Dovremmo diventare tutti cacciatori di galassie

Il Brindisino dell’anno 2018, secondo noi della redazione de IL7 Magazine, non è tra i professionisti che si sono fatti apprezzare per le loro qualità, eppure ce n’erano diversi nell’elenco dei prescelti. Non è neppure uno sportivo tra quelli che hanno dato lustro al nome di questa provincia, raccogliendo risultati tecnici strepitosi. E non è un giornalista e neppure lo straordinario nuovo comandante delle Frecce Tricolori, o la nonnina che ha ospitato lo sceicco. Tutti meriterebbero di essere i vincitori e in fondo lo sono, rappresentano quanto di meglio questa terra ha espresso nel 2018 e sicuramente primeggeranno anche nell’anno che è appena iniziato, e saranno un esempio da seguire con orgoglio per tutti noi.
Ma c’è un brindisino che è riuscito in un’impresa straordinaria, magica, poetica, incredibile: con un telescopio che ha assemblato da solo, mettendo insieme pezzi acquistati con un occhio al portafogli (spesa complessiva poco più di tremila euro) e un altro all’esperienza acquisita come astrofilo autodidatta, ha scoperto una galassia con miliardi di stelle che si trova in una zona dell’universo considerata “vicina” alla terra e che mai nessuno scienziato del mondo, neanche con sofisticati telescopi digitali da sei zeri, era riuscito a vedere.
Pensate che si tratta di un evento così raro che l’ultimo italiano a effettuare una scoperta di questo genere era stato un astronomo di fama internazionale ben mezzo secolo fa.
Giuseppe Donatiello, maturità scientifica (“con un voto neanche troppo alto”, come ci tiene a precisare), speaker professionista di una delle poche emittenti locali sopravvissute alla grande crisi provocata dai network onnivori (Idea Radio di Latiano) è l’autore di una scoperta che nell’ambito dell’astronomia mondiale è ritenuta di altissimo livello. Al punto che quella galassia, confinante con Andromeda e vicina alla via Lattea, della quale non si conosceva l’esistenza, oggi porta il suo nome: si chiama “Donatiello I”.
L’occhio di questo 51enne oritano ha superato quello digitale dei super computer utilizzati da professionisti dell’astronomia e appassionati di tutto il mondo. Lui da solo, arrampicandosi sui 1.400 metri del Pollino, osservatorio privilegiato per tutti gli astrofili pugliesi, munito del suo telescopio artigianale, ha scoperto una galassia che si trova a oltre 10 milioni di anni luce dalla Terra e che comprende qualche miliardo di stelle. E non si è fermato perché presto, ma non raccontatelo troppo in giro, potrebbero essere ufficializzate anche una “Donatiello II” e una “Donatiello III”.
Ci piacerebbe che la sua storia diventasse il punto di partenza per tutti noi nell’anno che è appena iniziato perché ognuno possa avere la consapevolezza che siamo nelle condizioni di raggiungere grandi risultati anche avendo a disposizione pochi mezzi, pure se le distanze da percorrere sembrano enormi e la concorrenza è numerosa e qualificata.
Il tempo di piangerci addosso è terminato, così come quello della rassegnazione, dell’accontentarci di ciò che abbiamo, senza avere voglia di conquistare quello che invece potremmo avere. Riprendiamoci i nostri sogni, carichiamoci il nostro telescopio sulle spalle, per cominciare a scrutare il cielo, a guardare più lontano, oltre il nostro naso. Questa città, questa provincia, hanno bisogno di riprendersi il posto che meritano, certo, con i piedi ben piantati in terra, ma con uno sguardo oltre i confini conosciuti, come ogni cacciatore di stelle che si rispetti.