Il remake di Truman per la coppia più bella del mondo

Portare in scena un remake è sempre una sfida, bisogna giocare su qualcosa di già detto, cercare di imitare personalizzando però il più possibile, utilizzare un tono che sia credibile quanto l’originale. Se però prendiamo due attori del calibro di Marco Giallini e Valerio Mastrandrea le cose cambiano.
“Domani è un altro giorno” remake del film spagnolo “Truman” è una storia di amicizia e di vita, toccante ma soprattutto tragicomica. Ambientata in una luminosa e colorata Roma i due attori, grandi amici anche nella vita reale interpretano due personaggi del tutto agli antipodi. Uno è Tommaso timido e introverso ormai lontano da diversi anni dalla sua città, che deve superare la sua paura dell’aereo per partire dal piccolo paese del Canada dove vive con la famiglia per tornare a Roma a trovare Giuliano, suo amico d’infanzia e attore teatrale che è tutto il suo opposto: impulsivo, iperattivo e amico di tutti. Sarebbe tutto perfetto e spensierato se non fosse per un elemento che accompagna lo spettatore per l’intera durata del film: Giuliano è malato, ha un cancro ai polmoni che non gli permetterà di vivere a lungo e anzi, decide di non proseguire con le cure che potrebbero fargli guadagnare qualche anno di vita. La storia è quindi un susseguirsi di lunghe camminate in giro per la città, di sguardi e abbracci ma anche di riflessioni sull’amore e gli affetti. Ma in fin dei conti resta comunque una commedia e forse questo film incarna alla perfezione la definizione stessa del genere – sempre troppo sottovalutato – ovvero una rappresentazione di una vicenda non necessariamente a lieto fine che mescola situazioni drammatiche a scene di una comicità sottile, di quell’ironia che ti lascia l’amaro in bocca. È proprio il caso di “Domani è un altro giorno” che mette alla prova due grandi attori del cinema italiano in un andamento altalenante ma perfettamente calibrato di sarcasmo e ironia ma anche di grandi pianti e commozione.
Sicuramente non un film complesso nella sua struttura ma tremendamente dolce, che gioca sugli sguardi e soprattutto su silenzi pieni di complicità – senza dimenticare la fondamentale figura del cane Pato, che nel film originale si chiamava appunto Truman – che mettono nella condizione di calarsi nei panni dei due personaggi. Come reagire dunque al destino? Cosa fare quando un amico è in fin di vita? Tante domande, nessuna risposta.