Bakari Sako sarebbe stato sorpreso alle spalle e colpito tre volte in pochi istanti. Una delle coltellate, penetrata nel torace, gli ha lesionato il polmone destro, il cuore e l’aorta, provocandone la morte per una rapidissima emorragia interna.
È quanto emerge dalla consulenza medico-legale disposta dalle Procure ordinaria e minorile di Taranto nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio del bracciante maliano di 35 anni, ucciso all’alba del 9 maggio in piazza Fontana, nella città vecchia.
Secondo il medico legale Roberto Vaglio, il decesso è stato causato da un trauma aperto del torace e dal conseguente shock emorragico. Sako fu raggiunto da tre fendenti: uno all’emitorace destro, uno a quello sinistro e un altro nella parte destra dell’addome.
A risultare letale fu il colpo inferto al torace destro. La lama attraversò la parete toracica e il polmone, perforò la parte superiore del cuore e lacerò l’aorta. Nella cavità toracica furono trovati quasi due litri di sangue. La morte, secondo la relazione, sopraggiunse nel giro di pochi minuti.
Le altre due ferite non avrebbero invece avuto, da sole, capacità mortale. Forma e dimensioni delle lesioni sarebbero compatibili con un coltello di piccole o medie dimensioni, dotato di un solo filo tagliente e con il dorso liscio.
I tre fendenti sarebbero stati sferrati a distanza ravvicinata, in una sequenza rapidissima e con diversa intensità. La traiettoria del colpo mortale suggerisce inoltre che l’aggressore si trovasse dietro la vittima, leggermente spostato alla sua destra, impugnando il coltello con una presa “a martello”.
Sulle mani e sugli avambracci di Sako non sono state rilevate ferite da difesa. Un elemento che rafforza l’ipotesi secondo cui il bracciante non si sarebbe accorto dell’attacco. Le abrasioni presenti sul dorso delle mani potrebbero invece essere compatibili con il trascinamento del corpo sul basolato della piazza.
Gli esami tossicologici hanno escluso la presenza nel sangue di alcol, droghe o sostanze psicotrope.
L’inchiesta è coordinata dalla sostituta procuratrice Paola Francesca Ranieri e condotta dalla Squadra mobile di Taranto. Per l’omicidio sono indagati sei giovani, quattro dei quali minorenni.
Tra gli adulti figurano Fabio Sale, 20 anni, e Cosimo Colucci, 22 anni, entrambi ancora detenuti. Il presunto autore materiale sarebbe invece un quindicenne che ha confessato di aver sferrato le coltellate, dichiarandosi profondamente dispiaciuto.
Davanti alla giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni, il ragazzo avrebbe sostenuto di aver estratto il coltello per difendere gli amici, aggiungendo che gli altri componenti del gruppo non si sarebbero accorti dei colpi mortali.