L’Accademia Navale per 3 anni al Tommaseo: dal 1943 al 1946

di Gianfranco Perri per il7 Magazine

Dal 12 settembre 1943 all’11 luglio 1946, l’Accademia Navale ebbe ufficialmente sede a Brindisi, presso il Collegio Navale della Gioventù Italiana: fu praticamente l’unico organismo militare italiano che rimase integro dopo il disastroso armistizio che, annunciato il fatidico 8 settembre ’43, indusse allo sbando l’intero Paese e specialmente tutte le regie forze armate, lasciate senza direttrici mentre il re, con la sua famiglia e con parte del suo governo presieduto dal generale Badoglio, fuggiva nottetempo da Roma per imbarcarsi a Pescara sulla corvetta “Baionetta” con rotta Sud fino a raggiungere Brindisi ed insediarvisi il venerdì 10 settembre.
La notizia dell’armistizio fu appresa dal comandante dell’Academia Navale ammiraglio Guido Bacci di Capaci, dagli allievi e dai professori, all’ora di cena mentre si trovavano a Venezia, dove si erano trasferiti qualche mese prima in vista della pericolosa esposizione ai bombardamenti aerei nemici in cui si era trovata coinvolta la storica sede di Livorno. Al giorno seguente giunse l’ordine di trasferire l’Accademia al Sud per evitare che gli allievi fossero catturati dalle forze armate tedesche, ed a tal fine furono requisiti i due transatlantici Saturnia e Vulcania che si trovavano da pochissimi giorni agli ormeggi a Venezia, ancora allestiti da navi ospedale della croce rossa, in quanto appena rientrati dalle loro missioni umanitarie di rimpatrio di migliaia di coloni dall’Africa Orientale Italiana.
Sul Saturnia imbarcarono il comandante, gli allievi ufficiali ed il personale dell’Accademia, mentre sul Vulcania imbarcarono gli allievi ufficiali di complemento che si trovavano in esercitazione sulla vicina isola di Brioni, di fronte a Pola. Già al pomeriggio del 9 settembre il Saturnia era pronto a salpare, ma a causa di alcuni marittimi dell’equipaggio che non volevano partire, fu trattenuta nella laguna. L’ammiraglio Bacci di Capaci fece intervenire i carabinieri che intimarono ai marittimi di obbedire giacché – essendo stati militarizzati in tempo di guerra e pertanto soggetti alle leggi disposizioni e militari – in caso contrario sarebbero stati arrestati ed eventualmente passati per le armi. Così, nel pomeriggio del 10 il Saturnia levò gli ormeggi e raggiunse il mare aperto. Dopo la navigazione notturna, all’alba l’ammiraglio Bacci di Capaci comunicò che la meta sarebbe stata Brindisi dove l’Accademia si sarebbe insediata nel locale Collegio Navale. Al pomeriggio, già in prossimità del porto di Brindisi, la nave fu avvistata da un sommergibile che, per fortuna, risultò essere polacco, il “Sokol”.
Giunse però a bordo la notizia del tragico affondamento della corazzata “Roma” comandata dall’ammiraglio Carlo Bergamini, padre di uno degli allievi presenti sul Saturnia. E giunse anche la notizia che il Vulcania era stato sequestrato dalle truppe tedesche, con la conseguente cattura dei 739 allievi ufficiali di complemento che vi si erano già imbarcati per raggiungere anche loro Brindisi. «… Era accaduto che l’equipaggio mercantile del Vulcania – facendo anche leva sul disaccordo manifestatosi sul da farsi tra il Comandante dell’Accademia in 1ª Simola e Comandante in 2ª Giachin – si era rifiutato di obbedire alle disposizioni del 1º Comandante, e per evitare di prendere il mare aveva provocato l’insabbiamento della nave che così era rimasta bloccata fino all’arrivo dei tedeschi…» [“Un ottuagenario si racconta” di Giovanni Proia – Copyleft © Emilioweb, 2005]
In quel clima cupo ed in mancanza di notizie certe sulla reale situazione militare della piazza di Brindisi, si valutò la possibilità di proseguire per Taranto, e solo quando la nave aveva di poco superato l’imboccatura del porto, l’ammiraglio Bacci di Capaci – ricevuta la notizia dell’insediamento a Brindisi del re e del governo Badoglio – decise di dirigersi a Brindisi; e così si procedette ad invertire la rotta. Con la virata a diritta però, la nave incagliò insabbiandosi nei pressi di San Cataldo. Giunsero i rimorchiatori da Brindisi per cercar di liberare la nave, ma tutti i tentativi risultarono vani e alla fine, trascorsa ormai la notte, nel corso della domenica del 12 settembre si procedette a traslare a Brindisi tutti gli imbarcati, con i bagagli e gli altri materiali di studio ed addestramento dell’Accademia, impiegando gli stessi rimorchiatori e altri barcarizzi messi a disposizione.
