Romeo e Giulietta: sopravvissuti a un’esca avvelenata

La storia che vogliamo raccontare è quella di Romeo e Giulietta – così sono state simpaticamente “battezzate” da chi se ne è preso cura -, una splendida coppia di Poiane, le regine del nostro cielo, avvelenate da mani vigliacche che hanno sparso esche avvelenate in una qualche zona, non facilmente determinabile, nelle campagne di Oria e che fortunatamente – a differenza della omonima coppia, residente a Verona, di Shakespaeriana memoria – sono scampate ad una morte atroce e sono già tornate a volare libere nel cielo azzurro di Brindisi grazie alle amorevoli cure ricevute presso il Centro Fauna Selvatica della Provincia di Brindisi.
Il problema degli avvelenamenti non riguarda solo gli animali domestici che, nelle nostre città, può capitare che rimangano vittime di bocconi avvelenati disseminati da chi per odio, vendetta, esibizionismo o pura e semplice cattiveria gode nel vedere soffrire queste povere bestie o intende colpire, in modo vile, i loro padroni, ma anche gli ospiti alati dei parchi pubblici e, probabilmente ancor di più, la fauna selvatica che vive libera lontana dai centri abitati.
Mentre per quanto riguarda i cani ed i gatti domestici avvelenati o intossicati è facile fare la conta delle vittime, in quanto le loro sofferenze e/o la loro morte non sfugge agli umani che vivono a loro stretto contatto, ben più difficile è calcolare quante migliaia o decine di migliaia di animali selvatici muoiano ogni anno, avvelenati dall’uomo, dal momento che solo una minima parte di essi viene visto o può essere soccorso, mentre la stragrande maggioranza di essi muore, fra atroci spasmi, nascosti tra la vegetazione di un bosco, di un acquitrino o, più semplicemente, in aperta campagna, senza che nessuno se ne avveda.
A volte può capitare che, per semplice ignoranza, chi, magari, ha intenzione di liberarsi, con esche avvelenate, di ratti o piccioni e altri animali ritenuti nocivi, dissemini di esche i dintorni della sua dimora di campagna o del suo magazzino della sua casa al mare ed in tal modo finisce per avvelenare anche animali selvatici, come Volpi, Tassi, Donnole, Faine, Aquile, Falchi, Gufi, Civette, Barbagianni, Aironi, Cormorani e altre specie ancora, di cui molte protette da convenzioni internazionali.
Non di rado l’avvelenamento è diretto, come accade nel caso in cui l’animale selvatico si ciba direttamente dell’esca avvelenata, altre volte è indiretto, ma egualmente letale, quando capita che il ratto o altro animale avvelenato venga predato da un rapace o altro animale carnivoro ed assimili in tal modo, nell’organismo, le sostanze letali.
Va detto che l’uso delle esche avvelenate, che fino a mezzo secolo fa era addirittura una pratica di caccia consentita e che mirava all’uccisione di animali da pelliccia o, semplicemente, alla eliminazione, ahimè non selettiva, dei predatori delle specie cacciabili, è assolutamente vietata ed è punita con pene che, in alcuni casi, possono arrivare fino a dieci anni di reclusione proprio per la situazione di pericolo che viene a creare e ciò indipendentemente ed in aggiunta al reato previsto dall’art. 544 bis del codice penale (maltrattamento animale) per cui chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni.
Così recita l’ordinanza ministeriale, attualmente in vigore, sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 17 gennaio 2009, in materia di caccia: “La presenza nell’ambiente di bocconi ed esche contenenti veleni o sostanze nocive costituisce un grave rischio per la salute dell’uomo, degli animali e per l’ambiente per cui è assolutamente vietato a chiunque utilizzare in modo improprio, preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche o nocive, compresi vetri, plastiche e metalli, nonchè la detenzione, l’utilizzo e l’abbandono di qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni al soggetto che lo ingerisce”.
Proprio perché si tratta di tutelare la salute pubblica e quella dell’ambiente viene posto, a carico del proprietario dell’ animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati, il preciso obbligo di segnalare l’episodio alle autorità competenti.
Il fatto è che queste esche rappresentano un vero e proprio pericolo anche per chi intenda fare una passeggiata all’aria aperta con la famiglia ed il proprio cane, anche perché i bocconi avvelenati assumono spesso la forma di polpette, biscotti o resti di animali infarciti di veleno. Le esche contengono cocktail micidiali a base di pesticidi e veleni di ogni tipo: erbicidi, metaldedide, fosfuro di zinco, anticoagulanti usati di solito come veleno per topi, fino alla potentissima stricnina.
