Più delle luci, della musica e dei fuochi d’artificio, c’è un’immagine che resterà nella notte in cui Taranto ha salutato i Giochi del Mediterraneo: Massimo Ferrarese al centro dello stadio Iacovone, accolto da un’ovazione, mentre sugli spalti compare uno striscione con una scritta semplice e inequivocabile: «Grazie Massimo Ferrarese». È stato uno dei momenti più intensi della cerimonia di chiusura della ventesima edizione dei Giochi, davanti al pubblico di uno stadio gremito.
Un riconoscimento che arriva al termine di una corsa contro il tempo durata trenta mesi. Ferrarese, commissario straordinario per le opere e presidente del Comitato organizzatore, era stato chiamato a recuperare ritardi, completare gli impianti e mettere in piedi una manifestazione internazionale che per lungo tempo era apparsa in bilico.
Alla vigilia del congedo ha rivendicato il risultato: 41 impianti nuovi o riqualificati, 18.250 accreditati e 172mila biglietti venduti nell’arco della manifestazione. L’Italia, intanto, ha chiuso in testa il medagliere con il record assoluto di 224 medaglie: 74 ori, 78 argenti e 72 bronzi.
Ma nella serata conclusiva i numeri hanno lasciato il posto alle emozioni. Nel suo ultimo discorso allo Iacovone, Ferrarese ha parlato dell’eredità lasciata dai Giochi, degli impianti restituiti al territorio e soprattutto dello sport come strumento capace di avvicinare popoli e culture in un Mediterraneo ancora attraversato dai conflitti.
Poi il passaggio più personale: «Termina anche la mia corsa». Ed è in quel momento che il pubblico ha risposto con un lungo applauso, trasformato rapidamente in una vera ovazione, mentre sugli spalti veniva mostrato lo striscione di ringraziamento.
Ferrarese ha voluto condividere il risultato con la struttura organizzativa, le istituzioni, il Governo, gli enti locali, le forze dell’ordine, le Forze armate, i volontari e quanti hanno lavorato alla manifestazione. Anche il ministro dello Sport Andrea Abodi ha riconosciuto pubblicamente il lavoro svolto dalla struttura commissariale e dal Comitato organizzatore.
La serata, intitolata “Mediterraneo in Festa”, è cominciata nel segno della Puglia. Rossella Brescia ha accompagnato l’apertura, mentre Dominique Antonacci e i Terraròss hanno portato nello stadio i ritmi della tradizione popolare. Poi Karima, insieme all’Orchestra della Magna Grecia, e i giovani ballerini della crew tarantina Aktitude.
Sul prato sono quindi tornate le delegazioni dei 26 Paesi che hanno partecipato ai Giochi. Per l’Italia i portabandiera sono stati la ginnasta Angela Andreoli e Francesco Condemi, capitano della nazionale di pallanuoto che poche ore prima aveva conquistato l’ultimo oro azzurro battendo il Montenegro.
A portare il Tricolore per l’alzabandiera è stata la tarantina Mia Zottoli Montanaro, Miss Mondo Italia 2026. Poi il momento istituzionale che ha proiettato i Giochi verso il futuro: la bandiera della manifestazione è stata ammainata e affidata prima al vertice del Comitato internazionale, poi al sindaco di Taranto Piero Bitetti e infine ai rappresentanti di Pristina, capitale del Kosovo che ospiterà l’edizione del 2030.
La musica si è ripresa infine lo Iacovone. Moses Concas con la sua armonica, Serena Autieri accompagnata dall’Orchestra della Magna Grecia nell’omaggio a Domenico Modugno e Mille, prima dell’esibizione dei Rockin’1000. Circa 350 musicisti e una quarantina di cantanti hanno attraversato alcuni grandi classici del rock. Luci e fuochi d’artificio hanno accompagnato il congedo.
Si chiude così una manifestazione che per quindici giorni ha spostato su Taranto l’attenzione dello sport mediterraneo e che lascia alla città e alla Puglia una nuova dotazione di infrastrutture sportive.
Ma nel momento dei saluti il pubblico dello Iacovone ha scelto anche a chi indirizzare il proprio grazie. Lo ha fatto con un nome scritto su uno striscione e con un’ovazione: Massimo Ferrarese. Per il commissario, dopo trenta mesi trascorsi a inseguire scadenze che sembravano impossibili, probabilmente la medaglia più inattesa dei Giochi.