L’Accademia Navale prese immediatamente possesso della sua nuova sede di Brindisi e già nella stessa sera del 12 settembre il ministro della Marina, ammiraglio Raffaele de Courten, passò in rassegna gli allievi ufficiali. Il giorno dopo anche le due navi scuola “Cristoforo Colombo” e “Americo Vespucci”, provenienti da Venezia giunsero in porto e gettarono le ancore nel bacino interno proprio davanti alla banchina del Collegio Navale, e nel pomeriggio il re si recò a visitare i due velieri alla fonda. Il giorno seguente fu la volta del principe Umberto il quale, dopo la visita alle navi scuola, volle anche lui passare in rivista gli allievi dell’Accademia, mentre i brindisini, dapprima meravigliati e poi orgogliosi, cominciarono ad abituarsi allo spettacolo offerto da quei due bellissimi velieri alla fonda, entrambi vicinissimi alle banchine del Seno di Ponente. Erano stati varati a Castellammare di Stabia, rispettivamente nel 1928 e 1931: 90 anni fa.
Nel libro “Le memorie dell’Ammiraglio de Courten 1943-46” si può leggere: «… Il mattino del 14 settembre
1943, dopo l’arrivo dei velieri scuola ‘Vespucci’ e ‘Colombo’ a Brindisi, la Reale Accademia Navale riprese ordinariamente la sua attività di educazione… La visione delle due belle navi a vela ormeggiate davanti all’edificio del Collegio Navale e degli allievi intenti, con i loro ufficiali e professori, alle loro occupazioni sotto la saggia e illuminata guida dell’Ammiraglio Bacci di Capaci, dava la sensazione viva del modo in cui questa fondamentale istituzione della nostra marina, dalla quale erano uscite tutte le generazioni degli ufficiali in servizio ed alla quale ognuno di noi si sentiva profondamente legato, aveva attraversato e superato la crisi più grave della sua esistenza…»
Con la ripresa formale delle attività dell’Accademia, infatti, gli studi e gli addestramenti cercarono di seguire un percorso il più naturale possibile, compatibilmente con la guerra che invece, non accennava a voler ammainare; anzi, tutt’altro: frequenti erano gli allarmi antiaerei e i crepitii delle mitragliatrici, gli scoppi di mine vaganti ed il rombo assordante e prolungato degli aerei bombardieri, sia in partenza che in arrivo, indistintamente di giorno e di notte.
L’11 novembre, giorno di san Martino, ci fu la prima cerimonia militare ufficiale italiana dopo l’8 settembre: si svolse a Brindisi, nel cortile dell’Accademia Navale con la presenza del re che passò in rivista tutti i cadetti. La cerimonia più importante però si svolse, sempre nelle strutture del Collegio Navale di Brindisi, il giorno di santa Barbara – 4 dicembre – per il giuramento degli accademisti: era la prima volta in assoluto che, nella storia dell’Accademia Navale Italiana, il giuramento avveniva alla presenza del re e al difuori della sede livornese.
L’Accademia, nata dall’unificazione delle scuole militari della savoiarda Marina di Genova e della borbonica Marina di Napoli, era stata fondata a Livorno nel 1881 dall’allora ministro della Marina Militare Italiana, ammiraglio Benedetto Brin, ed era stata inaugurata il 6 novembre: 140 anni fa.
Il 25 gennaio 1944, una delle due navi scuola – il superbo veliero Colombo – levò le ancore dal porto di Brindisi. Salpò con destino Taranto per fungere “temporalmente” da nave appoggio per sommergibili. Salpò salutato, informalmente ma emotivamente, dagli allievi e dagli ufficiali che su quel veliero avevano tante volte navigato, con l’augurio di un pronto ritorno alla scuola. Purtroppo, però, quella “temporalità” doveva rivelarsi essere “definitiva”. La nave scuola ‘Colombo’, un veliero magnifico al pari del suo quasi gemello ‘Vespucci’, non sarebbe più tornata in Accademia: fu chiesta dall’Unione Sovietica a titolo di riparazione danni di guerra, in ottemperanza al trattato di pace firmato a Parigi alla fine della guerra e poi… fece una fine molto triste.
