesto associativo strutturato, tale da rendere concreto il rischio di reiterazione dei reati. Determinanti, ai fini della misura cautelare in carcere, anche i precedenti specifici degli indagati per fatti analoghi.

Le indagini proseguono per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e verificare la piena estensione dell’attività del gruppo criminale sul territorio.