Sono quasi cinquemila gli ettari di territorio pugliese attraversati dagli incendi nei primi due mesi della campagna estiva. Il bilancio aggiornato parla di 4.921 ettari bruciati tra giugno e luglio, con una brusca accelerazione nell’ultimo mese: a giugno le fiamme avevano interessato 954 ettari, mentre a luglio la superficie distrutta è salita a 3.967 ettari.
La provincia più colpita è quella di Bari, dove risultano bruciati 1.892 ettari. Seguono Foggia con 1.021 ettari, Barletta-Andria-Trani con 964, Lecce con 542 e Taranto con 478. Decisamente più contenuto il dato della provincia di Brindisi, ferma a 24 ettari. Le cifre descrivono una situazione ambientale particolarmente grave, aggravata dalle temperature elevate, dalla siccità e dal vento, che in numerosi casi ha favorito la rapida propagazione dei fronti di fuoco.
Gli incendi hanno interessato aree agricole, macchia mediterranea, boschi e zone prossime agli insediamenti turistici. In diversi territori è stato necessario evacuare abitazioni, strutture ricettive e aziende, mentre vigili del fuoco, protezione civile, volontari e operatori dell’Arif sono stati impegnati per giornate intere nelle operazioni di spegnimento e bonifica.
Il fenomeno riapre il dibattito sulla prevenzione, sulla manutenzione delle aree rurali e sul controllo delle zone maggiormente esposte. La priorità non riguarda soltanto l’intervento durante le emergenze, ma anche la pulizia dei terreni, la realizzazione delle fasce tagliafuoco, la sorveglianza e l’individuazione dei responsabili dei roghi dolosi o provocati da comportamenti negligenti.