Raffaella Guadalupi, a sei mesi dalla sua scomparsa

Il 12 marzo 2020, quando da quattro giorni la nazione intera era barricata in casa per il primo lockdown decretato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, venne a mancare, dopo lunga e penosa malattia, Raffaella Guadalupi. Proprio in ragione delle ferree misure prese dal Governo per il contenimento della pandemia, non fu possibile nemmeno celebrare il suo funerale in chiesa, né provvedere alla tumulazione al cospetto dei suoi cari e dei suoi tanti amici ed è per questo che per sabato 12 settembre, a sei mesi esatti dalla sua dipartita, i familiari e le persone che a lei sono state più vicine nel corso della sua vita, la ricorderanno nel corso di un incontro, alle 18,30, nella Basilica Cattedrale, al termine del quale sarà celebrata la Santa Messa in suffragio della sua anima. Durante l’incontro verrà distribuito un “quaderno” che raccoglie alcune testimonianze della sua straordinaria vita.
Avendo vissuto la mia infanzia e la mia giovinezza a cavallo fra gli anni sessanta e settanta, frequentando l’oratorio della parrocchia di San Benedetto, ai tempi di don Antonio Fella ed avendo continuato, anche dopo, a frequentare gli ambienti parrocchiali ed il Movimento Studenti di Azione Cattolica e, poi, anche da adulto, più in generale, il mondo cattolico locale, posso ben dire di vantare una cinquantennale conoscenza di quella che per i suoi studenti era la professoressa Guadalupi, per i bambini del catechismo, più semplicemente, la signorina Raffaella, man mano che crescevo e per chi era più grande e più in confidenza, semplicemente Raffaella, anche perché, al di fuori dell’ambiente scolastico, difficilmente amava presentarsi come professoressa, lei che per tanti anni è stata stimata ed irreprensibile docente di lingue, con una passione al di là ed al di sopra della semplice professionalità, per la lingua e la letteratura francese, che non ha mai abbandonato, se è vero, come è vero, che appena due anni addietro, tradusse dal francese all’italiano il testo del teologo gesuita, padre Joseph Moingt, anche lui recentemente scomparso, dal titolo “Rifondare la Chiesa, appello rivolto a tutti i battezzati (uomini e donne) di Francia”
E sul ruolo delle donne non solo nella chiesa, ma nella società ed in tutti i campi, nella famiglia come nel lavoro, nella politica come nei tribunali, nelle arti come nella ricerca, da sempre Raffella si interrogava, anche quando, quarant’anni fa, l’uguaglianza fra i due sessi non era cosa ancora data per scontata.
Nata nel 1941 a Torre Santa Susanna da famiglia brindisina doc, momentaneamente sfollata in provincia durante la guerra, già a metà degli anni sessanta cominciò a coltivare, contemporaneamente, il ruolo di insegnante ed il suo impegno nella chiesa, dapprima parrocchiale come catechista, poi a livello diocesano nell’Azione Cattolica, anche come responsabile dell’Ufficio Scuola e Segretaria del Consiglio Pastorale per la diocesi di Brindisi-Ostuni. Era il periodo in cui si parlava di evangelizzazione e promozione umana, senza che si staccassero o annacquassero questi due concetti, come invece avviene oggigiorno.
Nel suo servizio di volontariato in favore dei più deboli ed emarginati, non ha mai né aspirato né voluto cariche, sicchè negli anni novanta, quando fu istituita la prima mensa Caritas, Raffaella Guadalupi effettuava, umilmente, il suo servizio nelle cucine.
Personalmente ricordo e posso testimoniare il suo impegno per la missione cattolica di Fier, in Albania, dove aiutava e sosteneva in modo concreto Suor Grazia Rotunno nella sua opera in favore delle ragazze albanesi delle classi più deboli, per evitare che prendessero brutte strade nobilitandole con il lavoro: Raffaella era il braccio destro di Suor Grazia nella missione, prendendo il materiale creato dalle ragazze nel laboratorio (denominato “Atelier Shen Martin”) e organizzando i mercatini dove i manufatti venivano venduti e curando la raccolta dei soldi delle adozioni a distanza per aiutare queste giovani donne e le loro famiglie. Per quanto mi riguarda, ricordo l’entusiasmo con cui mi accolse nella sua casa di Brindisi per mostrarmi il campionario delle bomboniere, dei cartoncini e dei ricordini, lavorati a mano, fra cui scelsi quelle per la prima comunione della mia primogenita. Raffaella non si limitò a mostrare ed esaltare questi oggettini artigianali, davvero carini, ma parlava a cuore aperto, con sincerità e senza enfasi, dei risultati che la Missione di Fier stava raggiungendo e quante ragazze, grazie a questa opera, venivano protette dai rischi della strada.
C’è stata poi una fase, nella seconda parte della vita di Raffaella, in cui ha ritenuto non solo opportuno, m anche necessario, impegnarsi direttamente sia in politica, con la sua adesione al gruppo “Presenza Democratica”, bollato all’epoca – direi, col senno di poi, in maniera sbrigativa e qualunquistica – come “cattocomunista”, ma erano gli anni in cui, almeno in Italia, il mondo sembrava diviso a metà fra democristiani e comunisti, per cui chi si professava cristiano e manifestava idee di sinistra era guardato con un certo sospetto da entrambe le parti in gioco.
Tramontate le grandi ideologie, l’impegno sociale di Raffaella Guadalupi, pur nella riservatezza che l’ha sempre caratterizzata, non venne meno e fu sincera e coinvolgente la sua adesione al Forum Ambiente e Salute di Brindisi che, nel 2004, concorse a portare a manifestare in piazza, contro i megainsediamenti energetici, ben cinquemila persone e fu allora che fu coniato lo slogan, ancora in voga, “un’altra Brindisi è possibile”, pensando ad un nuovo modello di sviluppo che ponga al suo centro anche la questione ambientale, in un dialogo costruttivo con tutte le organizzazioni dei lavoratori e con le varie espressioni religiose, culturali e sociali del territorio.
Nella stessa ottica va vista anche la sua collaborazione con il “Manifesto 4 ottobre” di Brindisi, costituito nel 2014 da uomini e donne, cristiani e laici,, senza i formalismi di un’associazione od un movimento, che, nelle loro scelte di vita, cercano di fare riferimento al Vangelo ed alla Costituzione italiana. Ancora una volta e di pari passo, fede ed impegno civile, cioè quello che è sempre stato anche il marchio di fabbrica di Raffaella Guadalupi.