“Più Musicoterapia nelle sale operatorie”

“Più Musicoterapia nelle sale operatorie”.
A insistere sull’uso di questa disciplina è il prof. Loreto Gesualdo, Presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Bari, tra i più convinti sostenitori dell’idea, scientificamente provata che “l’utilizzo professionale della musica – dice – migliora il rapporto tra il medico e il paziente; ma, soprattutto in sala operatoria, serve a fare concentrare meglio il chirurgo e a rilassare chi si trova sul lettino operatorio”.
Gli ultimi tre interventi con la Musica, sono stati effettuati pochi giorni fa dal prof. Gesualdo con il contributo di un professionista della musicoterapia. “Abbiamo eseguito tre biopsie renali – racconta Gesualdo – ascoltando sia io che il paziente, tracce di musica appositamente selezionate dal musicoterapeuta.”
Il professore Gesualdo è un convinto sostenitore del prezioso contributo offerto alla cura dall’arte nelle sue diverse espressioni, efficace più di qualunque altro metodo nel permeare l’animo umano e ad alleviare la pena. La Musicoterapia, appunto.
“Si tratta – spiega Filippo Giordano – il professionista che ha assistito il prof. Gesualdo in sala operatoria – di una disciplina normata in Italia dalla legge 4/2013, e che prevede formazione, teorie, tecniche e metodologie specifiche di riferimento e di applicazione. Il semplice uso della musica, non è un intervento terapeutico”.
In Gran Bretagna , per esempio , viene utilizzata la Musica in sala operatoria in una percentuale variabile dal 62% al 72 % dei casi, con l’80% dei chirurghi coinvolti e del resto dello staff che sostengono di riuscire a concentrarsi meglio. In questo caso non si può parlare di musicoterapia ma di music medicine.
L’applicazione e la ricerca in musicoterapia iniziano ad essere sempre più attive anche in Italia. In Europa e nel resto del mondo viene utilizzata già da tempo.
La scuola di Bari è tra le più accreditate in questo campo a livello Internazionale. Lo stesso Giordano in questi giorni è in Danimarca per raccontare della esperienza pugliese nel campo dell’oncologia pediatrica (Apleti onlus).
“Da anni – dice l’esperto – si parla molto dei benefici della musicoterapia nella gestione di ansia e stress causati da fattori esterni, soprattutto quando si parla di pazienti ospedalizzati. L’utilizzo della musica per fini terapeutici ha origini antichissime, ma negli ultimi 30 anni, in Italia, l’interesse verso questa disciplina è cresciuto notevolmente”.
“Le applicazioni sono molteplici e trasversali e la possibilità che questa disciplina possa essere sempre più utilizzata come approccio non farmacologico/complementare sono davvero molto concrete. Occorre però comprendere bene che la qualità di questi interventi si basa sulla formazione adeguata dei professionisti, ed in Italia esistono, sull’aggiornamento costante e sul lavoro in equipe.”
“Anestesia e musicoterapia sono un binomio tutto da scoprire e da indagare, visti i risultati sia qualitativi che quantitativi ottenuti lo scorso anno dai nostri studi in questo settore”.
“Sarebbe interessante – dicono gli esperti – approfondire e studiare ancor meglio la sua applicazione nel campo delle neuroscienze”.
“Uno dei luoghi in cui la musicoterapia può avere effetti positivi su ansia e stress è dunque la sala operatoria e gli ambienti ospedalieri dove vengono eseguite procedure interventistiche: “Noi – aggiunge il presidente di Medicina e Direttore della Struttura Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto presso l’ Azienda Ospedaliero-Universitaria Consorziale Policlinico di Bari – vorremmo cercare di implementare questa esperienza in tutte le sale operatorie ma anche, dove possibile, nei reparti di degenza dei pazienti. In sala operatoria la musica sembra essere un vero toccasana, sopratutto per i pazienti, che vivono meglio l’esperienza stressante della chirurgia sia in termini fisici che mentali. Ciò influisce positivamente anche sullo staff, che si trova a gestire un paziente più tranquillo e collaborante”.
Nel corso delle biopsie renali (una tecnica diagnostica invasiva che consente di prelevare piccoli frammenti di tessuto renale) eseguite al Policlinico di Bari dal prof. Gesualdo, il paziente è stato sempre vigile e ha ascoltato la musica insieme all’operatore.
Nell’ottica di una sempre più auspicata “umanizzazione delle cure” appare evidente che la musicoterapia può avere un ruolo importante sia per il paziente, sia per chi lo ha in carico”.
A settembre la Scuola di Medicina. organizzerà un evento nel quale saranno coinvolti i direttori dei quattro dipartimenti per diffondere non solo all’interno dell’Università questa tecnica, ma anche alle strutture sanitarie del territorio regionale.