Quando Ferrarese era il solo a denunciare i furbetti del fotovoltaico: “Ora che non siano i cittadini a pagare il conto della bonifica”

Arresti, denunce, indagati, sequestri a raffica. Chi l’avrebbe mai detto. Eppure sembravano delle così brave persone quelli del fotovoltaico, quelli che da mezza Europa e da mezza Cina venivano a comprarsi Brindisi a pezzi per salvare il mondo dal giogo del petrolio e del carbone. Poi la verità, spietata e puntuale, è venuta a galla. Brindisi l’hanno solo violentata per far soldi e scappare con la cassa in qualche paradiso fiscale. O almeno così sono andate le cose, secondo la magistratura brindisina. E tutti, come storditi dopo un lungo e profondo letargo, stropicciandosi con le nocche le palpebre ancora mezze chiuse, a complimentarsi – giustamente – con la Procura di Brindisi che ha svelato la truffa e assicurato alla giustizia i presunti responsabili.

Verrebbe da augurare il buongiorno a questo coro di plaudenti difensori dell’ambiente a scoppio ritardato. Perché in buona parte sono gli stessi che, due anni fa, hanno letteralmente lasciato solo se non addirittura contrastato l’allora presidente della Provincia Massimo Ferrarese che in tempi non sospetti, mesi prima che arrivassero i sigilli della magistratura, lanciò l’allarme su quell’inquietante invasone di pannelli solari.

Capii che c’era qualcosa di strano sotto, e provò con ogni mezzo a mettere un freno alle speculazioni degli sconosciuti investitori. Coinvolse il territorio, la stampa, i sindaci, si recò in Procura. Varò perfino un regolamento per mettere i bastoni fra le ruote a quei soggetti che da ieri siedono sul lettino di una cella. Ma che allora erano visti dai più come comuni imprenditori. In pochi diedero ascolto a Ferrarese. Anzi. Il centrodestra fece muro, e certa stampa cercò perfino di capovolgere il tavolo insinuando interessi personali. Poi sono arrivate le manette e i furbetti del fotovoltaico – come Ferrarese li battezzò prima che diventassero tali per tutti – sono diventati i “cattivi” anche per loro.

Ora Ferrarese vuole riprovarci, sperando che la stessa politica che non lo ha ascoltato allora, lo ascolti adesso su un altro fondamentale problema: quello della bonifica dei pannelli. Affinché siano gli speculatori a pagarsela, e non i cittadini.

Ferrarese: “Furono in tanti ad opporsi alla mia battaglia”

“Quando denunciavo queste anomalie – ricorda oggi Ferrarese – erano in tanti ad opporsi e a tentare di crearmi problemi, anche politicamente. Già dopo pochi mesi dal mio insediamento, dopo aver notato quel proliferare di impianti, decisi di riunire tutti i Sindaci della provincia per poter realizzare la mappatura di tutto il territorio. Fu cosi che ci rendemmo conto della grave anomalia per cui tanti impianti non erano stati sottoposti né a V.I.A. (Valutazione impatto ambientale) della Provincia né a quello della Regione. Partì da quel momento una battaglia in diverse direzioni. Contestualmente fu da me proposto un nuovo regolamento per disciplinare gli impianti nella provincia; furono da me segnalate, in un incontro, le anomalie al presidente della Regione Nichi Vendola; incaricai i dirigenti di accertare le autorizzazioni degli impianti in fase di realizzazione. Questa azione iniziò a frenare il proliferare selvaggio di nuovi impianti, ma non mi bastò. E fu cosi che decisi di andare oltre e nel Novembre del 2011 mi recai personalmente in Procura per segnalare queste grandi anomalie”.

“
Ringrazio oggi il procuratore Dinapoli – prosegue Ferrarese – per il grande lavoro svolto e sicuramente, viste le dimensioni del caso, per l’impegno che ancora proferirà. 
I fatti ci hanno dato ragione, ma non basta né può essere sempre e solo la Procura a risolvere interamente i problemi, sotto l’aspetto ambientale, nella nostra regione, che invece la politica ha il dovere di prevenire.

“Adesso la politica si occupi al meno della bonifica dei pannelli, prima che siano i cittadini a pagare il contro”

Ora Ferrarese lancia nuovamente un altro suo vecchio avvertimento, sperando che, almeno questa volta, la politica si decida a non fare orecchie da mercante preferendo le battaglie di partito agli interessi della collettività. “Voglio ricordare – scrive Ferrarese – che ho anche più volte denunciato pubblicamente che i piccoli impianti (anche se uniti tra loro diventano enormi), proprio perché senza autorizzazioni, non prestano nessun tipo di fideiussione alla Regione per garantire il loro smaltimento al termine della produzione”.

“Chi si occuperà in futuro – chiede – di quegli smaltimenti se oggi facciamo fatica anche a rintracciare i proprietari (quasi tutti di altre nazioni), mentre sono ancora in produzione? Bisogna subito intervenire per ottenere tali garanzie per evitare che tra pochi anni, dopo che queste multinazionali si sono enormemente arricchite a scapito della nostra terra, siano anche i nostri cittadini e i nostri figli a doversi far carico della bonifica e dello smaltimento di tutti quei pannelli in silicio. Sarebbe questa si l’ennesima beffa ai danni di un territorio che sotto l’aspetto energetico è stato sfruttato come nessun altro al mondo, senza aver ricevuto assolutamente nulla in cambio”.