Rapina in gioielleria, caccia al complice

di Gianmarco Sciarra

Erano volti già noti alle forze dell’ordine i presunti responsabili della rapina presso la gioielleria “Giovi Gold”. Pochi giorni prima dell’azione che ha turbato non poco la tranquillità dei commercianti del centro cittadino, i due rapinatori, a bordo di una Lancia Y (la stessa usata nel colpo di martedì scorso), erano stati fermati per un controllo dai militari dell’Arma. 

Adesso, dopo la confessione di Giuseppe Di Bello, il trentaquattrenne brindisino accusato di rapina a mano armata, le forze dell’ordine cercano il complice. Di quest’ultimo si sa che ha abbandonato la propria dimora dove scontava una pena detentiva ai domiciliari, dandosi alla macchia.

E’ stata la vittima della rapina, la titolare della gioielleria di corso Garibaldi, ha identificare i due, attraverso le foto segnaletiche ma soprattutto grazie all’avventatezza dei malviventi che portarono a termine l’operazione a volto scoperto.

Un lavoro investigativo che si è avvalso delle telecamere presenti in zona e che ha portato all’arresto, dopo pochi giorni, del primo responsabile della violenta rapina.

Dopo la confessione, utile a chiudere il cerchio sull’altro complice, Di Bello ha spiegato di essere stato spinto a commettere il colpo dalla disperata condizione economica; spiegazione che certo non giustifica la violenza e l’eclatante modus operandi, in pieno Centro ed a volto scoperto, dei due.