Milite Ignoto, i 58 soldati brindisini dispersi nella Grande guerra

di Gianfranco Perri per il7 Magazine

Il Milite Ignoto, un militare italiano morto nella prima guerra mondiale la cui identità resta sconosciuta essendone stato scelto il corpo in modo che non avesse particolari che lo rendessero riconoscibile, fu sepolto a Roma nell’Altare della Patria al monumento Vittoriano il 4 novembre del 1921, cent’anni fa. Quella tomba è un sacello simbolico che rappresenta il sepolcro di tutti i caduti italiani dispersi in guerra.
Si commemora in questi giorni, dunque, il centenario del Milite Ignoto e per l’occasione, lo scorso 19 d’ottobre le Poste Italiane hanno emesso un francobollo celebrativo. Il francobollo stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato su bozzetto realizzato da Maria Carmela Perrini, raffigura il Milite Ignoto e la statua della Dea Roma incastonati nel complesso monumentale del Vittoriano, l’Altare della Patria. L’emissione è stata corredata da un foglietto raffigurante il Vittoriano nella sua interezza e, delimitati da una banda tricolore, i due lavori artistici rappresentativi del Milite Ignoto vincitori del concorso che ha visto impegnati alcuni studenti delle scuole italiane.
Cento anni orsono, la scelta della salma a cui dare solenne sepoltura fu affidata a Maria Bergamas, madre di Antonio Bergamas, volontario irredentista, che aveva disertato dall’esercito austroungarico per unirsi a quello italiano, e che era morto in combattimento senza che il suo corpo fosse stato mai ritrovato.
La bara selezionata fu collocata sull’affusto di un cannone e deposta su un carro funebre ferroviario che la trasportò da Aquileia a Roma in un viaggio che durò dal 29 ottobre al 2 novembre, condotto su 120 tappe a velocità moderata in modo che la popolazione avesse modo di onorare il caduto. Giunta a Roma, il 4 novembre la bara fu portata a spalla da dodici militari medaglia d’oro al valor militare e, caricata su un affusto di cannone trainato da sei cavalli, venne trasferita fino all’Altare della Patria per la sepoltura solenne in presenza del re, in una cerimonia che vide la partecipazione di circa un milione di persone.
Ogni angolo d’Italia partecipò alle emotive cerimonie di quel 4 novembre di 100 anni fa:
«A Brindisi, la “Brigata amatori storia ed arte” di don Pasquale Camassa, il 3 novembre si riunì per ricordare i brindisini caduti sui campi di battaglia. Furono menzionati tutti e furono ricordate le notizie biografiche, i combattimenti cui presero parte, i luoghi di morte, di sepoltura, gli encomi e le medaglie ricevute. Don Pasquale riuscì a raccogliere duecento fotografie che furono esposte nel museo cittadino [che allora operava nel tempietto di San Giovanni al Sepolcro proprio sotto la direzione del fondatore, papa Pascalinu]. Alle 9.30 del 4 novembre, in piazza Baccarni, oggi piazza San Teodoro d’Amasea, si riunirono tutte le autorità civili, militari ed ecclesiastiche, le diverse rappresentanze delle associazioni presenti con le loro bandiere, le scuole, gli ufficiali dell’esercito e della marina. Era presente l’on. Pietro Chimienti, il comandante della Difesa marittima capitano di vascello cav. Ruta, l’arcivescovo Tommaso Valeri, il sindaco Giovanni Mazzari, il vicesindaco Giorgino, monsignor Monaco, il Corpo consolare, il giudice Guarini, il sottoprefetto Dentice. Inoltre, partecipavano gli orfani di guerra, la sezione dei mutilati, le madri dei caduti, la sezione combattenti, un plotone del 10º Reggimento fanteria appartenente alla Brigata Regina del 4º Reggimento artiglieria da fortezza e la Guardia di Finanza.Tra le trenta corone di fiori c’erano quella della nave Patrao Lopez della marina militare portoghese e quelle della nave Proteo e dei piroscafi Lyod Carinzia e Cracovia che rimandarono la partenza per partecipare alla cerimonia. Il corteo, tra due ali di popolo, percorse corso Garibaldi e corso Umberto I completamente imbandierati, mentre tuonavano le artiglierie e suonavano le campane. Al cimitero il vescovo Valeri celebrò la messa su di un altare da campo dove assistettero circa ventimila persone, pronunciando un discorso particolarmente commovente che pervase in tutti i presenti. Al termine tutte le associazioni deposero le corone di fiori avanti a un loculo costituito in memoria dei Caduti della nave Benedetto Brin, dove riposano i resti di tanti marinai ignoti.» [“Il giorno del Milite Ignoto” di Francesco De Cillis – Amazon, 2021]
Il Ministero della guerra nel 1938 pubblicò un Albo d’Oro in 28 volumi con i nomi dei circa 650.000 militari italiani caduti nella Grande guerra e il Comune di Brindisi nel 1925 redasse l’elenco di tutti i militari brindisini considerati essere morti in quella guerra, compresi i nomi dei deceduti per malattia e dei dispersi fino alla data dell’armistizio del 4 novembre 1918.
