Ripartono oggi gli scavi archeologici nella Riserva naturale delle Cesine, nel territorio di Vernole, con una nuova campagna di ricerche tra terra e mare. Al centro delle indagini c’è il grande complesso portuale romano sommerso davanti all’Edificio Idrovoro.
Gli archeologi concentreranno l’attenzione sui resti di un molo con piattaforma e un lungo braccio rettilineo con struttura a “L”, tipologia diffusa in epoca romana sulle coste sabbiose del Mediterraneo. L’obiettivo è confermarne la datazione all’età augustea e verificare anche una suggestiva ipotesi: che possa trattarsi del porto nel quale Ottaviano sbarcò nel 44 avanti Cristo, dopo la morte di Giulio Cesare, durante il viaggio verso Roma.
Le ricerche serviranno inoltre a ricostruire l’estensione dell’opera, oggi in gran parte coperta dalla sabbia, e i suoi rapporti con la cosiddetta “Chiesa sommersa”, una struttura più a nord che potrebbe essere stata una torre-faro.
Gli scavi proseguiranno anche sulla terraferma, dove nel 2025 era emerso un insediamento più ampio del previsto. Particolare attenzione sarà riservata a una grande vasca intonacata, forse utilizzata per la lavorazione e salagione del pesce oppure per la produzione del vino.
La campagna, diretta scientificamente da Rita Auriemma dell’Università del Salento, proseguirà fino al 4 ottobre. I reperti saranno catalogati e restaurati nel nuovo Laboratorio dei paesaggi di Acaya, ospitato nel Castello.