«Chiudo il mio locale dopo la sparatoria: qui non si può più lavorare»

di Lucia Pezzuto per il7 Magazine

Dopo la sparatoria tra i ragazzi su Largo Concordia a Brindisi, la titolare de La Bodeguita: “Basta, così non si può lavorare, io chiudo il locale”. Sono parole amare quelle di Karen Ruggiero, una giovane imprenditrice brindisina di 33 anni che esasperata dagli episodi di violenza e dal clima di illegalità che si respira nel centro storico brindisino e in particolare nella piazzetta di Largo Concordia, ha deciso di abbassare la saracinesca e trasferire la sua attività in un’altra città. La decisione è maturata in questi ultimi mesi ma il colpo di grazia l’ha dato quanto è accaduto sabato scorso quando un giovane di appena 20 anni, Pietro Martucci , ha estratto tra la folla dei ragazzi una pistola, una calibro 6.35 , e ha sparato contro un ragazzo di 26 anni ferendolo alla spalla e alla gamba. La sparatoria è avvenuta proprio davanti al locale di Karen.
“E’ stato un atto di terrorismo, chi ha sparato , sabato scorso, ha uscito la pistola tra centinaia di ragazzi- dice Karen- Ha sparato ad altezza uomo in mezzo alla gente. Per me questo è terrorismo. Io ho aperto la porta del locale perché le persone terrorizzate volevano nascondersi dentro. Mi trovavo fuori , stavo entrando un banchetto perché stavo chiudendo. Ho lavorato sino a mezzanotte anche se oramai il numero delle persone che si avvicina a quella zona si è abbassato drasticamente. Tutto è cominciato da quando ci sono gruppi di ragazzi che consumano droga e bevono alcolici proprio grazie ad alcuni locali che li somministrano anche ai minorenni. A ogni modo, quella sera ho visto i flash dei colpi e il rumore, io non ho mai vista e sentita una cosa del genere. All’inizio non li ho neppure riconosciuti. Non avevo capito che poteva essere una pistola, per me era impensabile che qualcuno sparasse in mezzo alla folla. Io non l’ho capito subito cosa era successo. E poi si è scatenato il panico, i ragazzi che correvano e mi venivano addosso”.
La scena che descrive Karen è la stessa che descriveranno anche i ragazzi ascoltati dai carabinieri. Il panico, le urla e il sangue per terra sino all’arrivo dei soccorsi. Un ordinario sabato sera che si trasforma in un incubo. Qualche ora più tardi il presunto responsabile viene arrestato, il giovane 20enne, Pietro Martucci, che avrebbe sparato, si presenta in caserma accompagnato dal padre.
L’arresto del 20enne non riporta tuttavia serenità, Karen lo dice convinta che la radice del problema sia ben altra. Ogni fine settimana Largo Concordia è preso d’assalto da comitive di giovanissimi, per lo più minorenni che consumano droga e alcol, senza alcuna remora. Si creano così situazioni fuori controllo che spesso sfociano in risse.
“Qui non si sta più tranquilli. E’ disarmante il fatto che questi ragazzi fumano spinelli davanti alla gente, senza pudore- racconta Karen- Io questa estate ho cominciato a educarli, li ho avvicinati e ho chiesto loro di andare a fumare altrove. Loro fumano anche davanti alle mamme con i passeggini. In questo modo un poco si erano calmati , mi rispettavano e mi salutavano. Poi la situazione è peggiorata nuovamente e hanno cominciato a pestarsi. Stiamo parlando di ragazzini di 14 anni che bevono , fumano e fanno a botte. Ho visto scene allucinanti, ragazzine che vomitavano per aver bevuto troppo. Il problema è questi minorenni acquistano tre cocktail per dieci euro e cicchetti per due euro l’uno da locali che non si fanno scrupolo a vendere alcolici ai ragazzini”.
Ma oltre alcol si aggiunge anche il problema della droga, lo spaccio nella piazzetta di Largo Concordia è all’ordine del giorno.
“La marijuana è la droga più leggera che circola in quella pizzetta, i nasi dei ragazzi sono tutti sporchi di bianco. Questo ti lascia intendere anche che tipo di droga usano -aggiunge Karen- In tante occasioni li ho sorpresi persino a sfasciare le auto parcheggiate. Io conosco i miei vicini, ho buoni rapporti con tutti e sinceramente non potevo starmene zitta . Quando fermavo questi ragazzi e chiedevo loro perché state saltando sulle auto , sai cosa mi rispondevano? “Scusa, è che sta ubriaco. Quiddu se tiratu puru li strisce pedonali”. A parlare erano ragazzi con meno di sedici anni. Ora io non odio questi ragazzini ma odio chi gli vende la droga , chi li fa bere. Sono ragazzini e pensano di essere invincibili ma la realtà è un’altra”.