«Quell’elenco del Comune – contenente 376 nomi – non fu mai pubblicato perché marcato da diverse imprecisioni: furono inclusi militari nati in altri comuni della provincia di Lecce – cui allora apparteneva anche Brindisi – forse poiché risiedevano a Brindisi al momento della chiamata alle armi, e furono esclusi altri nati effettivamente a Brindisi, dovuto probabilmente alla mancanza in detto elenco del luogo e della data di nascita di ogni militare. Il confronto con quanto nell’Albo d’Oro è contenuto in riferimento alla provincia di Lecce – per la quale sono registrati in totale 12.331 militari morti – ha permesso di individuare con maggiore precisione i militari effettivamente brindisini morti in guerra, incontrandone 14 non presenti nell’elenco del Comune ed individuandone 174 corrispondenti a caduti non nati a Brindisi, ottenendo il risultato di 216 militari brindisini caduti in guerra.» [“La base navale di Brindisi durante la Grande guerra 1915-1918” di Giuseppe Teodoro Andriani, 1993]
Recentemente, l’Albo d’Oro è stato reso disponibile online https://www.cadutigrandeguerra.it/ riportando per ogni caduto i dati seguenti: nominativo e paternità, data e luogo di nascita, grado e reparto militare, data e luogo di morte, causa della morte, altri dati personali. Nella pagina web inoltre, è possibile effettuare la ricerca dei caduti anche sulla base del solo comune di nascita ed è così possibile ottenere che per Brindisi i militari caduti in guerra risultano essere in totale 217. Ebbene, di quei 217, ben 58 risultarono dispersi: 32 soldati e 26 marinai, questi ultimi tutti dispersi in mare in seguito all’affondamento della propria nave. Questi – perché non vengano dimenticati – i nomi dei 58 militari brindisini dispersi in guerra, i cui resti furono quindi idealmente tumulati cent’anni fa nella tomba del Milite Ignoto:
Soldati: Borioni Attilio – Briamo Nicola – Carrone Ferdinando – Colleombroso Giovanni – Conte Giovanni – De Salvatore Angelo – De Totaro Cosimo – Di Totero Lorenzo – Gabriele Luigi – Guadalupi Teodoro – Imperatrice Alfredo – Lavino Teodoro – Maiulo Donato – Manigrassi Michele – Martina Innocenzo – Oliva Cosimo – Pantaleo Teodoro – Parziale Giuseppe – Parziale Vincenzo – Pasulo Michele – Roma Alberto – Rullo Teodoro – Saponaro Dante – Schena Teodoro – Serio Giuseppe – Spagnolo Nicola – Toppa Roberto – Trama Teodoro – Trapanà Arturo – Trisolini Giuseppe – Zaccaro Giovanni – Zullo Oreste.
Marinai: Almiento Salvatore – Attanasi Giuseppe – Belsole Cosimo – Borioni Carlo – Caforio Francesco – Capozziello Carmelo – Capozziello Giovanni – Cavaliere Eupremio – Damiani Giovanni – Felline Liberato – Leggiero Paolo – Magliano Angelo – Martina Virginio – Miceli Vito – Nani Salvatore – Penta Pietro – Piazzola Filomeno – Puce Ippazio – Romano Pasquale – Scalera Ernesto – Taliento Cosimo – Tevere Lorenzo – Toma Cosimo – Ungaro Giacinto – Vespro Emilio – Villani Giuseppe.
