Si è parlato di psicoanalisi, femminismo e trasformazioni sociali nell’incontro che si è tenuto nell’Atrio del Castello Normanno Svevo di Mesagne con Silvia Lippi, psicoanalista e autrice, insieme al filosofo Patrice Maniglier, del volume “Sorellanze. Per una psicoanalisi femminista”, pubblicato da DeriveApprodi nel 2024.
L’appuntamento, moderato da Stefania Pasimeni, è stato organizzato dall’associazione RiCreAzione Aps con il patrocinio del Comune di Mesagne, nell’ambito della rassegna “Note e-motive” e del cartellone MesagnEstate 2026. La presentazione del libro era infatti tra gli appuntamenti culturali scelti dall’amministrazione per chiudere il programma di agosto.
Al centro del confronto una domanda che attraversa l’intero lavoro di Lippi e Maniglier: può la psicoanalisi restare immutata di fronte al #MeToo e al femminismo contemporaneo? Gli autori sostengono la necessità di ripensarne alcuni presupposti, mettendo in discussione un impianto teorico nel quale la figura paterna e l’ordine patriarcale hanno storicamente avuto un ruolo centrale.
Il libro introduce così il concetto di “sorellanza” non soltanto come solidarietà tra donne, ma come una diversa forma di legame sociale costruita a partire da esperienze, traumi e sintomi condivisi. Un percorso nel quale gli autori utilizzano anche la figura radicale di Valerie Solanas, autrice dello SCUM Manifesto, per interrogare identità, desiderio, potere e dominazione maschile.
Silvia Lippi, nata a Bologna e da anni attiva professionalmente in Francia, è psicoanalista a Parigi, psicologa in ambito psichiatrico e autrice di numerosi studi sul rapporto tra psicoanalisi, filosofia e politica.
L’incontro di Mesagne ha quindi portato nell’Atrio del Castello un tema tutt’altro che soltanto accademico: come cambiano la cura, le relazioni e la lettura del desiderio quando anche la psicoanalisi viene interrogata dalle trasformazioni introdotte dai femminismi contemporanei.