I giovani sconosciuti: “Sono quello che faccio”

Vanno in pensione i nativi del tempo del boom sociale ed economico del secondo dopoguerra, i cosiddetti “baby boomers”, cresciuti e vissuti in un tempo di espansione del benessere sino a portarlo, più o meno consapevolmente sul baratro della crisi di sistema, che oggi si rappresenta col limite della convivenza tra uomo e pianeta. Lo scempio delle risorse, la bulimica propensione a consumare tutto, ha definito il tempo di un disagio e la catastrofica decrescita infelice in cui siamo finiti.
Quanto era stato realizzato col sacrificio e con le guerre, è passato nell’oblìo e come tanti bambini capricciosi, noi adulti ed anziani di oggi, non abbiamo gli strumenti di leggere il gravissimo danno compiuto a scapito delle nuove generazioni. Il mondo, così come lo abbiamo concepito è morto, ed i giovani e giovanissimi, ci inviano segnali diretti e chiari di cui non abbiamo la capacità di lettura.
Lo scorso 4 aprile, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, l’Associazione Civita, uno dei più importanti “incubatori di pensiero” italiani, ha presentato il suo undicesimo Rapporto, dal titolo Millennials e Cultura nell’era digitale. Consumi e progettualità culturale tra presente e futuro.
I giovani nati fra la metà degli anni Ottanta e i primi del Duemila – appartenenti alle categorie dei cosiddetti Millennials (18 – 32 anni) e dei Centennials (15-17 anni) – rappresentano una risorsa-chiave per il futuro del nostro Paese, sia sotto il profilo della fruizione culturale che della produzione creativa.
Sebbene oggi si parli spesso di “Generazioni Y e Z” o “nativi digitali”, le loro caratteristiche in termini di abitudini e stili di vita sono, di fatto, sconosciute ai decisori pubblici – al contrario di quanto avviene per le imprese che considerano i giovani target di mercato centrali e oggetto di mirate campagne di marketing – limitando, così, l’efficacia delle politiche a loro destinate ed escludendoli da una significativa quota di offerta culturale e artistica.
Chi sono questi giovani? Quali valori dominano la loro esistenza? Qual è il ruolo della Cultura nella loro vita? Questi alcuni degli interrogativi che l’Associazione Civita si è posta e a cui il volume risponde offrendo un’analisi approfondita sul mondo giovanile da cui emergono gusti, aspirazioni, attitudini di consumo culturale, propensione alla produzione creativa ed ambiti di criticità: un bagaglio informativo mirato, utile agli operatori culturali e, più in generale, alle agenzie formative per ottimizzare le strategie di audience development a favore dei giovani, rendendole inclusive e massimizzandone gli impatti. Le giovani generazioni, oggi utenti potenziali, rappresentano, in realtà, il grande bacino dei consumatori e produttori di Cultura di domani.
Al centro del Rapporto la ricerca di un quadro di autorappresentazione attraverso valori, aspettative ed interessi dei giovani e giovanissimi italiani.
Sulla base di specifiche caratteristiche distintive emergono quattro gruppi (cluster) per i quali la Cultura ha diverse accezioni: di stampo conservativo-tradizionalista (“Custodi”), come esplorazione di proposte originali (“Artefici”), risorsa per la propria affermazione sociale e potenziale leva di crescita (“Cercatori”), complesso di conoscenze aperto e dinamico in equilibrio fra tradizione e sperimentazione innovativa (“Funamboli”).
Ripensare e rendere coinvolgente l’esperienza culturale dei suddetti target risulta, quindi, fondamentale ed è per questo che l’indagine si chiude sul “che fare”, presentando spunti e proposte per avvicinare e far interagire in misura maggiore giovani e mondo culturale.
Se, da un lato, le nuove generazioni costituiscono una significativa quota dell’audience – o del “non pubblico” – cui le politiche culturali dovrebbero orientarsi, dall’altro rappresentano, anche grazie alle potenzialità della rete, i “generatori” di progettualità innovativa che necessita di essere declinata in una progettualità culturale sostenibile e con mercati di sbocco.
La complessa lettura definisce pertanto il bisogno di un’offerta culturale inclusiva e stimolante. Un’azione quanto mai necessaria per ribadire con forza l’importanza di investire oggi nell’avvicinare i giovani al mondo culturale ed artistico, non solo per garantire loro una migliore qualità della vita, generando preziose opportunità a livello personale e professionale, ma anche per rendere la società di domani più coesa e strutturata per affrontare le sfide future.
E siamo così al nocciolo della faccenda: i giovani questi sconosciuti è slogan vecchio quanto il mondo, ma mai come oggi, sono stridenti le ragioni di chi ci segue che si sente completamente slegato ed inascoltabile dalle generazioni più adulte. Il precariato, lo sfaldamento, la fiducia, la paura, sono i veri competitors nella gara allo sviluppo prossimo venturo. La ricerca di una pedagogia sociale di riferimento, diventa il nuovo paradigma necessario per tentare di sovvertire le ragioni di un fallimento della civiltà occidentale, evitando di gettare con l’acqua sporca ed inquinata anche le sorti dei giovanissimi, su cui sono state scaricate le immondizie indifferenziate di un modello sviluppo collegato solo al PIL e al successo economico-finanziario relegando alle virtù privatissime, l’esercizio onirico del bisogno di condivisione e di partecipazione che i giovani vivono esclusivamente per il tramite dei social networks.
Riempire le piazze, far rivivere le città quale luogo d’incontro, significa riscrivere un vocabolario di parole della partecipazione vissuta e condivisa, rimettendo in connessione i corpi, insieme ai sentimenti, abbandonando i funambolici gargarismi solitari di chi se la canta e se la suona su facebook, dio di se stesso amico di nessuno, odiatore seriale per passione.
Dietro le facce dei nostri, figli, nipoti, visibilmente uguali, inespressive e determinate all’indifferenza verso tutti e tutto, pulsano cuori e sentimenti solitari, di cui dobbiamo scoprire i codici, forse, riscoprendo di noi stessi, il desiderio di stupirci e meravigliarci del nuovo chè è più nuovo di noi.