Quale futuro per Brindisi e il suo porto? Riprendiamo un dibattito iniziato vent’anni fa

Esattamente 20 anni fa, nel maggio dell’alba del terzo millennio, vide la luce il mio libro: “Storia e Progetto della Riqualificazione Urbana – Strategie future per Brindisi”.

Il mio intendimento era quello di creare un dibattito franco, trasparente e partecipato tra i cittadini, i tecnici ed il mondo politico-istituzionale, in riferimento alle scelte future per la città, il suo porto, il suo aeroporto, la sua zona industriale, le sue determinanti ambientali che nel tempo avevano rappresentato la continuità del rapporto della popolazione con i luoghi abitati. Iniziava infatti il ciclo di programmazione europea 2000/2006 e le varie amministrazioni, comunale, provinciale,  dell’area industriale, del porto e dell’aeroporto, a partire dagli ingenti finanziamenti che l’Unione Europea avrebbe messo a disposizione, avevano la possibilità di trasformare il ruolo ed il destino della città orientandola verso una nuova rinascenza dell’intero territorio a partire dal porto, dall’aeroporto e dalle loro connessioni strategiche con le reti europee.

Stante l’attualità delle questioni che vengono affrontate, può essere utile riproporre alcuni spunti contenuti in questa opera, la cui gradita prefazione fu opera del prof. Dino Borri, attuale  assessore all’urbanistica del Comune di Brindisi, oggi impegnato a delineare, con una pianificazione partecipata, il Piano urbanistico generale per la città di Brindisi dei prossimi anni

Queste le parole, di allora, del prof. Borri: “Adottando una formula inconsueta e composita, il lavoro fa propri alcuni significativi vecchi e nuovi assunti della tradizione progettuale ‘morfo-tipologica’ nella dialettica tra città antica e città moderna: 1) La forma della città è fondamentale come memoria sociale e fattore di coerenza della riqualificazione; 2) Forme e ‘ruoli’ della città sono insieme essenziali per una riqualificazione effettiva. Si tratta di un passaggio necessario, dice Caiulo, da un approccio idealistico ad un approccio realistico della riqualificazione, dove sono strategie e progetti di elaborazione radicata nella comunità e nella sua storia, riscoperte di tradizioni locali, a fronteggiare il costituirsi della città in frammenti. Un lavoro, quello sviluppato nelle pagine seguenti, che muove da una tradizione di approcci comprensivi e di expertises tecnico-storicistiche applicate a casi di studio e a tentativi di generalizzazioni di tipo empirico-induttivo, per approdare a un disegno di riflessione e ‘apprendimento organizzativo’, in un’esperienza–pilota in corso nella città di Brindisi, per la riqualificazione del nucleo antico e del suo rapporto con il mare”.

Difatti, le mie riflessioni partivano dal centro antico di Brindisi che, nel secondo dopoguerra, è stato fortemente manomesso da una serie di interventi che ne hanno stravolto la natura: se da un lato la struttura urbanistica è stata in gran parte conservata, dall’altro sono stati inseriti edifici incongrui per dimensione, tipo e assetto. Tutto ciò in maniera non dissimile da molti altri centri antichi meridionali che, pur non subendo grosse trasformazioni dell’impianto urbanistico, sono stati sottoposti ad una diffusa sostituzione edilizia con un radicale mutamento dei pesi e degli assetti edilizi al di fuori di qualsiasi piano o progetto urbano.

Il centro storico diventa un luogo di contraddizione dove manufatti, ruoli e funzioni appartenenti ad epoche diverse, si incontrano in modo casuale e conflittuale: è questo il tema che il nostro centro antico pone con forza: la città non era radicalmente trasformabile in quanto non lo era il sito su cui è sorta e che aveva una struttura paesistica molto delicata e neanche l’impianto cresciuto sul sito.

Di fronte al tema del centro antico di Brindisi come luogo della discontinuità, della disomogeneità, della continua rottura, la posizione che mi sono permesso di suggerire è che più che la formazione di una teoria da cui far discendere una serie di progetti, i temi che propone la nostra città con il suo water-front, richiedono una attenta osservazione.

L’occasione per approfondire questi studi è stato il finanziamento, da parte della Comunità Europea, del Progetto Pilota Urbano “Protagonist”, l’occasione giusta per sperimentare sul campo tale approccio progettuale affinchè ogni intervento possa entrare in sintonia con i ritmi lunghi della città e della sua vita morfologica e funzionale, aderendo alla sua storia urbana, sopraffarla.

Le prospettive aperte dall’attuazione dei programmi comunitari a Brindisi, in vista di possibili ulteriori finanziamenti statali e comunitari, orientò l’Amministrazione Comunale dell’epoca  e gli altri  Enti, anche militari, preposti,  all’attivazione di un’attenta progettualità strategica, condivisa e partecipata.

Ma perché ciò abbia un senso è quanto mai necessario concordare e condividere una strategia generale, un’idea di città e di ambiente che superi le contraddizioni tra piani e progetti, cercando di superare gli sbarramenti burocratici che dividono i vari settori di competenza. Occorre, pertanto, ricomporre i diversi contenuti all’interno di una struttura il più possibile unitaria  ed in grado di restituire la complessità delle interrelazioni tra i diversi enti o diversi settori dello stesso ente, in vista degli obiettivi comuni da raggiungere.

Più in generale, occorrono dei progetti urbani intesi come idea condivisa che organizza il futuro della città, attraverso un vero e proprio “Patto di Pianificazione Urbana”, senza perdere di vista la effettiva utilità delle opere ed evitando di presentarsi impreparati o in conflitto, nelle future occasioni di finanziamento.

Se, da un lato è interessante ripercorrere alcune interpretazioni della città, del territorio e del porto, dall’altro va tenuto conto che il momento è propizio per una rivisitazione comune tra cittadini e istituzioni sul ruolo e sul futuro della città e delle sue infrastrutture strategiche: porto e aeroporto su tutte, senza trascurare la viabilità ed il recupero ambientale di diverse parti del territorio brindisino.

Siamo alla vigilia del nuovo ciclo di programmazione europea 2021-2027 e in chiusura della vecchia programmazione 2014-2020, con ancora fondi da assegnare e poter spendere.

Inoltre, il Piano Urbanistico Generale della città è in fase di redazione e, tra breve, lo sarà anche il  Piano Regolatore Portuale: entrambi dovranno delineare le linee di sviluppo della città per gli anni a venire. Un’occasione da non perdere è rappresentata dal  Bando del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che stanzia 480 milioni di euro per lo sviluppo di progetti di recupero del waterfront, per l’accessibilità turistica, i Green Ports e la digitalizzazione della logistica nelle regioni del Mezzogiorno. Sostenibilità ambientale e logistica integrata sono le macrofinalità che si intende perseguire con queste quattro manifestazioni di interesse, ed il termine per inviare le proposte progettuali scade il 20 maggio 2020, al netto delle proroghe per il coronavirus. Sarebbe un vero peccato non riuscire ad approfittarne, presentando una progettualità con un occhio già ai cinque obiettivi della programmazione 2021-2027 che sono: “per un’Europa più intelligente, più verde, più connessa, più sociale e più vicina ai cittadini”.

Donato Caiulo, ingegnere