Porto, conclusa la più grande inchiesta penale: tredici indagati dal pm Casto

La più articolata inchiesta giudiziaria mai condotta sul Porto di Brindisi arriva al suo epilogo: il sostituto procuratore Raffaele Casto ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a 13 indagati, tra cui il presidente dell’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico meridionale, Ugo Patroni Griffi, il dirigente Francesco Di Leverano, l’ex subcommissario del Comune di Brindisi Mariangela Danzì (oggi direttore generale al Comune di Roma) e l’ex segretario generale dell’ente portuale, Salvatore Giuffrè. Gli altri indagati sono Gianluca Fischetto, Gaetano Giordano, Antonella Antonazzo, Antonio Iaia, Maria Pia Fischetto, Pierluigi Aloisi, Giuseppe Salvatore Alemanno, Teodoro Indini, Aldo Tanzarella.
Le indagini sono state condotte dal Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Brindisi. I reati ipotizzati sono, a vario titolo, abusi edilizi, smaltimento illecito di rifiuti, frode in pubblica fornitura, falsità ideologica, abuso d’ufficio.
L’ORIGINE
L’indagine è partita quasi casualmente, dopo la scoperta che per realizzare una stradina nei pressi dell’ex Villa Monticelli, all’interno dell’area portuale, poco lontano dalla banchina di Sant’Apollinare, era stato utilizzato materiale di risulta invece che quello di qualità previsto dalla gara d’appalto. Da qui si era scoperto poi che il tracciato era stato solcato non rispettando l’area archeologica. Ma era solo l’inizio.
Ecco, in sintesi, i capi di imputazione e a chi sono contestati.
Esecuzione di opere su bene culturale senza autorizzazione e su beni paesaggistici in difformità dalle autorizzazioni. Nonché smaltimento e deposito incontrollato di rifiuti non pericolosi.
Gli indagati sono Gianluca Fischetto, direttore dei lavori di ampliamento della strada Sisri, e Gaetano Giordano, legale rappresentante di un’Ati appaltatrice dei lavori nell’area portuale. I due sono accusati di aver modificato, senza autorizzazione, l’area archeologica di Punta delle Terrare (31.400 metri quadrati di proprietà dell’Autorità portuale) realizzando una strada lunga circa 200 metri creata completamente con materiale frantumato proveniente da rifiuti inerti che sarebbero stati dunque smaltiti in maniera incontrollata.
Frode nelle pubbliche forniture.
Qui gli indagati sono, oltre che Fischetto e Giordano, anche Di Leverano, nella sua qualità di Responsabile unico del procedimento, e Antonella Antonazzo, incaricata per il monitoraggio archeologico per i lavori per conto della Soprintendenza.

LA STRADA EX SISRI
Esecuzione di opere su beni culturali in assenza di autorizzazione.
Sotto i riflettori della procura è passata un’altra strada interna all’area portuale: quella cosiddetta “Sisri” realizzata a tre corsie (compresi un “locale tecnico” e tre manufatti in cemento facenti parte di un impianto di approvvigionamento idrico, e parte di una staccionata) invadendo l’area archeologica dopo che Fischetto la avrebbe delimitata “falsamente” (come ipotizzano gli inquirenti) con un confine artificiale. Gli indagati per questo reato sono, oltre a Fischetto e la Antonazzo, Aldo Tanzarella, dirigente dell’Area demanio, lavoro portuale e sicurezza dell’Authority, e Salvatore Giuffrè, all’epoca segretario generale dell’autorità portuale. I quattro sono accusati anche di esecuzione di interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio in assenza di permesso di costruire, in zona sottoposta a vincolo archeologico.
Falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale.
Gli indagati sono ancora Fischetto, Giordano, Di Leverano e Antonio Iaia, quest’ultimo collaudatore tecnico amministrativo della strada Sisri.

I RIFIUTI NELL’AREA ARCHEOLOGICA
Gestione di discarica non autorizzata
Quello dei rifiuti nell’area di Punta delle Terrare è uno degli aspetti più inquietanti dell’inchiesta giudiziaria. Effettuando una serie di sopralluoghi scattati dopo il sequestro della famosa stradina, i finanzieri hanno scoperto che l’area (che contiene i resti di un villaggio protostorico, il primo insediamento umano di cui si hanno tracce a Brindisi) era stata trasformata in una discarica non autorizzata anche destinata, in parte, allo smaltimento dei rifiuti pericolosi (amianto), oltre che di materiale di demolizione e costruzione edili, pezzi di ferro, pneumatici, gomme e plastiche varie. Tonnellate di prodotti di risulta che avrebbero dovuto essere bonificati prima di avviare qualsiasi nuova opera nell’area portuale. Solo in conseguenza dell’indagine penale, l’Authority aveva fatto redigere un “Piano di caratterizzazione del sito di Punta delle Terrare” che per altro non era stato ritenuto esaustivo dall’Agenzia regionale per la Prevenzione e la protezione dell’ambiente. Per questo reato è indagato l’ex segretario generale, Salvatore Giuffrè.

