Abusa della figlia per 15 anni e nasce anche una bambina: arrestato padre-orco

Quando frequentava la quinta elementare, la sua vita di bambina finì per sempre: il padre la portò in campagna con l’auto, abbassò il suo sedile, chiuse elettronicamente le portiere, le bloccò i polsi e la violentò. “Il primo rapporto sessuale completo”, si legge nell’involontario cinismo dell’ordinanza di custodia cautelare che ha spalancato le porte del carcere a un uomo di 52 anni che per 15 ha abusato della figlia. Quando aveva solo sette anni iniziò a indirizzare verso di lei le sue attenzioni morbose, mentre alla moglie riservata botte e umiliazioni. Poi, a dieci anni, la prima violenza. Un incubo che sarebbe andato avanti per due-tre volte alla settimana per i successivi 15 anni, con due gravidanze. Una quando aveva 15 anni, interrotta con un aborto, la seconda portata a termine. Ora l’incolpevole frutto di quell’incesto è una bambina di sette anni, proprio l’età che aveva la madre quando l’incubo è iniziato.
IMPASSIBILE Quando i carabinieri si sono presentati a casa dell’orco, con le manette e quelle accuse infamanti, lui è rimasto impassibile: lo sguardo freddo, distaccato, come se quello che stava accadendo non lo riguardasse. Ed è stato così fino a quando la porta di una cella del carcere giudiziario di Lecce non si è chiusa alle sue spalle: l’hanno sistemato nella sezione speciale, quella dei detenuti sotto tutela, perché chi è accusato di reati considerati “infami”, come la violenza sessuale e ancor più l’incesto, può rischiare punizioni pesantissime prima ancora che sia la giustizia a infliggergliele.

CORAGGIO A 29 anni lei, che chiameremo Chiara, è riuscita finalmente a liberarsi di quel segreto che si portava dentro sin da bambina. Lo ha fatto con l’aiuto del suo attuale compagno, il primo uomo che l’ha amata veramente, e all’umanità dei carabinieri di Latiano, alla cui porta è andata a bussare per liberarsi del mostro che aveva dentro. E che un passo alla volta l’hanno guidata nella difficile ricostruzione di una storia che anche a raccontarla è un pugno allo stomaco.

LETTERA Chiara non aveva il coraggio di parlarne direttamente con il uomo, un ragazzo di Latiano con il quale è andata a vivere. E così gli ha scritto una lettera. Pagine e pagine scritte a mano con una calligrafia incerta e inumidite di lacrime.
Gli ha raccontato di quel padre che a 7 anni aveva iniziato a metterle le mani addosso e che a 10 l’aveva violentata. La minacciava per non farle raccontare nulla: “Ti picchio, te la faccio pagare”. Oppure tentava di circuirla squallidamente: “Devi essere mia per sempre, perché ti amo”. La lettera continuava raccontando dei suoi 15 anni, quando aveva scoperto di essere incinta e le era stato praticato l’aborto in un ospedale della provincia di Lecce. Il padre era andato a prenderla in ospedale, ma non per consolarla. Lungo il tragitto aveva imboccato un tratturo di campagna e l’aveva costretta a subire un rapporto sessuale, nonostante i dolori e lo choc dell’aborto: voleva punirla perché aveva confessato alla madre che era stato lui a violentarla. Era il 2008, ma la madre non fece e non disse nulla. E quelle violenze ripresero come se nulla fosse accaduto.

VOMITO “A volte fingevo di stare male, mi provocavo il vomito. Ma lui lo capiva e mi costringeva a rapporti sessuali con ancora maggior violenza per punirmi”, scrive Chiara al compagno nella lettera che ora si trova nel fascicolo del pubblico ministero.
Nel 2011 una nuova gravidanza frutto dell’incesto. Questa volta nasce una bambina la cui paternità viene ufficialmente attribuita a un ragazzo che Chiara ha iniziato a frequentare. A questo punto la ragazza prende la palla al balzo, pur di fuggire. Sposa quell’uomo che non ama, va a vivere con lui pur di fuggire dalle grinfie del padre. Ha un altro bambino, questa volta dal marito. Ma la storia finisce presto. Lui si droga ed è alcolizzato, ma è stato comunque la sua unica via di salvezza per fuggire da casa.
E così i due bimbi tornano nella casa dell’orco, mentre lei lì non ci vuole rimettere piede. A Latiano conosce un ragazzo per bene, finalmente uno che la ama davvero. Teneramente. Nasce un’altra bimba ma adesso Chiara capisce che non può più aspettare.
La sua prima figlia ha sette anni, gli stessi che aveva lei quando il padre cominciò ad abusare. E sta in casa del mostro insieme all’altro bimbo. Teme che ora possa toccare alla figlia, che possa fare la sua stessa fine. Ecco il motivo della lettera al suo compagno. Una richiesta d’aiuto, dolce.
E lui l’accompagna dai carabinieri. Il primo passo che compiono i militari della stazione di Latiano e della Compagnia di San Vito dei Normanni è quello di chiedere al Tribunale dei minori che i due bambini vengano immediatamente tolti ai “nonni” e trasferiti in una struttura protetta.
DNA Nelle settimane successive le indagini trovano un primo, terribile, riscontro nelle prove del Dna: la bambina è effettivamente il frutto di un incesto. L’inchiesta viene affidata a un pubblico ministero donna, Stefania Maria Mininni che, alla luce di testimonianze e indizi raccolti in mesi di indagini frenetiche, il 10 dicembre chiede un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’orco: le accuse, oltre che di violenza sessuale aggravata e continuata negli anni nei confronti della figlia (dal 1995 al 2010), sono anche di violenza fisica sia nei confronti della stessa ragazza che della moglie. Solo tre giorni dopo, un tempo record per la giustizia attuale, un’altra donna, il giudice per le indagini preliminari Cinzia Vergine, ordina l’arresto dell’orco.
La vicenda giudiziaria inizia proprio mentre quella personale finalmente è chiusa. Chiara, con quel suo sorriso malinconico, posa su Facebook insieme al suo compagno e ai tre figlioletti riuniti per sempre. Per lei, per loro, inizia una nuova vita. Anzi, inizia la vita.