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Movida chiassosa, cinque locali nel centro di Brindisi sequestrati dalla polizia

Nel cuore del centro storico di Brindisi, l’area della movida intorno al Nuovo Teatro Verdi torna al centro di un intervento deciso: la Polizia Amministrativa della Questura ha eseguito ieri mattina il sequestro preventivo di cinque locali notturni, ritenuto necessario per interrompere condotte considerate reiterate e fonte di forte conflittualità con i residenti.

Il provvedimento riguarda l’Opera Lounge Bistrot in piazzetta Durano, La Plaza in largo Concordia, Room 46 in via Palma, il Bar da Felle in via Santi e il Niklas in via Marco Pacuvio. Si tratta, peraltro, degli stessi esercizi già coinvolti, il 28 ottobre di due anni fa, nell’ordinanza con cui il sindaco Giuseppe Marchionna dispose lo stop alla musica.

Alla base dell’inchiesta, secondo quanto ricostruito, ci sono segnalazioni arrivate nel tempo al numero di emergenza, l’esposto presentato il 21 maggio 2021 da 54 cittadini e le sollecitazioni avanzate negli anni dal comitato “Civilmente in Centro”. Un quadro che ripropone, anche a Brindisi, una tensione ormai tipica dei centri storici: da un lato il diritto alla quiete e al riposo, dall’altro l’esercizio dell’impresa e l’attrattività serale della città.

Il decreto di sequestro, firmato dal giudice per le indagini preliminari Simone Orazio, indica come indagati i titolari dei locali: Taylor Arigliano (Taylor Bistrot), Gianmarco Felle (Bar da Felle), Alessandro Gorgone (Opera Lounge Bistrot), Andrea Pascariello (Niklas) e Alessandro Stanisci (La Plaza e Room 46). L’ipotesi di reato contestata, in via provvisoria, è quella di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone. Per alcuni viene inoltre richiamata la presunta violazione dell’ordinanza sindacale del 2024, tema che risulta ancora oggetto di accertamento nel procedimento davanti al giudice onorario di pace Giuseppe Caputo, con i residenti costituiti parte civile.

Nel motivare la misura, il giudice evidenzia l’esigenza di fermare un andamento ritenuto sistematico nelle presunte irregolarità di gestione, che avrebbe esasperato chi vive nell’area interessata. Nelle dichiarazioni raccolte dagli inquirenti, alcuni residenti riferiscono di aver cercato soluzioni estreme per riuscire a riposare: trasferimenti temporanei in casa al mare durante l’estate, sostituzione degli infissi con modelli più isolanti, riorganizzazione degli ambienti domestici per “schermarsi” da musica e vociare.

Le contestazioni, stando agli atti, poggerebbero anzitutto su profili amministrativi. In particolare si parla di assenza di autorizzazioni per attività di intrattenimento, con serate e nottate promosse anche tramite locandine e canali social. Nel decreto vengono descritti strumenti tipici dell’attività musicale e di animazione – consolle, microfoni, casse di amplificazione e altoparlanti – collocati anche in prossimità degli ingressi, con effetti sonori percepibili non solo dagli avventori ma anche nelle abitazioni circostanti. Tra gli elementi richiamati vi sarebbero inoltre orari oltre la mezzanotte, in relazione a vincoli previsti dalla normativa regionale, e presunti superamenti dei limiti di emissione acustica fissati da norme nazionali e regionali: aspetti che, in ogni caso, dovranno essere verificati nel percorso giudiziario.

Nel fascicolo viene citato anche un fenomeno sempre più frequente: l’uso di fuochi d’artificio per festeggiare compleanni o ricorrenze, spesso allo scoccare della mezzanotte. Anche quando l’iniziativa sarebbe stata assunta dai clienti, l’autorità giudiziaria richiama l’obbligo, in capo ai gestori, di prevenire e impedire comportamenti vietati da legge o regolamento.

Resta ora da capire quanto durerà la chiusura. Le difese stanno valutando la strada del ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere l’annullamento del decreto di sequestro. La vicenda, intanto, riapre il tema – delicato e non nuovo – di regole, controlli e convivenza tra residenza e intrattenimento nel centro storico.