Karen è profondamente sconfortata, ama il suo lavoro ha aperto il suo locale qui nella sua città dopo un viaggio a Cuba pensando di investire su questo territorio a cui è legata ma la vita per lei è diventata davvero difficile.
“Io voglio svendere il locale. Io sto male , sono sei mesi che mi avveleno. Ho passato un’estate d’inferno. Prima avevo i tavoli pieni, la gente faceva la fila per sedersi. Poi da quando si è riempito di ragazzini che fumano gli spinelli, bevono e hanno questi comportamenti molesti, senza educazione perché si tirano anche davanti ai passeggini, i miei clienti preferiscono non venire -dice con rabbia la 33enne- Io ho deciso svendo tutto. Non è una provocazione , è la verità. Ma come si può lavorare con il pensiero di uscire dal locale e rischiare di prendersi un colpo di pistola, o discutere con questi ragazzi che si drogano, ma stiamo scherzando”.
Karen non lascia il lavoro ma ha deciso di trasferirsi, probabilmente in provincia.
“Io stavo pensando di spostarmi a Mesagne o a Lecce ma a Brindisi non resto. Io non ho paura di qualcosa piuttosto la mia rabbia è il fatto di non sentirmi tutelata perché sono sette mesi che io chiedo aiuto- dice Karen- Io ho parlato con i carabinieri sabato scorso quando sono venuti per la sparatoria e un luogotenente mi ha riconosciuta dicendomi: “ma tu non hai chiamato già altre volte?” Io ho risposto di si , che sono quella che fa le segnalazioni ma che poi nessuno fa nulla. Sono sempre io e la situazione non è mai cambiata e quindi come faccio a portare avanti un locale dove accanto c’è la devastazione e le persone normali non si avvicinano, non scendono neppure in centro. Perché questi ragazzi non hanno rovinato solo la mia piazza ma hanno rovinato l’intero centro di Brindisi. Basta chiedere agli altri gestori dei locali. Io sono sicura che questa situazione non ha danneggiato solo me ma anche i miei colleghi, ha danneggiato tutti quei locali dove la frequentazione è di gente normale e quando parlo di gente normale intendo gente che non si ubriaca e non si droga. Questa gente preferisce andare altrove, a Lecce, a Mesagne pur di stare tranquilla. Siamo si e no una decina di locali in centro, di questi ce ne sono due, tre che somministrano alcolici ai minori e contribuiscono a creare queste situazioni”.
Le forze dell’ordine dicono che i reati sono diminuiti, lo si evince dai dati Istat, ma la percezione della realtà è tutt’altra cosa. Le pattuglie girano in città ma poi di agenti a piedi se ne vedono pochi.
“I controlli qualche volta ci sono stati, quest’estate sono venuti i poliziotti in borghese di venerdì sera alle 21-racconta Karen- Si sono appostati ai quattro angoli della piazzetta, tutti li hanno notati e quando dico tutti, intendo i miei clienti. Onestamente penso che fare i controlli a quell’ora non serva a nulla perché il movimento dei ragazzi c’è sempre dopo le 23, il sabato sera. Mi chiedo a cosa sia servito, che senso ha venire a fare quell’ora un controllo quando c’è ancora la luce”.
La situazione , quindi, resta quella che è , almeno per il momento, e Karen di restare qui ad aspettare che qualcosa cambi orami è stanca.
“Io vendo il locale e basta perché a Brindisi si vive nello stato di terrore e non posso stare così. Io non ce la faccio a stare così. Io ho 33 anni, voglio una vita serena, faccio questo lavoro perché lo amo, mi piace stare in mezzo alle persone , non lo faccio soltanto per guadagnare soldi. Di sicuro la cosa a cui non ambisco è vedere la gente incapace di intendere e volere, io non mi posso scontrare con una realtà che non mi aiuta -conclude la ragazza- Ho segnalato tante volte questa situazione al sindaco che poi parla di legalità e ci invita a sentirci. Ma che vuol dire, io tante volte glielo ho detto cosa succede in quella zona e non mi ha ascoltata”.