Ma torniamo alla nostra storia a lieto fine che ha come protagonisti Romeo e Giulietta e facciamocela raccontare da Paola Pino d’Astore, la nostra amica biologa, esperta di fauna selvatica, che ha vissuto in prima persona tutte le fasi del salvataggio di questi due splendidi rapaci.
Come si è riusciti ad intervenire in tempo per salvare le due Poiane da morte certa?
“La mattina di domenica 1° marzo 2020, in qualità di responsabile del Centro Fauna Selvatica della Provincia di Brindisi – Santa Teresa S.p.A., sono stata chiamata dalla Polizia Locale di Oria per il ritrovamento di due rapaci in difficoltà.
Attraverso l’agente in servizio, ho potuto parlare direttamente con le persone che hanno segnalato il caso, accordandoci per l’immediato mio arrivo sul posto, al fine di effettuare insieme il recupero. Ho così incontrato un gruppo di cicloturisti di Torre Santa Susanna che durante la loro escursione in bici, hanno notato a terra qualcosa di vivo. Grazie a loro – Salvatore Volpe e suoi 9 amici ciclisti – sono giunta in un’area campestre prossima al centro urbano di Oria ed a lato della strada provinciale che porta a Cellino San Marco.
A terra, su un campo arato, con attorno oliveto e mandorleto, sono state individuate due Poiane a pochi metri di distanza l’una dall’altra. L’imbrattamento delle zampe e la vicinanza, ad uno dei due rapaci, di un’esca avvelenata, non lasciava ombra di dubbio. Bisognava intervenire al più presto per neutralizzare l’assunzione del veleno per ingestione e contatto. E così, allertato il veterinario di Brindisi che collabora con il Centro Fauna Selvatica, le due Poiane sono state velocemente ricoverate in ambulatorio per la somministrazione della specifica terapia. Controllate e farmacologicamente assistite anche durante la notte, al mattino del giorno successivo hanno mostrato segni evidenti di ripresa, con grande nostro sollievo”.
Che tipo di veleno hanno usato questi fuorilegge?
“Tutte le esche avvelenate sono illecite e questa qui è stata preparata, come un involtino, usando un pezzo di pelle suina (cotenna) spalmata internamente con un prodotto, probabilmente lumachicida, di colore azzurro-verdastro, il cui componente principale è la metaldeide (composto chimico velenoso, usato come fitofarmaco contro le lumache e le chiocciole, la cui azione principale è a danno del sistema nervoso delle specie animali). Nelle immediate vicinanze del punto di ritrovamento delle due Poiane non abbiamo notato masserie e considerando le capacità di volo dei rapaci, la presa accidentale dell’esca può essere avvenuta ovunque, in un luogo dove l’autore del gesto, voleva presumibilmente avvelenare cani, volpi o altri mammiferi selvatici”.
Come è andata la loro riabilitazione?
“Entrambe le Poiane hanno trascorso alcuni giorni di degenza, nella stessa voliera, una tra quelle attrezzate nella sede di Ostuni del Centro Fauna Selvatica di Brindisi, fino a quando non è arrivato il momento del loro rilascio in natura”.
E’ una pura combinazione che questi due animali siano stati trovati insieme ed è stata una scelta voluta quella di non separarli nemmeno durante la degenza?
“No, non è stata una semplice combinazione. Il motivo è che sono maschio e femmina, una coppia di esemplari adulti ed il loro valore biologico è altissimo, in quanto individui pronti e prossimi alla riproduzione. Alla presenza del gruppo di cicloturisti di Torre Santa Susanna e dello staff del Centro Fauna Selvatica, nel pomeriggio del 05 marzo 2020, le Poiane sono ritornate libere nella Riserva Naturale Regionale “Bosco di Cerano” (Brindisi e San Pietro Vernotico), con grande gioia per tutti noi. Anche libere, dopo il rilascio, sono rimaste insieme, ed il nostro pensiero ed augurio è che possano nascere i loro pulli, che diventeranno giovani Poiane, il cui volo popolerà il cielo del territorio provinciale brindisino.
Il Centro Fauna Selvatica ringrazia tutte le persone sensibili, come il gruppo di cicloturisti di Torre Santa Susanna, che con le loro segnalazioni permettono il recupero di animali selvatici in difficoltà”.