Vent’anni fa lo speronamento della “Kater I Rades”: morirono oltre 80 persone

Ricorre oggi il 20mo anniversario del tragico speronamento della motovedetta ‘Kater I Rades’, diretta a Otranto, in provincia di Lecce, da parte della corvetta ‘Sibillà della Marina militare italiana, speronamento nel quale morirono oltre 80 persone sui circa 120 passeggeri che erano a bordo. Viene ricordata come la strage del ‘venerdì santò. L’imbarcazione era partita da Valona, carica di migranti che scappavano dall’Albania in piena rivolta.

Manifestazioni sono previste in Puglia per ricordare l’evento: sul lungomare di Brindisi alle 16,30 si terrà una iniziativa antirazzista, pacifista, anti xenofoba, del Comitato ‘Migranti e Mediterraneò «per la solidarietà, contro ogni paura e il terrorismo» che sottolinea come, anche in quella occasione, per «l’accaparramento di un pugno di voti» pagarono con la vita «un centinaio tra donne e bambini, anche in tenera età, colati a picco a centinaia di metri di profondità. Allora, un’ondata di sdegno percorse l’Europa per quanto accaduto e ci illudemmo che essa volesse rimediare praticando nei confronti di profughi e migranti l’accoglienza e la carità cristiana».

Lo speronamento avvenne nell’ambito del blocco navale disposto dal governo Prodi e finì tragicamente durante un «respingimento di profughi» che poi venne definito «incidente non voluto». A vent’anni di distanza, «altre guerre e calamità hanno colpito altri paesi determinando flussi di profughi e migranti in direzione del nostro continente», ricorda il Comitato. «A tutto ciò la classe politica europea ha risposto con misure inadeguate e volte più a rassicurare l’opinione pubblica di ogni singolo Paese che negli interessi della salvaguardia dei diritti umani dei migranti».