L’edicola Pezzuto chiude: addio a un’icona della cultura

di Sonia Di Noi per il7 Magazine

Le storie d’amore. Quelle che, se la cenere è buona, non finiscono mai di ardere. Anche se uno dei due se ne va. E quella di Francesca Pezzuto con i clienti della storica edicola di giornali in centro è proprio una storia d’amore che termina con il più romantico dei commiati: una lettera scritta di notte, quando il buio dilata ogni emozione. “Dopo 21 anni, chiudo la mia attività. In questi lunghi anni e in quelli precedenti, quando lavoravo con il mio papà, ho vissuto una bella esperienza sia in ambito lavorativo sia nella sfera dei rapporti umani”.
Francesca ha 55 anni e negli ultimi decenni ha portato avanti, con gioia e dedizione, l’eredità di Vittorio Pezzuto, storico edicolante che del centro storico è stato uno dei punti di riferimento, contribuendo in modo decisivo alla diffusione della cultura brindisina: “Mio padre amava profondamente questa città, ha creduto nella sua storia e nei suoi valori, con grande generosità verso chiunque passasse dalla sua edicola, brindisini e turisti”.
La storia della rivendita di giornali più famosa della città e del suo appassionato titolare abbraccia un arco di storia locale di oltre settant’anni, crocevia di cambiamenti e tendenze, miserie e stagioni floride veicolate dal linguaggio universale dell’informazione, locale, nazionale ed estera. L’eredità romantica della carta stampata trasfusa in generazioni di lettori, di clienti; in una parola, amici. Sì, perché quello che è stato un vero e proprio talento commerciale in Vittorio Pezzuto diventa, negli anni, essenzialmente un modo in cui lo sguardo si posa sul reale, accostando le notizie, l’attualità e tutto ciò che era cronaca alla promozione della brindisinità, con i suoi canoni, i vezzi e la codificazione delle sue tradizioni. Era consuetudine di Pezzuto, infatti, inserire una pubblicazione di un autore locale nella copia di Quotidiano o Gazzetta del Mezzogiorno richiesti dal cliente. “Questo l’ha scritto uno di Brindisi, lo devi prendere, punto!”, ricorda sua figlia Francesca. Ennio Masiello, Lionello Maci, Raffaele Cucci, Cosimo Randino, e soprattutto l’amico di sempre, Pino Indini, sono i nomi più significativi della produzione editoriale brindisina che hanno trovato una decisa cassa di risonanza in Vittorio Pezzuto, in quella esaltazione di un sentimento autentico per la propria terra che è stata la sua edicola di giornali. A questo proposito, un grande sorriso sboccia sul viso di Francesca: “Il mio orgoglio più grande è quando mi dicono che mio padre è un’istituzione per questa città e la gente che, ancora oggi, continua a ricordarmi quanto sia entrato nelle vite e nei cuori per la sua grande generosità e la sua allegria: da lui ho imparato innanzitutto che il cliente ha sempre ragione, e che bisogna lasciare i problemi a casa e sorridere sempre, nonostante tutto”
Vittorio Pezzuto nasce a Brindisi nel 1932 e quando aveva solo sei anni inizia a lavorare come “strillone”, l’alba di una vita di sacrifici e levatacce che caratterizza la vita del futuro giornalaio. Alle quattro del mattino, con altri ragazzi, era già in stazione ad attendere il treno che portava i giornali da distribuire in giro per la città: ogni giorno, con qualsiasi condizione meteorologica lui era lì ad attendere, e nelle mattine gelide d’inverno, per scaldarsi, con altri compagni di lavoro prendeva un “cicchetto” al bar oppure giocava a calcio nella piazza della stazione, tanto che alla fine hanno formato delle piccole squadre: la sua era la “Pro Juventus”. Ancora una breve passione giovanile per la boxe, e poi, appena adolescente, nel 1945 apre la sua attività, la prima edicola, sita sotto i portici del vecchio teatro “Verdi”, intercettando tutto il bacino d’utenza che gravitava attorno alla struttura. Nel 1955 si sposta in un sottoscala di corso Garibaldi e finalmente, nel 964, inaugura la sede storica, poco prima dei giardinetti, al civico 99 dello stesso corso, nello stabile di proprietà della Banca D’Italia. Zona centralissima: da qui, la strada è spianata. Distribuirà i suoi giornali sulle navi in attracco al porto, al campo sportivo e amplierà l’offerta commerciale con la libreria. L’edicola-libreria Pezzuto sarà quella che tutto’oggi ricordiamo con nostalgia, straripante di quotidiani e riviste italiane e straniere, enciclopedie in dispense, fumetti, libri e le immancabili guide turistiche. Già, i turisti, che tornavano da lui anche dopo anni perché ricordavano la sua affabilità, il suo sorriso sagace e il senso dell’umorismo che era il suo tratto distintivo. “Era coinvolgente – racconta Francesca -, e riusciva a stabilire rapporti d’amicizia anche con gli stranieri che tornavano sporadicamente in città, tanto che alcuni venivano a trovarlo a casa e chiedevano di lui, interessandosi della sua salute, quando poi si è ritirato dal lavoro, nel 2003”. Già due anni prima il timone dell’attività di famiglia era passata a Francesca, ma papà Vittorio ha continuato a seguire con interesse l’avventura commerciale da lui generata. Nel 2010 il negozio si trasferisce sotto i portici nella vicina via Amena, pochi metri prima della sede in corso Garibaldi, da sempre attigua al bar Ausonia: qui Francesca ha iniziato, quasi per caso, le presentazioni dei libri, sempre sul filone del costume e della storia locali.
