Da Torchiarolo a Parigi con l’anima da amazzone

Ventisei anni vissuti tra la piccola Torchiarolo, Roma (dove si è laureata con lode in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università La Sapienza) e Parigi (dove tuttora risiede portando avanti, alla Sorbonne Université, progetti legati ai suoi studi): Mariangela Rosato, autentica “anima d’amazzone” – come lei stessa si definisce in una delle sue liriche – pubblica per la Collana di poesia «Nuova poetica 3.0», edita da Transeuropa, la sua prima silloge dal titolo “L’errare del cerchio”, in uscita con ogni probabilità nella seconda settimana di dicembre. Da sempre appassionata di scrittura poetica, in occasione del lockdown passato in Francia ha trovato il tempo e la voglia di riordinare quanto negli anni scorsi e negli ultimi mesi ha appuntato su fogli sparsi, fazzolettini di carta e persino pareti. “Amazzone perché sono curiosa e non mi accontento mai, sono sempre alla conquista di nuove conoscenze. Ma anche perché, pur provenendo da un piccolo paesino e da una famiglia umile, non mi sono fatta fermare nel mio viaggio di scoperta del mondo”, racconta con semplicità.
Cosa porta una laureata in Scienze Politiche a scrivere un libro di poesie?
“Mi è sempre piaciuta in generale la scrittura e ho sempre avuto una grande interesse per la poesia, anche per ragioni familiari: uno dei miei bisnonni scriveva poesie e questo è stato un grande stimolo. Scrivo dall’adolescenza e non ho mai smesso, nemmeno nel periodo universitario. Non avevo mai pensato a pubblicare, almeno sino a qualche mese fa”.
Incuriosisce la scelta del titolo: spieghiamola.
“Il titolo nasce dall’esperienza del continuo camminare di ognuno di noi alla ricerca della propria essenza nel cerchio della vita. A questa immagine dell’errare con lo scopo di trovare se stessi e affermare i propri progetti, ho voluto unire la filosofia di Nietzsche e il concetto della storia umana come cerchio che si ripete all’infinito, sia in senso collettivo che in senso individuale”.
A cosa corrisponde la divisione in sezioni? Il criterio è tematico, stilistico o temporale?
“È una scelta tematica, ma anche stilistica. Sostanzialmente ci sono tre temi di fondo che si incontrano e si mischiano: uno più spirituale, che analizza l’irrazionale che è dentro di noi; uno che si fonda sulla lontananza dal mio luogo di origine geografico, al quale penso sempre, nonostante ci passi ormai pochissimo tempo; un terzo che riguarda la crisi dell’uomo contemporaneo, a partire dal senso di solitudine che ha caratterizzato negli ultimi mesi i rapporti umani, passando per il mancato rispetto dell’ambiente nei nostri territori e a livello mondiale. Queste ultime poesie sono state scritte prevalentemente durante la quarantena trascorsa a Parigi, che è stata per me grande fonte di riflessione e di ispirazione”.
Lei scrive “La bellezza è qui e vuole incantarci”: cos’è la bellezza per Mariangela Rosato e di quale bellezza abbiamo bisogno nei tempi che stiamo vivendo.
“È molto complesso rispondere. Il bello è qualcosa che cambia continuamente ed è anche frutto dei cambiamenti sociali. C’è un bello estetico, un bello artistico, un bello spirituale. In questo momento credo che abbiamo bisogno soprattutto di riscoprire la bellezza dell’ambiente. Molte mie poesie sono dedicate alla terra proprio per questo motivo”.