[… Il 9 febbraio 1949 il ‘Colombo’ lasciò il porto di Taranto alla volta di Augusta dove il 12 febbraio passò formalmente in disarmo. Ammainò la bandiera della marina militare per issare quella della marina mercantile in attesa della consegna e poi salpò alla volta di Odessa, che raggiunse senza i temuti imprevisti il 2 marzo. Prima della partenza da Taranto, infatti, era accaduto che alcuni giovani reduci militari di marina avevano pianificato l’affondamento della nave per sottrarla alla cessione, ma il piano era stato scoperto e il 20 gennaio
1949 erano stati arrestati a Taranto lo studente Clemente Graziani e il motorista Biagio Bertucci, mentre alla stazione Termini di Roma venivano arrestati cinque ex-marò – Paolo Andriani, Sergio Baldassini, Fabio Galiani, Fabrizio Galliani e Alberto Tagliaferro – sorpresi dalla polizia quando erano in procinto di prendere il treno per Taranto con sette chilogrammi di tritolo in valigia. Ribattezzato con il nome Dunaj, il bellissimo veliero italiano venne utilizzato come nave scuola dall’Istituto Nautico di Odessa navigando nelle acque del Mar Nero fino alla fine del 1960. Nel 1961, ormai molto deteriorata, la ex nave ‘Colombo’ venne disalberata e adibita a nave di trasporto per il legno, finché, nel 1963, bruciò insieme al suo carico e venne radiata dall’albo della marina sovietica, restando abbandonata e semidistrutta. Infine, nel 1971, fu demolita…]
Nel settembre 1944 si recò in visita all’Accademia, per via mare processionalmente, l’arcivescovo di Brindisi monsignor Francesco De Filippis. «… Fu uno spettacolo indimenticabile, poiché il Seno di Ponente fu gremito di barche stracolme di persone che seguivano l’imbarcazione del vescovo innalzando al cielo inni religiosi e preghiere. Le navi alla fonda avevano innalzato il gran pavese, e i marinai erano schierati lungo le murate o aggrappati alle griselle. Le due rive di mare erano gremite di persone che da terra vollero seguire la processione di barche. Dai finestroni dell’Accademia sporgevano teste di spettatori e sulla scalea, ufficiali, professori, signore e bimbi accolsero il vescovo per dargli il benvenuto. Dopo una breve cerimonia di saluto, al vescovo fu mostrata l’Accademia Navale e visitò la cappella, il teatro, la mensa, la palestra e le camerate. Prima di congedarlo, il Comando dell’Accademia volle fargli un omaggio: una statua della Madonna Maris Stella con la targa commemorativa, che recitava: “Alla Stella del mare ignara di tramonti, la Regia Accademia Navale nel suo raccoglimento brindisino fervido di opere, di speranze, di fede” …» [G. T. Andriani, 2009]
Il 14 febbraio 1944 il Comando dell’Accademia assistette, di buon’ora, alla partenza del re, con la sua famiglia, per la nuova residenza di Salerno, città ormai liberata dagli alleati e sita sulla via di approssimazione a Roma. Il 2 giugno 1946 anche gli allievi dell’Accademia parteciparono al referendum per sceglier la forma istituzionale da attribuire all’Italia e il 13 giugno la nuova bandiera della Repubblica Italiana sventolò nell’alto della scalea, mentre sul frontone del cortile interno il motto “Per la Patria e per il Re” venne sostituito da “Patria e Onore”.
L’8 giugno 1946, il personale militare e civile dell’Accademia Navale partì da Brindisi con il cacciatorpediniere
‘Grecale’ diretto a Livorno, mentre gli allievi s’imbarcarono sul ‘Vespucci’ per adempiere alla tradizionale navigazione d’istruzione, con un itinerario che per quella volta iniziò a Brindisi e si concluse a Livorno. L’Accademia Navale d’Italia tornò così nel suo storico istituto di Livorno ed il 4 dicembre di quell’anno 1946,
giorno di santa Barbara consacrato alla festa della Marina, nell’atrio d’ingresso fu murata la lapide con la
seguente epigrafe: « Per eventi di guerra e nel triennio agosto 1943-giugno 1946 l’Accademia Navale in continuità operosa, trasmigrata a Venezia prima e a Brindisi dopo, qui a Livorno risorgendo dalle rovine appena rimosse, nell’estate 1946 tenacemente affermava volontà e attività ricostruttrici, esempio nel presente auspicio per l’avvenire della Patria »
Per Brindisi si era così chiusa un’altra, relativamente breve ma certamente intensa e altamente significativa, pagina della sua storia: della sua plurimillenaria storia marinara. Invito tutti gli interessati all’argomento qui trattato, ad approfondirlo consultando l’interessante libro del professor Giuseppe Teodoro Andriani “L’Accademia Navale e Aeronautica a Brindisi dal 1943 al 1946” – Locorotondo Editore, 2009.
E concludo segnalando che proprio lo stesso Collegio Navale, da lì a pochissimi mesi avrebbe costituito lo scenario di un altro, nuovo ed ugualmente importante, capitolo di quella avvincente storia marinara brindisina: avrebbe ospitato e educato durante vari anni, centinaia di giovani e giovanissimi studenti italiani, esuli provenienti dalle regioni giuliane istriane e dalmate duramente colpite dal dramma della guerra. Ed anche questa è una storia che merita di essere ricordata e raccontata, per poter essere conosciuta dai giovani brindisini e per non essere dimenticata dai meno giovani.