Per la festa di San Francesco contempliamo la bellezza del creato

Si celebra domenica prossima, 4 ottobre, la festa del “poverello di Assisi”, il santo probabilmente più amato non solo nel mondo cristiano ma in tutto il pianeta, un vero rivoluzionario non solo per l’epoca in cui operò, agli inizi del XIII secolo, ma ancora oggi e che per il suo modo di interpretare la relazione con la natura e tutte le sue creature, nessuna esclusa, è stato universalmente riconosciuto come il santo patrono di tutti coloro che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia e di chi ha a cuore la tutela dell’ambiente.
Ed è per questo che Papa Francesco, che del poverello di Assisi ha preso il nome, ispirandosi al “Cantico delle creature” – testo poetico di incredibile attualità oltre che di assoluta valenza letteraria – che invita da trenta generazioni gli uomini alla contemplazione, alla custodia ed alla lode del creato, ebbe a scrivere e promulgare cinque anni addietro l’enciclica “Laudato si”, il cui titolo si ispira all’inizio di ogni verso del cantico.
Ed è per questo, anche, che il giorno di San Francesco è stato scelto come giornata finale del “Tempo del creato”, una celebrazione annuale di preghiera ed azioni a tutela del creato che vede milioni di cristiani in tutto il mondo impegnati in eventi e manifestazioni a difesa della natura.
Non a caso, all’udienza generale dello scorso 16 settembre, papa Francesco ha ricordato che “non possiamo pretendere di continuare a crescere a livello materiale, senza prenderci cura della casa comune che ci accoglie. I nostri fratelli più poveri e la nostra madre terra gemono per il danno e l’ingiustizia che abbiamo provocato, e reclamano un’altra rotta. Contemplare e prendersi cura: ecco due atteggiamenti che mostrano la via per correggere e riequilibrare il nostro rapporto di esseri umani con il creato. La contemplazione, che ci conduce a un atteggiamento di cura, non è un guardare la natura dall’esterno, come se noi non vi fossimo immersi. Si fa piuttosto a partire da dentro, riconoscendoci parte del creato”.
In queste poche parole è sintetizzato il grande pensiero del papa “ecologista”, per cui l’uomo non è padrone, ma custode del creato e, come tale, il suo compito non è quello di sfruttarlo, privilegiando solo ciò che fa comodo, ma prendersene cura nella sua interezza, tutelando ogni forma di vita, animale o vegetale, indipendentemente dal valore economico o dalle utilità che se ne possono trarre.
Tornando al nostro piccolo, anche la Diocesi di Brindisi ha organizzato, a metà settembre, una giornata dedicata alla custodia del Creato, scegliendo, fra le tante possibilità che il territorio offre, il Parco Archeologico e Naturale di Santa Maria di Agnano, ai piedi dei colli ostunesi, dove c’è la famosa grotta in cui furono rinvenuti i resti risalenti a trentamila anni fa di “Delia”, la giovane donna preistorica col bimbo ancora in grembo, divenuta simbolo della maternità. Il reperto è attualmente conservato nel Museo di civiltà preclassiche della Murgia meridionale nell’ex monastero carmelitano di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, nel centro storico della Città Bianca.
Nell’occasione, oltre a contemplare le bellezze paesaggistiche e gli interessanti scavi archeologici e partecipare ai momenti di preghiera ecumenica, i numerosi partecipanti hanno avuto modo, dopo il tramonto, di contemplare anche le stelle, guidati da un astrofilo.
Ma sono davvero tanti i posti, nel territorio brindisino, che si prestano alla contemplazione, nel senso più propriamente francescano, del creato ed il suggerimento che vorrei dare ai lettori è quello di sfruttare la prossima domenica per far visita ad uno di questi luoghi dove la natura ha davvero tanto da mostrarci ed anche da dirci se solo riusciamo a stare in silenzio ad ascoltarla.
Per coloro che preferiscono le salutari passeggiate nei boschi c’è solo l’imbarazzo della scelta: innanzi tutto una delle perle naturalistiche della Puglia, la Riserva Naturale Orientata Regionale del bosco di Tramazzone e Cerano, conosciuto più semplicemente come il Bosco di Cerano, che rappresenta l’ultimo lembo di una antica foresta, che si affaccia su una costa saccheggiata, come è quella su cui insiste la Centrale a carbone Federico II. La parte propriamente boschiva, attraversata da sentieri percorribili a piedi, è di circa un centinaio di ettari ed è attraversata da un fiumiciattolo, ora ridotto dal cemento a un semplice canalone, denominato “Li Siedi”, ed è ricco di querce, in massima parte Leccio e Roverella; il sottobosco è costituito dalla classica macchia mediterranea ed è ricco di Mirto, Lentisco, Asparago, Rosa canina, Ginestra e tanto altro ancora. In prossimità del corso d’acqua, dove il microclima è più umido, è possibile ammirare qualche esemplare di Olmo campestre ed anche di Carpino nero, una pianta molto rara nel territorio brindisino; le radure che intervallano il bosco sono ben coltivate a vigneto ed oliveto.
