Taranto ha acceso ieri sera i XX Giochi del Mediterraneo, trasformando lo stadio Iacovone in un grande palcoscenico di luci, musica e colori. A dichiarare ufficialmente aperta la manifestazione è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto da una lunga ovazione al suo ingresso nello stadio.
La cerimonia ha raccontato una Taranto che guarda al futuro partendo dalle proprie radici. L’immagine simbolo è stata quella dell’atleta tarantino che risorge e corre danzando su una cartina del Mediterraneo, metafora di una città che prova a lasciarsi alle spalle l’immagine dell’acciaio e delle ciminiere per costruire una nuova prospettiva.
In tribuna, insieme a Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accolta anche da qualche segno di disapprovazione proveniente dalla curva nord, i presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa e i ministri Andrea Abodi, Tommaso Foti, Orazio Schillaci e Gianmarco Mazzi. Presenti anche Capi di Stato e di Governo dei Paesi del Mediterraneo, facendo della serata non soltanto una festa dello sport ma anche un importante appuntamento diplomatico internazionale.
Nel pomeriggio il Castello Aragonese aveva ospitato la cerimonia di benvenuto alle delegazioni straniere, con Mattarella e Meloni a fare gli onori di casa.
Protagonista della serata anche il rinnovato stadio Erasmo Iacovone, uno dei simboli dell’imponente programma di riqualificazione realizzato in vista dei Giochi. Circa 300 milioni di euro sono stati destinati complessivamente agli interventi su 41 impianti sportivi.
Il commissario straordinario e presidente del Comitato organizzatore Massimo Ferrarese ha ricordato la corsa contro il tempo affrontata per rispettare le scadenze. «All’inizio ho affidato le gare di progettazione senza la copertura finanziaria. Se avessi aspettato fondi e decreti avremmo perso altri quattro o cinque mesi e non avremmo realizzato gli impianti», ha spiegato.
Ferrarese ha sottolineato che in appena 30 mesi sono stati organizzati i Giochi e riqualificate le strutture, restando all’interno delle risorse disponibili. Su 275 milioni di stanziamento, secondo il commissario, sono stati risparmiati circa 23 milioni, nonostante maggiori costi per 18 milioni e ulteriori interventi inseriti in corso d’opera.
Lo spettacolo, durato circa due ore e diretto dal regista Angelo Bonello, ha attraversato la storia di Taranto dall’Antica Grecia ai giorni nostri. Nel mezzo, la sfilata delle delegazioni. L’Italia, presente con 497 atleti, è stata guidata dai portabandiera Irma Testa e Filippo Tortu. Al loro ingresso tutto lo stadio, compreso Mattarella, si è alzato in piedi per applaudirli.
Sul palco e sul terreno di gioco si sono alternati settanta performer e artisti pugliesi. Mietta ha interpretato un brano ispirato ai ritmi della taranta, Al Bano una versione inedita di Nel Sole, mentre Serena Brancale ha proposto un medley. L’inno di Mameli è stato affidato a Simone Grande, 13 anni, vincitore di The Voice Kids, accompagnato dall’Orchestra della Magna Grecia.
A chiudere la cerimonia è tornato l’atleta di Taranto, impersonato dal ballerino Christian Pace: un campione leggendario dell’Antica Grecia chiamato a incarnare i valori dello sport e, soprattutto, la rinascita di una città che vuole utilizzare il proprio passato come forza per costruire il futuro.
Da oggi la parola passa alle gare e alle prime medaglie. Gli azzurri puntano subito al podio nel ciclismo, con le cronometro maschile e femminile, e nella scherma. Sono oltre 3.800 gli atleti di 26 Paesi, impegnati in 33 discipline, con 1.853 medaglie in palio.
Ma la partita più importante va oltre il risultato sportivo. I Giochi consegnano a Taranto nuovi impianti, visibilità internazionale e una delle più importanti occasioni di rilancio degli ultimi decenni. La sfida, da oggi, sarà trasformare lo spettacolo di una notte in un futuro duraturo per la città.