Latiano, il culto radicato della memoria, tra chiese e palazzi

di Giancarlo Sacrestano per il7 Magazine

Appartengo, per età a quella categoria di persone che da bambino e da adolescente, ha approfittato dei mitici anni 60 e la loro piacevole voglia di viaggiare la domenica, per i Paesi vicini e conoscerne i fatti, le storie, le tradizioni. Alla guida, del mitico 1100 R bianco, quello che il cambio l’aveva attaccato al volante, mio padre, da cui ho appreso l’amore del viaggio, della relazione che si basa sul canto e la scoperta di centri abitati, poco distanti e poco abitati, carichi di una storia da scoprire, da studiare, da portare come bagaglio di conoscenza e memoria.
Allora come oggi abito il capoluogo della bella terra di Messapia e Latiano, la meta di questa settimana, la si raggiungeva percorrendo la non poderosa Statale 7 che riecheggia nel nome, il vecchio tragitto di Via Appia.
La strada che si parte da Brindisi, luogo privilegiato di partenza per questo lungo cammino, tra le strade, le contrade di borghi e le città della provincia messapica, disegna u sostanziale rettifilo di due corsie di marcia per direzione, oltre due strade parallele che sopportano il traffico limitato tra le contrade, che unisce Brindisi a Taranto.
Solca un territorio già segnato, più di 2000 anni fa, dalla via Appia, la Regina Viarum e che nella meta odierna, avrebbe segnato l’ultima tappa, di circa 22 chilometri da Scamnum a Brundisium.
Latiano potrebbe essere la erede di quel centro abitato, i cui resti riaffiorano nel sito di Muro Tenente, oggi, tutto rientrante nel territorio del limitrofo comune di Mesagne, che dal 1982 ha scoperchiato, con le sepolture antiche, anche le ragioni quasi trimillenarie, di un territorio ambito e combattuto e che tanta ragione offre, alla riflessione e alla conoscenza.
Con la delibera del 31 ottobre 2012, numero 162, la giunta De Giorgi ha posto una pietra miliare nel lungo percorso verso l’istituzione del parco archeologico di Muro Tenente. La direzione scientifica affidata a Gert Jan Burges.
Con accordo col Comune di Mesagne nell’estate 2021 Muro Tenente, si è trasformato in un parco multifunzionale in cui i costi dell’attività di ricerca e di promozione sono sostenuti anche dalla produzione agricola cui è stata riservata una parte dei terreni. Vengono coltivati e poi venduti zucche, meloni, cetrioli, ma anche pomodori, melanzane, fave, fagiolini, insalata e cicorie
Il nome dell’attuale città di Latiano, tradisce una origine che pare aver dimenticato quella che la legherebbe all’antico abitato di Scamnum, andato distrutto a seguito di una pesante sconfitta a cura dei militi oritani.
Latiano invece deriverebbe il proprio nome da “Latas” (lato, vasto) essendo nato, in epoca medievale, dalla congiunzione degli abitanti dei diversi casali presenti nel circondario.
La strada scorre veloce e giungere alla uscita per Latiano centro, non è assolutamente difficile.
Lo sguardo e l’attenzione corre subito al bel gruppo scultoreo che presiede l’ingresso al cimitero comunale, opera superba del maestro latianese Carmelo Conte, che invita a perlustrare una prospettiva che unisce la vita terrena, le sue miserie, la sua caducità, con il simbolo della universale istanza di speranza che trionfa su tutto.
L’occhio e non solo lui, si sofferma sulle braccia del “risorto” che invitano all’infinito.
Decido di non entrare in città, ma di proseguire lungo la strada provinciale n. 47 che conduce verso San Michele Salentino, per raggiungere contrada Sardella dove persiste viva la piccola comunità erede di uno dei casali fondativi il comune di Latiano.
Un segnale stradale indica di fare attenzione per la presenza di un luogo di culto.
Si tratta effettivamente della chiesa rurale dedicata a San Francesco d’Assisi. La piazzetta e gli altri spazi comuni, sono testimoni di una presenza sociale che si raduna attorno alla chiesa.
Mentre fotografo l’esterno, mi raggiunge un signore, mortificato dall’annunciarmi che non posso entrare a prendere visione di quanto sia bella la chiesa, e mi chiede di pazientare, perchè vorrebbe cercare, in contrada, le chiavi da chi, magari, le ha in custodia.
Il giro non è positivo ma mi accontento, nell’attesa che di poter incontrare il vetusto don Antonio Ribezzi, rettore della chiesa, da cui mi piacerà ascoltare ulteriore approfondimento sulla contrada e riporto quanto inciso su una grande lastra di pietra: “Per offrire conforto morale e istruzione religiosa alle numerose e poverissime famiglie di agricoltori di Ceglie che col lavoro paziente e pertinace, mutarono queste sterili e desolate contrade in campagne ridenti e ubertose, il cav. Prof. Tarquinio Fuortes e il Beato Bartolo Longo, promossero la costruzione di questo tempio dedicato al poverello d’Assisi la cui prima pietra fu posta dal vescovo di Oria Teodosio Maria Gargano il 18 settembre 1900.
Rovinato dal tempo e dall’incuria degli uomini S.E.R. Mons. Marcello Semeraro Vescovo di Oria, volle riedificare e solennemente consacrò il 21 settembre 2003”.