PATRONI GRIFFI E DANZI’
Si entra poi nel filone d’inchiesta, il più recente, in cui sono coinvolti il presidente Ugo Patroni Griffi, l’ex vicecommissario al Comune di Brindisi, Maria Angela Danzì, oltre a Di Leverano, Gianluca Fischetto, Pierluigi Aloisi (rappresentante legale dell’Ati “R.A. Costruzioni” e “Dab Sistemi integrati”), Maria Pia Fischetto (direttore dei lavori della gran parte dei nuovi varchi d’accesso realizzati) e Teodoro Indini, dirigente del Settore Urbanistica del Comune: l’accusa è di esecuzione di interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia nel territorio in assenza dell’accertamento di conformità con le prescrizioni urbanistiche ed edilizie.
Si tratta di una “strada urbana di quartiere” a quattro corsie frutto di un ampliamento di una a due corsie preesistente, “molto diversa da quella oggetto del progetto preliminare che aveva avuto il parere favorevole condizionato del Comune di Brindisi”, con tracciato diverso e diverse dimensioni. La strada è quella che va dallo zuccherificio Sfir all’ex spiaggia di Sant’Apollinare. Inoltre un ponte impalcato realizzato con travi per il superamento del canale di Fiume Piccolo; una enorme tettoia in cemento armato, inesistente anche nel progetto esecutivo depositato precedentemente, realizzata nella fascia di rispetto dell’area sottoposta a vincolo archeologico. Ancora: 12 varchi, almeno sette dei quali consistenti in fabbricati di diverse dimensioni sormontati da pensiline. E l’elemento forse più noto: la tanto contestata recinzione di via del Mare, costruita seguendo un tracciato “difforme dal tracciato previsto nelle tavole del piano regolatore portuale, delimitante di conseguenza un’area diversa da quella oggetto di pianificazione.
Gli indagati sono anche accusati di esecuzione di opere su beni paesaggistici in assenza di autorizzazione.
Falsità ideologica e abuso d’ufficio pluriaggravato. Un altro aspetto molto delicato della vicenda riguarda la transazione tra Autorità portuale e il Comune proprio riguardo al contenzioso nato sulle modifiche apportate, in corso d’opera, alla recinzione di via Del Mare. Secondo l’accusa, Patroni Griffi, Di Leverano, Danzì, Alemanno e Indini avrebbero indotto l’allora commissario prefettizio Santi Giuffrè ad approvare un “atto di conciliazione e transazione” con cui il Comune abbandonava ogni contenzioso, facendogli credere si trattasse solo di una contrapposizione estetica. E in effetti la transazione prevedeva – sottolinea il pm Casto – solo modifiche estetiche alla recinzione con l’introduzione di 40 metri di pannelli trasparenti. Un accordo che sarebbe stato sottoscritto senza neanche consultare l’ufficio legale del Comune. La condotta degli indagati avrebbe procurato all’Authority un ingiusto vantaggio patrimoniale ai danni proprio del Comune di Brindisi, dopo che tutte le opere relative alla cosiddetta “security” sarebbero state realizzate senza autorizzazione (come poi rilevato anche dal tar di Lecce) «con il solo fine – scrive il pm Casto – di spendere denaro pubblico arricchendo progettisti e tecnici compiacenti».
Pericolo di inondazione colposa.
L’ultimo capo d’imputazione (ne rispondono Patroni Griffi, Di Leverano, Maria Pia Fischetto, Aloisi e Indini) riguarda il cosiddetto “varco 5” e una nuova recinzione in lamiera metallica a maglia stretta, ancorata su un muro di calcestruzzo in prossimità della foce del canale Patri, la cui costruzione avrebbe costituito un significativo ostacolo al deflusso della corrente in caso di piena del Canale, proprio nei pressi della questura di Brindisi. Gli indagati avrebbero, ognuno secondo le proprie mansioni, indotto la Commissione per il Paesaggio del Comune ad esprimere parere favorevole prospettando loro che fosse indispensabile garantire l’inaccessibilità dell’area portuale e assicurando che non sarebbero aumentati i livelli di pericolosità.

Nel corso degli approfondimenti investigativi la procura aveva chiesto i domiciliari o in subordine la sospensione dal servizio per alcuni mesi per Patroni Griffi e per il funzionario Francesco Di Leverano, ma il gip Stefania De Angelis aveva opposto un rigetto. Il Riesame poi aveva invece ritenuto di dover applicare la misura interdittiva della sospensione, annullata però in ultima istanza dalla Corte di Cassazione le cui motivazioni sono state di recente depositate, per insussistenza delle esigenze cautelari. Gli indagati hanno sempre professato la propria estraneità ai fatti contestati.
Gli indagati hanno ora venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o per presentare memorie. Subito dopo ci sarà la richiesta di rinvio a giudizio, per tutti o per una parte di loro, da parte del pm Casto. E da quel momento passeranno dal ruolo di indagati a quello di imputati.