Tra i 217 militari caduti brindisini, ben 12 furono decorati al valor militare: Con quattro medaglie d’argento il capitano Ettore Ciciriello. Con la medaglia d’argento, il sottotenente Salvatore Briamo, il caporal maggiore Nicodemo Faggiano, il maggiore Ettore Guadalupi, il sottotenente Pasquale Labruna, il sottotenente Domenico Lo Prete. Con la medaglia di bronzo, il soldato Orazio Allegretti, il marinaio Liberato Felline, il soldato Francesco Greco, il sergente pilota Francesco Guadalupi, il soldato Luciano Taurisano, il caporale Cosimo De Tommaso.
Ci furono inoltre, anche altri – 22 – militari brindisini combattenti nella Grande guerra che furono decorati con medaglie d’argento o bronzo al valor militare, pur senza – per fortuna – incontrare la morte in guerra. Merita infine di essere ricordato in questa occasione anche un altro eroico caduto decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, il tenente Ruggero De Simone del 54° Reggimento Fanteria, nato a San Pietro Vernotico il 1° gennaio 1896 e morto in combattimento a Monte Piana il 22 ottobre 1917.
Peraltro, è doveroso ricordare che anche a Brindisi, come in altre città d’Italia, durante la Grande guerra ci furono numerose vittime civili a diretta conseguenza di azioni belliche, essenzialmente a causa dei tanti bombardamenti aerei che si registrarono in ognuno degli anni dal 1915 al 1918. In tutto, la città e il porto subirono 11 bombardamenti aerei con l’impiego di 58 velivoli austriaci che causarono decine e decine di vittime, molte delle quali – senza che ve ne sia un registro ufficiale – civili, poiché in guerra non si tralasciava di bombardare dall’alto anche le abitazioni della popolazione.
Già nel 1915 furono registrati i primi morti civili brindisini causati dalle bombe aeree, tra loro il 18 giugno la diciottenne Anna Avallone, ricordata dai familiari con la nota tomba monumentale edificata nel cimitero comunale impiegando un grande modello d’aereo sovrastante la cappella tombale. I primi gravi bombardamenti aerei avvennero a Brindisi il 27 luglio e il 10 agosto 1916, mentre il più disastroso fu quello del 27 settembre 1917, che durò dalle 19.30 alle ore 23 circa, quando varie squadriglie di aeroplani austriaci in successione lanciarono decine di bombe producendo gravi danni e uccidendo anche vari civili.
Pur non costituendo certo l’obiettivo primordiale di questo articolo, giungendo alla sua conclusione è quasi inevitabile accennare brevemente alcune considerazioni generali relative al possibile significato di tutte quelle morti in guerra di giovani e giovanissimi brindisini. Quasi tutti cittadini comuni, certamente tutti bravi ed onesti cittadini che a quella guerra furono chiamati e condotti dallo Stato, in nome di ideali più o meno elevati e più o meno legittimi.
Alcuni di loro parteciparono alla guerra in virtù di quegli ideali che fecero propri in piena coscienza, coscienti cioè del loro significato e comunque consci dei gravi rischi intrinsechi al farlo; molti altri ‘forse’, vi concorsero solo perché sentirono fosse dovere proprio il farlo, dovere di cittadini e dovere di italiani. Certo è che tutti lo fecero con sacrifici enormi e molti, purtroppo, con il sacrificio della propria stessa vita.
Non ci sono invece – ne son certo – dei ‘forse’ al momento in cui noi, oggi a cent’anni di distanza, ci troviamo a ricordare e commemorare tutte quelle giovani vittime che tra i nostri concittadini furono provocate da quella terribile Grande guerra, terribile come terribile lo è sempre ogni guerra. Non ci dovrebbero essere, infatti, titubanze di nessun tipo nell’esprimere il nostro più profondo rispetto verso chi – avendoci preceduto di solo qualche generazione nella girandola della storia – ebbe, anche in nome nostro, la cattiva sorte e al contempo il grande coraggio di sacrificarsi fino all’estremo della propria morte.