Certo è che, purtroppo, l’avvento dei centri commerciali della zona e l’irruzione di internet nelle vite dei Brindisini hanno provocato i primi scricchiolii nella gestione di un ramo commerciale che, forse, prima di tutti gli altri, ha pagato l’inevitabile tributo alla modernizzazione, decretando l’inizio dell’era dei libri un tanto al chilo e della modificazione delle abitudini. Decadono velocemente anche gli acquisti delle collane editoriali periodiche, le enciclopedie a puntate restano a metà sulle mensole e negli elenchi dei resi, le lunghe stampe su modulo continuo contano sempre meno fogli, il che significa meno prenotazioni su tutto ciò che ha una periodicità. Anche le convenzioni con le scuole diminuiscono, soprattutto perché gli insegnati educano sempre meno gli allievi all’acquisto dei giornali cartacei. Anatomia di un omicidio, quello culturale, insomma, di cui lo storico giornalaio ha ravvisato gli albori, ma era già in un “altrove”, in quei primi anni Duemila del suo ritiro, fin poi alla sua scomparsa, avvenuta nel 2014. Un grande dolore familiare e collettivo, lenito dall’enorme affetto che continuano a circondare la sua figura e dalla consapevolezza di una vita che lo aveva appagato. “Mio padre diceva sempre che era stato felice di tutto ciò che aveva avuto e che non avrebbe mai voluto fare un altro lavoro diverso da questo”.
Sovente, gli occhi di Francesca Pezzuto si gonfiano di lacrime di commozione, e non potrebbe essere altrimenti perché anche la sua vita, come quella di suo padre Vittorio, è stata indissolubilmente legata all’edicola di famiglia, da quando ancora ragazzina, dopo i compiti, correva in negozio ad aiutare papà, perdendosi nelle suggestioni dei libri che il genitore stesso la spronava a leggere, suggerendole Cesare Pavese e Natalia Ginzburg; poi, tornavano insieme a casa, lui con l’immancabile Corriere della Sera sotto il braccio. “E’ stato un padre meraviglioso, interessante, moderno per il suo tempo, lavorando con lui ho imparato a dialogare con tanta gente differente per cultura, carattere e lingua diversa. Penso di aver quasi sempre avuto pazienza e cercato di accontentare le richieste dei miei clienti, sempre con rispetto nei loro confronti”.
Mentre parliamo, un padre entra in negozio con suo figlio – non avrà avuto più di cinque o sei anni -, chiedendo quali tipi di figurine fossero disponibili. Ma no, non ci sono ormai più nemmeno quelle, dal giornalaio Pezzuto: niente “bidde” per te, stasera, piccolo. Quanti ragazzini, quante generazioni sono cresciute completando gli album di figurine Panini, quelle dei calciatori, o di personaggi dei cartoni animati, presso l’edicola del signor Vittorio! E poi gli almanacchi della Disney, i mercoledì con “Topolino”, i libri per bambini della collana Giunti-Marzocco… Restano solitari, sui ripiani sempre più vuoti, anche rari numeri di Tex e Dylan Dog, insieme a qualche volume dei classici economici delle Edizioni Newton, ormai dalle pagine ingiallite, qua e là polverose biografie e decine di libri rosa della Harmony. Spariranno anche quelli, insieme alle pagine di giornale e alle etichette coi nomi delle testate in vendita, attaccate con pezzi di nastro isolante rinsecchito agli scaffali e alla vetrina. Ritagli di dettagli.
La città cambia continuamente i suoi connotati, e tutti noi cambiamo con lei, ma questo congedo sembra quasi dolce, forse perché la grazia nel cuore che Francesca Pezzuto ha ereditato da suo padre Vittorio instilla il calore della riconoscenza nel distacco. Scrive infine Francesca, nel suo saluto ai lettori: “Manca poco ormai e non potrò più esserci in questo negozio, che è stato la mia seconda casa, quando restavo qui fino a ora tarda per le rese, i conti, gli ordini e tanto altro. Mi sentivo davvero a casa e protetta, come se mio padre fosse sempre con me. Provo sensazioni indescrivibili in questo momento e so che tutto questo mi mancherà da morire. Mi dedicherò a obiettivi meno impegnativi e tra poco sarò nonna, sarà molto bello ma mi mancherete tutti e allo stesso tempo spero che nei vostri cuori abbia lasciato un buon ricordo di me, ringrazio voi tutti che avete fatto parte della mia vita e vi saluto con tanto affetto”.