Cento anni fa la tragedia della corazzata “Benedetto Brin”: per onorare chi morì non bastano i convegni

di Giancarlo Sacrestano

Ricorre il 27 settembre, il centenario dell’esplosione, nel porto medio di Brindisi, della corazzata “Benedetto Brin”, ammiraglia della I^ Divisione Della II^ Squadra Navale. Il nome le proviene dal celebre ingegnere navale, più volte ministro della marina del Regno d’Italia. La tragica esplosione comportò la morte di ben 456 uomini della Regia Marina italiana, la cui memoria è custodita nella cripta del Monumento al Marinaio, nonché presso il cimitero comunale dove, tra le fisse croci bianche del camposanto militare, la statua bronzea di “Madre Patria” mesta ma dignitosa amorevolmente siede tra le loro tombe.

Qualche settimana fa siamo riusciti a scoprire l’identità della ragazza brindisina che prestò le sue gentili fattezze per la realizzazione di quel bronzo. (per approfondire  clicca qui) Nel bollettino di guerra delle azioni navali del 28 settembre 1915 si legge: “Cause non ancora ben determinate hanno provocato, nel porto di Brindisi, un incendio seguito da esplosione nella santa barbara dl poppa della Regia nave Benedetto Brin. È da escludersi l’intervento di qualunque agente esterno. Sinora risultano superstiti 8 ufficiali e 379 uomini dell’ equipaggio. Tra i morti accertati è il contrammiraglio Rubin di Cervin (Comandante della Divisione Navale) . In relazione all’esplosione della Regia nave Benedetto Brin, il Presidente del Consiglio, on. Salandra, ha diretto a S. A. R. il Duca degli Abruzzi, comandante delle forze navali, il seguente telegramma: – Ho letto il rapporto dell’Ammiraglio Presbitero, relativo all’esplosione della Regia nave Benedetto Brin. Vi si afferma che una Commissione è stata nominata per procedere ad una immediata inchiesta intesa ad accertare le cause dell’esplosione.

La Commissione proceda pure alle sue constatazioni con l’aiuto dei tecnici che sono stati richiesti. Ma io, interprete e partecipe della grave impressione che la notizia della perdita della poderosa nave e di tante vite di valorosi ufficiali e marinai produrrà nel Paese, prego Vostra Altezza Reale di assumersi direttamente il compito di accertare le cause del doloroso fatto, ricercando senza riguardi a persone le eventuali responsabilità, e rassicurando il Paese e la Marina, che deve e vuole essere esposta ai colpi del nemico, ma non a rischi immani, derivanti forse da negligenze o da acquiescenze, le quali, se vi sono state, debbono essere rigorosamente accertate, dichiarate e punite -.”. Nessuna commissione giungerà mai, nel rispetto del costume nazionale, a definire i contorni della tragica fine del gioiello della marineria da guerra italiana.

Qualche mese dopo anche la corazzata Leonardo Da Vinci esplose nel porto di Taranto e questo ulteriore dramma contribuì a sostenere, per molti anni, la tesi del complotto delle spie che mettevano a segno un vasto programma di sabotaggio. Maggiori informazioni, a quanto sembra, le avrebbe potute fornire l’ing. Ugo Cappelletti di Trieste, ma la storiografia ufficiale difficilmente riesce a districarsi nei meandri disegnati dai “se”, i “forse”, i “ma” dei servizi segreti. Per il sabotaggio della Benedetto Brin pare furono sborsati un milione di lire!!! A cento anni esatti, poco vale aggiungere alla lunga lista di misteri nazionali, chi abbia tramato o se si sia trattato di un caso accidentale o persino di negligenza. Quel che conta è che 456 uomini, “la meglio gioventù” è stata sacrificata al demone della guerra.

Oggi, nel ricordare coloro che col sangue hanno scritto i loro nomi sul libro della storia, incombe su noi brindisini una responsabilità che suona come grave ammonimento. Non è sufficiente non dimenticare. Non è abbastanza celebrare ricorrenze con convegni, studi e riflessioni. Occorre trasferire nel comportamento civico, quotidiano, la cultura che quella memoria ha prodotto. Non basta cullarsi in un sapere nozionistico. Dobbiamo riempire di consapevole responsabilità la nostra presenza di Brindisini a Brindisi. La città è nostra, nostro ogni angolo, ogni monumento, ogni palazzo, ogni piazza. Nostra la responsabilità di tenerla pulita, pronta, disponibile. Siamo noi i custodi di memorie fondamentali per la costruzione del futuro, quello dei nostri figli e nipoti, e loro ci impongono di cambiare molto il registro dei nostri comportamenti di oggi. Non possiamo restare a “babbare” dinanzi al lungo mare Regina Margherita e rimanere a bocca aperta dinanzi a tutto quello che accade tra le onde del nostro mare tranquillo.

La corazzata Benedetto Brin fece un botto da paura, ma né lei, né tanto meno tutto il resto che è accaduto sotto il cielo di Brindisi, nei succesivi 100 anni, ha cambiato il comportamento malacarne di chi a Brindisi vive. In poco più di un’ora, furono definiti i soccorsi alle vittime e subito cominciarono le operazioni di recupero. Due cannoni e le ancore sono ancora in bella mostra ai piedi del Monumento al Marinaio, mentre la campana di bordo è muta testimone all’interno della cripta in cui si onora La madre Celeste protettrice dei marinai. Sia di esempio per tutti, che lo stato di emergenza che scattò tra le acque tranquille del porto pochi secondi dopo le otto del mattino di quel lunedì 27 settembre 1915, non è lontano da quello a cui oggi stiamo facendo mancare l’immediato soccorso.