L’ONU pianifica di chiudere la Base dei Servizi Globale a Brindisi. O di ridimensionarla ancora

Brindisi ospita la Base Logistica delle Nazioni Unite a sostegno delle operazioni di pace e il Deposito del World Food Programme (WFP). La base logistica delle Nazioni Unite svolge un ruolo fondamentale nel tutelare la gestione efficiente delle operazioni peacekeeping e il rapido spiegamento di nuove missioni ONU. É diventata operativa nel 1994 in conformità all’accordo, modificato nel 2001, tra il Segretariato Generale ONU ed il Governo italiano ed ha assunto sempre maggior importanza anche grazie alla straordinaria collocazione geografica, la rete di infrastrutture di comunicazione (porto, aeroporto, ferrovia e strade di grande comunicazione) e i servizi disponibili sia a livello di telecomunicazione che generali.

È la prima base mondiale permanente aperta dalle Nazioni Unite. Compiti principali della base sono quelli di ricevere, immagazzinare, ispezionare e ridistribuire il materiale secondo le direttive ONU, mantenere una sorta di “kit di primo intervento” che può essere predisposto in brevissimo tempo ed è sufficiente ad iniziare una nuova missione in qualunque parte del mondo, gestire il centro satellitare di telecomunicazioni che connette tutte le operazioni di peacekeeping, molte agenzie e quartieri generali dell’ONU, fungere da centro di formazione per mantenere e sviluppare le capacità tecniche e manageriali della base.

Nel Rapporto del Segretario generale del gennaio 2010 (Global field support strategy) viene delineata la Strategia globale al sostegno logistico che, sulla base dell’esperienza acquisita, si propone di riorganizzare i servizi di sostegno alle missioni all’estero. Si tratta di un programma integrato che si prefigge di raggiungere quattro obiettivi centrali focalizzati sull’operatività, e due obiettivi legati alla presenza delle missioni sul territorio. Gli obiettivi centrali sono quelli di fornire con maggiore rapidità un appoggio più efficace alle attività di peacekeeping e a quelle di peacebuilding iniziale; fornire con maggiore rapidità un sostegno più efficace alle missioni di peacemaking, di assistenza elettorale, alle attività di mediazione e di prevenzione dei conflitti; rafforzare la buona amministrazione delle risorse e la trasparenza acquisendo allo stesso tempo maggiore efficienza e l’economia di scala e migliorare la sicurezza e le condizioni di vita del personale.

Particolare rilievo assume, nella prospettiva italiana, l’obiettivo della trasformazione della base logistica di Brindisi in un vero e proprio centro di servizi globale e regionale per le comunicazioni, il sostegno logistico ed i servizi amministrativi non strategici. Tutto questo veniva discusso il 22 Novembre 2011 con un incontro congiunto tra le Commissioni Difesa e Affari Esteri di Camera e Senato, Ministero degli Affari Esteri e il Capo Dipartimento per il sostegno logistico alle operazioni di pace delle Nazioni Unite (Documento n. 296 agli Atti del Senato).

Oggi si assiste ad un’inversione di marcia da parte delle Nazioni Unite che non mantengono gli accordi presi anche dopo la firma del nuovo trattato siglato ad Aprile 2015. Con l’attuale ristrutturazione in corso per l’erogazione dei servizi e della distribuzione logistica alle missioni di pace, il Sottosegretario Generale Atul Khare e il Direttore della divisione logistica Anne Marie Van den Berg hanno deciso inizialmente di depotenziare la base, dove la base logistica dovrebbe essere sotto il controllo della Van den Berg. Inoltre, in un documento proposto al Sottosegretario generale Atul Khare si parla di rivedere le posizioni e funzioni ridondanti tra la UNGSC e il Quantiere Generale di New York. Questo si tradurrebbe in una riduzione di personale presso la base logistica nella quantità di almeno 200 posti di lavoro.

Questa avrebbe un effetto negativo su un’area che ha già difficoltà di sviluppo e possibilità di alternativa. Il governo rimane all’oscuro di tutto e queste decisioni non vengono communicate né dal Sottosegretario Generale, né dalla Van den Berg alla Missione Permanente presso le Nazioni Unite. Non è ancora molto chiaro se il tutto avviene con il consenso dell’attuale Direttore della GSC Paul Buades oppure no.
Ad oggi la base GSC ha gia perso pezzi importanti che sono stati spostati in altri paesi come il Kuwait e l’Uganda. Con l’introduzione del sistema operativo UMOJA alcune importanti funzioni dell’Ufficio Finanziario e dell’Ufficio Risorse Umane sono state riassegnate al KSJO (Kuwait Special Joint Office). Inoltre, nell’ambito del progetto “Shared Services Model”, per il quale Brindisi sembrava essere in ottima posizione quale assegnataria del secondo centro (il primo è già operativo a Entebbe, in Uganda), sembra che nuovamente il Kuwait stia per essere selezionato come sede ottimale. Tale preferenza appare quanto mai discutibile dal momento che la tabella comparativa utilizzata indicherebbe invece Brindisi come la sede con maggiori garanzie di efficienza. In tutto questo la Van den Berg sembra intenzionata a limitare ulteriormente la Base di Brindisi adducendo una giustificazione legata ai costi.
Il Sottosegretario Generale Atul Krane sembra supportare gli interessi degli indiani penalizzando l’Italia specialmente con gli ultimi eventi legati ai marò. Il Governo dovrebbe guardare alle diverse opzioni possibili affinchè la base logistica acquisisca e diventi un centro di eccellenza mondiale. Una delle opzioni sarebbe quella di spostare tutta la Divisione logistica, attualemente a New York.

Questo permetterebbe alla Base Logistica di divenire il centro operativo per le missioni di pace. Un’altra opzione sarebbe quella di dare maggiore potere alle funzioni attualmente presenti nella base, che abbiano la possibilità di controllare e monitorare le attuali operazioni di pace a livello mondiale. Inoltre, l’Italia si dovrebbe fare promotore di nuove idee per la Base Logistica. Per esempio a Brindisi potrebbe essere creato un Ospedale di Livello 4 per supportare le Missioni di Pace per quei militari che hanno subito delle ferrite durante le operazioni nelle areee di Peacekeeping. Brindisi ha le infrastrutture che possono essere fornite, in collaborazione con la Marina Militare.

L’Italia è il settimo paese contributore in termini economici per le missioni di pace e il terzo contributore di truppe con la presenza di caschi blu nella missione UNIFIL. L’Italia dovrebbe è nella posizione di poter far valere i suoi diritti a livello Internazionale e non dovrebbe perdere tempo ma far sì che questa eccellenza non venga spostata nei paesi “amici” di Atul Khare e Van den Berg.