Rientro per raggiungere uno dei luoghi simbolo, il santuario cistercense della Madonna di Cotrino, ma prima, poche annotazioni sulla cura e l’attenzione che a Latiano si presta agli ultimi, i malati, i deboli.
A pochi passi dal cimitero, e proprio all’incrocio che districa le diverse mete che da lì si possono raggiungere, sorge la Comunità Riabilitativa Assistenziale Psichiatrica residenziale terapeutico-riabilitativa per acuti e subacuti, con copertura assistenziale per 24 ore giornaliere.
La Comunità è nata nel 1980, per assistere i numerosi pazienti dimessi dagli ospedali psichiatrici in seguito all’entrata in vigore della Legge di riforma dell’assistenza psichiatrica n. 180/78 (‘Legge Basaglia) di cui un murales celebrativo è stato realizzato dall’artista Massimo Pasca presso la Villa Comunale. “Abbiatene cura”, si titola l’opera su quattro pannelli, commissionati da Città Solidale, nel quarantesimo anniversario della Legge 180.
Correva l’anno 1607 quando viene certificata con bolla pontificia la rettoria della Madonna di Cotrino, chiesa santuario edificato sul luogo ove già si trovava su una parete l’immagine sacra di Maria col Bambino.
Quanto forte sia il legame spirituale, affettivo ed emotivo tra i latianesi ed il Santuario, sta nella costante attenzione alla cura ed allo sviluppo della cittadella mariana che consta di un convento cistercense ed il nuovo santuario elevato qualche decina di anni fa contornato da un parco che diviene luogo di permanenza per gli incontri della popolazione che qui, ad esempio, trascorre il lunedì di Pasqua.
A Latiano è legata una città mariana per eccellenza, Pompei.
Al latianese Bartolo Longo si deve lo sviluppo di quel santuario e la statua che lo ritrae al centro nella piazza omonima ne è testimonianza.
Se ci si pone al fianco sinistro della statua del beato latianese, all’ingresso di via Padre Francesco e si traguarda oltra la statua, si può godere della magnifica coincidenza che vede in linea tre chiese, la Chiesa di Sant’Antonio, la chiesa del Ss Crocifisso e la Chiesa matrice della Madonna della Neve. Pochi metri, separano le prime due, poche decine le successive. Sono scrigni d’arte questi luoghi, come scrigno di memoria è quello che si trova a pochi passi dalla chiesa matrice, il museo Ribezzi-Petrosillo, che custodisce e promuove con mutevoli iniziative, i reperti archeologici, rivenienti anche da Muro Tenente.
Via Santa Margherita, oltre a ricordare la patrona della città, è vero asse scenografico su cui si affacciano in sequenza il monumento ai caduti, il palazzo Imperiali (feudatari più famosi della città), la torre del Solise, Antica sede municipale, è una costruzione rinascimentale costruita a nei primi decenni del XVI secolo. Rimasta abbandonata nella sua agonia, per decenni contrafforti posticci di tufo invadevano la via, ha ripreso vita vita circa dieci anni fa, tornando orgogliosa, come a volersi riscattare da quanti l’avrebbero voluta vedere crollare. Ricordo che non era difficile trovare coloro che consideravano troppo costoso fare la fila alla Regione Puglia per chiedere i finanziamenti.
La storia del recupero di un bene di chiara testimonianza e significato, si contrappone a quella che a pochi passi persiste dal lontano 1974 quando fu fondato. Il Museo delle arti e tradizioni popolari.
È un luogo della memoria dove affiora la genuinità la povertà del mondo contadino, dove la vita di tutti i giorni nei campi nelle botteghe in famiglia si raffigura per il tramite di una raccolta di suppellettili, utensili e arredi d’un tempo mica tanto lontano.
Il museo rappresenta uno dei pochi esempi di collegamento tra la cultura popolare moderna e la civiltà contadina e artigianale, quasi del tutto scomparsa, ma non lontana dalla memoria.
In questo cammino, meta non finale, ma necessaria è la stazione ferroviaria.
L’avvento di modalità ben più efficaci di trasporto, non escludono, ma ridimensionano il ricorso al viaggio in treno.
A Latiano, i binari arrivarono nel 1886 e la stazione ed il primo convoglio, furono salutati in pompa magna, per l’avvento della nuova tratta ferroviaria, quella che collegava Taranto a Brindisi. La nota di servizio emessa recita: “Apertura all’esercizio del tronco Taranto-Latiano della nuova linea Taranto-Brindisi. Col giorno 6 del corrente mese verrà aperto all’esercizio il tronco Taranto-Latiano, della nuova linea Taranto-Brindisi, comprendente le stazioni di Monteiasi-Montemesola, Grottaglie, Francavilla-Fontana, Oria e Latiano, le quali saranno abilitate a tutti i trasporti a grande e piccola velocità in servizio interno e cumulativo italiano.
L’asse trasportistico è coperto oggi dai mezzi pesanti da strada, veri mostri d’acciaio, la cui potenza romba a poche decine di metri dalla silenziosa stazione ferroviaria, ridotta ad una serie di anacronistiche porte chiuse. È attivo, invece. un bar a cadenzare un tempo dell’attesa, che si spera, anche per la città di Latiano, come per il territorio più vasto della provincia messapica, non si fermi o peggio, non ci sia nessuno che sappia leggerlo.
Presso il santuario di Cotrino, una meridiana scandisce il volgere dell’ombra col sole, i padri cistercensi hanno posizionato anche una tavola esplicativa che a non tutti viene facile capire il passare del tempo.