La Chiesa brindisina è cosa nostra

di Giancarlo Sacrestano

Se qualcuno avesse ritenuto recintabile il caso di don Peschiulli tra le mura della devianza sessuale, per quanto abbietta e riprovevole, ha sbagliato di grosso.
Fatta tara delle responsabilità dirette ed indirette che il magistrato è chiamato ad appurare, la storiaccia, ancorchè paradigma di un’abiezione che da decenni occupa i manuali di psicologia come pure i libercoli di grasse battute da canti da osteria. (Della sessualità dei preti è interessante il lavoro svolto dal prof. Vittorino Andreoli), spalanca le scricchiolanti porte delle chiese che rendicontano sempre più cali di presenze e di attenzione.
La stragrande maggioranza delle reazioni emotive che abbiamo registrato sui social network, non assurgono a ragione di prova di alcunché, né in base ad esse si può emettere una condanna o peggio crocifiggere qualcuno, ma sono testimonianza di una sofferenza e di una inquietudine, che a tratti non maschera la rabbia ed esonda persino nella violenza verbale, che qualcuno deve comprendere e ricomporre.
Al fine di evitare che qualche balordo in cerca di facile notorietà e dissimulata filantropia ne approfitti, è cosa non secondaria, richiamare alcuni elementi che l’emozione tende a distorcere.
Il territorio compreso nella Diocesi di Brindisi, interessa parzialmente le province di Bari, Brindisi e Lecce. Consta di 1253.75 kmq; ha una popolazione di 276.784, per 14 comuni, 60 parrocchie animate da 124 sacerdoti diocesani, 37 religiosi, 10 diaconi permanenti. 11 sono le case religiose maschili, 25 le case religiose femminili, 3 i monasteri.
E’assolutamente notevole il numero delle associazioni che raggruppano le varie componenti laicali che si costituiscono a norma del Codice Civile e nello stesso tempo in quanto fedeli, secondo il Codice di Diritto Canonico che al Canone 299 recita: “i fedeli hanno il diritto di costituire associazioni, mediante accordo privato”. Questo variegato e multicolore universo associativo arricchisce, attraverso l’impegno dei laici, il percorso di fede e di testimonianza nel territorio della Chiesa.
La rete e le correlazioni che si stringono fra i laici, espressione del popolo di Dio e i preti che sono chiamati a guidare in comunione col vescovo la Chiesa locale, non è struttura di poco conto, né ammennicolo assoggettabile al personalismo episcopale, del cui rischio ha diffusamente parlato, denunciandolo, Papa Francesco.
Apprendere dalle intercettazioni telefoniche di Don Giampiero, la netta cesura tra il predecessore e l’attuale pastore della chiesa di Brindisi-Ostuni, peraltro già ampiamente definita e criticata dagli ambienti del laicato impegnato, rischia di far finire in un tritacarne l’esperienza di fede e di testimonianza che si trasferisce indissolubile nella vita quotidiana di ogni cattolico.
Particolare rilievo assume questa sfiducia in chi s’impegna nelle associazioni cattoliche, in quell’apporto di affidabilità, fiducia e certezza di buona condotta per medici, avvocati, ingegneri, operai, insegnanti, studenti, genitori, disoccupati, malati etc. etc. che accettano la propria condizione e la promuovono nella comunione con lo spirito evangelico di cui il vescovo è primo testimone.
Ciò che accade in questi giorni, altera nei cuori dei più deboli, la percezione che esiste un’affidabilità di quelle tantissime persone che alla Chiesa offre e spesso dona l’impegno e la disponibilità professionale, mettendo in comunione la testimonianza di fede con la propria individuale capacità lavorativa. Il danno che ne deriva è notevolissimo. A queste persone, è notissimo, ogni sacerdote, vescovo, cardinale, fa riferimento per l’assistenza e la comprensione delle dinamiche sociali; ad essi è affidata la missione di portare nei propri ambienti i valori proclamati dalla fede.
Nella storia brindisina, cattolici impegnati, hanno ricoperto cariche pubbliche di primissimo rilievo. Quanto chiacchiericcio si sia sviluppato attorno alle loro persone, attribuendo alla tonaca di questo o quel prelato i loro successi, inutile scriverlo qui.
Oggi a fare scandalo sarebbero proprio quelle tonache e così nei brindisini si amplifica il senso di instabile e precario, con cui percepire il terremoto scatenato da Don Gianpiero.

Il palazzo della Provincia si svuota e dopo neppure 90 anni celebra il funerale dell’Ente.
Il palazzo di Città, rischia in questa settimana la bocciatura del bilancio consuntivo 2014 con una prospettiva di commissariamento.
Il terzo palazzo, quello dell’antico seminario, è scosso da un terremoto i cui risvolti potrebbero definire scenari oltremodo inquietanti.
I luoghi della guida della città sono impraticabili!
Appaiono profetiche le conclusioni dei vescovi latino americani che nel ’74 – 41 anni fa!!! -chiosavano le esigenze di una teologia nuova. “Un clamore sordo si leva da milioni di uomini che domandano ai loro pastori una liberazione che non viene loro da nessuna parte”.
I Vescovi delle diocesi del nostro sud martoriato, decenni fa auspicavano una “Pasqua per il Sud”. Un percorso di riconversione. Profetizzato, ancor prima dello sfacelo delle istituzioni laiche.
I loro successori, oggi stentano, zoppicano, cadono. Finiscono spesso con l’interrompere il dialogo col popolo di Dio, quel popolo che non chiede altro che essere guidato, ma non come per le mucche, preso sotto il giogo, né preso per il naso.
La Chiesa di Brindisi è cosa nostra. La chiesa di Brindisi è occupazione e preoccupazione costante di ognuno. Non lasciamo soli i pastori. Accompagniamoli con schietta lealtà e non riverente ipocrisia. A noi brindisini è dato in eredità l’onore di accogliere e di ospitare tutte le culture che approdano al nostro porto. E’ nel nostro DNA guardare all’altro, con lo spirito evangelico del samaritano. Lo testimoni sempre ognuno che si prova a guidare attraverso l’impegno pubblico o religioso, questo enorme patrimonio. Le sue dimissioni appartengono sempre alla sua dignità. I brindisini le accompagneranno.