Facendo silenzio ed immergendosi nell’atmosfera “francescana”, si può sentire il respiro della natura, il cinguettio del Fringuello, dell’Usignolo, della Capinera e del Pettirosso, sulle radure si può scorgere l’alto volo della Poiana o, per rimanere in ambito religioso, il classico volo a “Spirito Santo” del Gheppio, così detto per la capacità di questo rapace di rimanere per lungo tempo immobile in aria, attraverso impercettibili battiti d’ali e con la coda aperta a ventaglio per sfruttare il vento, mantenendosi stabile, per poter meglio osservare dall’alto ciò che accade in terra.
Al tramonto il caratteristico verso del Gufo o del piccolo Assiolo, rendono ancora più suggestivo e magico questo ambiente naturale.
Altri boschi in cui è possibile sperimentare questo forte legame fra uomo e natura, sono quello dei Lucci (splendida Sughereta) e quello dei Preti (ben tenuto dall’A.R.I.F., l’Azienda Regionale Attività Irrigue e Forestali), entrambi situati fra Tuturano e Mesagne e facenti parte della Riserva Naturale Regionale Bosco di Santa Teresa, dei Lucci, Colemi e Preti.
Invece quello di Santa Teresa, che sarebbe il più vasto dei quattro, è continuamente preda di incendi dolosi che lo hanno ridotto ad un paesaggio quasi spettrale, ma si può assistere al miracolo continuo della natura che rigenera se stessa, dando vita a nuove piante. Per quanto riguarda Colemi, un tempo fiore all’occhiello della comunità di Tuturano, ci sarebbe da stendere un pietoso velo di silenzio, per lo stato di degrado e fatiscenza in cui è stato ridotto dall’incuria e dall’inciviltà dell’uomo.
Mi sarebbe piaciuto suggerire anche una visita al Bosco del Compare, luogo cult delle scampagnate di generazioni di brindisini ma, ahimè, essendo riaperta la stagione venatoria ed essendo in esso, a differenza che degli altri boschi citati, consentita la caccia, nel fine settimana, è frequentato da gente armata di tutto punto che lo rendono sconsigliato per chi vuol far pace con se stesso e con la natura.
Lasciando i boschi ed avvicinandoci al mare, una buona meta per passare la giornata finale del tempo della custodia del creato è quella di far visita al Parco Naturale Regionale delle Saline di Punta della Contessa, una vero paradiso in terra, situato a sud della Zona Industriale di Brindisi, fra Torre Cavallo e punta della Contessa, caratterizzata da vasti bacini di acqua, alimentata da alcuni canali che scorrono verso il mare ma che situati a pochi decine di metri dal mare, separati da un cordone di basse dune sabbiose, ricevono anche un certo apporto di acqua salata nel corso delle mareggiate, sono un’oasi protetta davvero molto importante dal punto di vista ornitologico, dal momento che ospita oltre cento specie di uccelli limicoli, acquatici ed anche predatori, come il Falco di palude, il Falco pescatore ed il raro Gufo di palude, tutti protetti dalla legge italiana e da convenzioni internazionali.
In questo periodo, essendo già giunti gli animali che intendono svernare dalle nostre parti, è possibile ammirare, oltre ai Fenicotteri rosa, ormai stanziali, una gran quantità di Aironi, sia cenerini che bianco maggiori e le immancabili Garzette. A seconda del periodo dell’anno, è possibile incontrare il Cavaliere d’Italia, il Tarabusino, la Sgarza ciuffetto e tante altre specie.
Due comode postazione di avvistamento, posizionate una a nord e l’altra a sud del bacino più grande, consentono di ammirare e contemplare gli animali senza recare loro disturbo e stress.
Nel caso in cui la giornata soleggiata lo permetta, è suggerita anche una bella passeggiata, lato mare, sulla spiaggia, senza però spingersi troppo a nord, dal momento che, prima di giungere alla bella baia di Torre Cavallo, si incoccerebbe nell’incubo di Micorosa, la più grande discarica a cielo aperto di rifiuti chimici pericolosi esistente in Europa, che sembra proprio il luogo a cui il Santo Padre si è ispirato quando, nella sua Enciclica, ha affermato: “la terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. In molti luoghi del pianeta, gli anziani ricordano con nostalgia i paesaggi d’altri tempi, che ora appaiono sommersi da spazzatura. Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia. Potremmo lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti e sporcizia. Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi”.
Fa parte integrante di questo parco anche Fiume grande che attraversa la Zona Industriale e sfocia nel porto, a ridosso della Centrale Brindisi Nord. Anche questa sarebbe una bella meta dal punto di vista naturalistico, non fosse altro che per l’avifauna presente, ma non si presta bene alla contemplazione ed alla ricerca della pace interiore, a causa della sua cornice inquietante costituita dalle ombre cupe delle grandi industrie che si specchiano nei suoi bacini acquei.
Si tratta della stessa zona interessata una paio di settimane addietro dalla grande moria di carpe, asfissiate dalla mancanza di ossigeno e che, se il Creatore non avesse reagito a suo modo, probabilmente sarebbe potuta sconfinare in una vera e propria tragedia dal punto di vista eco-ambientale. E’ accaduto che, mentre si discuteva fra Comune, ASL, ARPA, Versalis, ENI Rewind e compagnia cantando, su chi avrebbe dovuto provvedere a rimuovere le migliaia di carcasse di grossi pesci che il vento da nord aveva spinto in un angolo ai margini del canneto e che con la loro putrefazione avrebbero potuto sprigionare tossine tali da contaminare e rendere invivibile lo specchio acqueo, e si era stabilito, nel corso del tavolo tecnico, che la rimozione delle carpe morte l’avrebbe dovuta effettuare il Consorzio di Bonifica dell’Arneo, non si sa con quali tempi, ad un certo punto il buon Dio ha scatenato forti raffiche di vento da sud che hanno sparpagliato le carcasse dei pesci ed intensi scrosci di pioggia che, in un paio di giorni, hanno alzato il livello dell’invaso ed ossigenato per bene le acque; a dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che la natura si difende da sola ed è in grado di rigenerarsi, nonostante l’uomo. Davvero un bell’insegnamento!
Come ultimo suggerimento per chi ha a disposizione solo una parte della giornata o che comunque non vuole o non può allontanarsi dalla città c’è il Parco Urbano del Cillarese, con i suoi laghetti popolati da Anatre germanate, Gallinelle d’acqua , Folaghe e Testuggini acquatiche, risalendo magari, fino a che è possibile, il canale – già fiume Cillareys prima della cementificazione dei suoi argini e della costruzione della Diga che lo divide dal grande invaso – dove la parte più lontana dallo sbocco a mare è quella più naturale per la presenza di vegetazione palustre ed è popolata da uccelli delle stesse specie di quelle che elemosinano pane e granaglie ai visitatori del parco ma di indole più selvatica. Alla foce del canale, nel Seno di Ponente del porto di Brindisi, in questo periodo e fino all’inizio dell’inverno, è possibile ammirare splendidi Cormorani, grandi uccelli dalle penne bronzee e corvine, che hanno la particolare abitudine di stare per lunghi periodi immobili e con le ali aperte, per asciugarle al sole ed al vento in quanto, a differenza degli altri uccelli acquatici, le loro piume non sono impermeabili.
I frequentatori abituali del parco cittadino hanno imparato a conoscere anche le Garzette e gli Aironi cenerini che sguazzano nel canale alla ricerca di cibo, ma la curiosità e la gioia di adulti e piccini è catalizzata da Guendalina, come ho battezzato una splendida oca indiana fuggita anni fa da un allevamento privato, che è diventata la vera star del Cillarese, eletta a regina e protettrice delle anatre dal momento che, come posso testimoniare, la sua missione, da fine primavera ad inizio estate, è quella di scacciare i gabbiani che insidiano i piccoli anatroccoli.
Che sia bosco, riserva naturale o parco urbano, l’importante è approfittare della circostanza che il giorno di San Francesco quest’anno cade di domenica, per far visita ad uno di questi luoghi dove è ancora possibile astrarsi da tutto il resto ed immergersi nella natura per contemplarla dall’interno e non, come siamo abituati a fare, dall’esterno o, peggio ancora, volendoci porre al di sopra di essa.
Concludiamo così come abbiamo iniziato, con le parole di papa Francesco che ha voluto superare con forza la tradizionale visione antropocentrica che sembrava essere stata fatta propria dalla Chiesa: “oggi dobbiamo rifiutare con forza che dal fatto di essere creati a immagine di Dio e dal mandato di soggiogare la terra si possa dedurre un dominio assoluto sulle altre creature: il cuore è uno solo e la stessa miseria che porta a maltrattare un animale non tarda a manifestarsi nella relazione con le altre persone”, per cui, come evidenziato anche dai vescovi, l’approccio cristiano mette Dio creatore al primo posto, l’uomo come prima creatura e il creato come dono di Dio all’uomo affinché nel creato l’uomo si sviluppi e faccia sviluppare il creato stesso in tutte le sue componenti: l’uomo come custode del creato e non più come padrone e despota della terra.